La resurrezione di Bellamy

Bellamy

Bellamy, la iena risorta

Per raccontarvi di Bellamy partirò parlandovi di Bartolomeo, un personaggio che reputo chiave nella comprensione della nostra “Iena”.

Il motivo è abbastanza semplice: sotto molti aspetti questi due tipi si somigliano parecchio. Vediamo perché:

  • Entrambi, ad un certo punto della loro vita, sentono di avere un nuovo idolo (Luffy/Doflamingo).
    • Bellamy inizialmente era solo uno scapestrato di Notice, una cittadina sperduta e tranquilla del North Blue, con la repulsione per coloro che credevano nei sogni e la passione per i tesori. Venuto a conoscenza delle gesta dei “Pirati di Donquixote” si suppone abbia cominciato ad interessarsi a questa ciurma.
    • Bartolomeo invece era un boss malavitoso in circa centocinquanta città, quando, dopo aver assistito agli avvenimenti di Loguetown, viene folgorato sulla via di Damasco e comincia ad interessarsi alla ciurma di Cappello di Paglia.
  • Non passa molto che, grazie alle imprese del loro idolo, entrambi si convincono a diventare dei pirati.
    • Non è chiaro quando Bellamy decida di prendere il mare, ma siamo certi del fatto che ad un certo punto della sua vita cominciò a radunare seguaci, galvanizzato dalle gesta di Doflamingo.
    • Allo stesso modo Bartolomeo, dopo gli accadimenti di Marineford, decide di mettere insieme una ciurma e partire alla volta del Nuovo Mondo, nella speranza di seguire le orme di Luffy.
  • Quando finalmente incontrano colui che hanno sempre ammirato, gli chiedono di potersi mettere al suo seguito, adottandone il simbolo.
    • “Noi non siamo dei pirati sognatori come quelli là fuori” disse Bellamy a corredo della propria presentazione a Doflamingo. Quest’ultimo, anche se apparentemente riluttante, gli concesse di usare il proprio simbolo, a patto di non venire mai sconfitti, o avrebbe dovuto renderglielo.
    • Per quanto riguarda Bartolomeo, non sappiamo ancora cosa deciderà di fare Luffy, ma di certo il fatto di proporsi come suo “subordinato”, adottandone il jolly roger (inteso come simbolo che si aggiunge alla bandiera pirata preesistente) ci mette nelle condizioni di poter sostenere il paragone senza troppe pretese.

Naturalmente con ciò non si vuole dimostrare che “Bellamy = Bartolomeo”, ma limitarsi a prendere atto che questi due personaggi hanno similitudini interessanti, che a volte vanno ben oltre la storia della loro vita.

  • Basti pensare al loro carattere.
    • Bellamy ci viene mostrato per la prima volta a Mock Town, definita come “la città dello scherno”; difatti lo vediamo imbruttire con forza i pirati sognatori e tutti coloro che credono “alla città di smeraldo, all’isola nel cielo e al One Piece”.
    • Bartolomeo invece viene chiamato “il cannibale”, ma da intendersi: si tratta infatti di un adattamento che in lingua madre ha un significato ben diverso da quello che potremmo intuire. Come mi spiegava Il Re, questo soprannome sta ad indicare una persona che schernisce talmente tanto gli altri da passare come “colui che se li mangia”. Lo vediamo benissimo al suo esordio al Colosseo.

Ecco allora che, a mio parere, sussistono le basi per proporvi la seguente tesi: il personaggio di Bartolomeo, che molti identificano come “uno degli errori più grandi di Oda”, in quanto attraverso di lui il manga è diventato quasi autoreferenziale e autocelebrativo, potrebbe essere stato introdotto anche per aiutare il lettore a comprendere meglio un altro personaggio, che è proprio Bellamy.

In che modo?

Dandoci la dimensione dell’ammirazione che questo ragazzo aveva per Doflamingo, attraverso la stima spropositata che abbiamo potuto cogliere in Bartolomeo, nei riguardi di Luffy.

In altre parole, “il cannibale” potrebbe essere l’anello mancante nella narrazione di un personaggio psicologicamente complesso come Bellamy. Se ricordate, infatti, siamo passati a gradino da una iena irridente dei tempi di Jaya, ad una che non avrebbe più deriso i sogni altrui. Nel capitolo 769, ci viene addirittura mostrato talmente risoluto da sembrare stupido. Luffy in quel momento incarnava buona parte del pubblico quando gli chiese: “ma che motivo c’è di morire per un uomo che ti ha tradito?”. Tutti abbiamo convenuto insieme a lui che Bellamy era cambiato. Aveva indubbiamente subìto un processo di maturazione, ma di fondo restava comunque enigmatico il movente di tale decisione. In quel frangente, aiutati anche dal piccolo flashback, Oda ci ha invitato indirettamente a rimettere insieme i pezzi della vita di questo personaggio.

Alla sua prima apparizione a Dress Rosa ci rivela di aver ammirato Doflamingo fin da bambino e di avere i suoi buoni motivi per voler vincere quel giorno al Colosseo, ma non certo per ottenere il Mera Mera.
Subìta la sconfitta, lo rivediamo in lacrime, contuso nel fisico e nell’orgoglio, dinanzi ad un Dellinger deciso a toglierlo di mezzo “per volere di Doflamingo”. Eppure, chi c’era con lui, in quel momento, a salvargli la vita? Proprio Bartolomeo.
Infine lo vediamo al cospetto del suo idolo, a chiarire una volta per tutte i termini del suo ennesimo fallimento. Dopodiché, nonostante la delusione, il tradimento e lo scherno subito, sceglie di rimanere fedele alla propria traccia, sceglie di rimanere coerente con se stesso, perché: “anche gli stupidi hanno i loro princìpi!”

Se non si sta attenti nell’analisi di questo personaggio, si potrebbe compiere il madornale errore di considerarlo solo un coglione, proprio perché difficilmente ci si arriva a spiegare la consecutio logica di tali accadimenti. Tuttavia, se si afferra la dimensione del problema, che di fondo risiede proprio nell’ammirazione incondizionata e nella devozione più assoluta nei riguardi di Doflamingo, il quadro comincia a chiarirsi, rendendo palese anche il ruolo di Bartolomeo.

Ma vediamo un attimo di andare più nel dettaglio

La condizione principe per rimanere al seguito di Doflamingo era, lo ribadisco: “non venire mai sconfitti”. Eppure a Mock Town sappiamo tutti com’è andata.

Successivamente apprendiamo della sua scelta di arrivare sull’isola nel cielo, che già di per sé costituisce un cambiamento epocale nella psicologia del personaggio, perché, alla stregua di una riconversione spirituale, sancisce il distacco dall’ideologia -quasi aprioristica- secondo cui “i sogni degli uomini non si avverano mai”.

Il viaggio verso Skypiea, l’ascesa verso il cielo, rappresenta dunque una vera e propria ascesa di carattere spirituale, che in fin dei conti è anche ben contestualizzata. “Il mio mondo è completamente cambiato”, disse a Luffy parlando di quell’esperienza, e di certo non solo perché in quell’occasione perse la sua ciurma. Tale viaggio, oltre a fare da terreno di coltura per una riqualificazione del personaggio, ha permesso allo stesso di rientrare nelle grazie di Doflamingo.

Tuttavia “l’ondata di marea che presto arriverà”, come disse prima di cominciare il torneo, lo ha convinto a salire sulla stessa nave del fenicottero. Si tratta dunque di non essere più un semplice “scagnozzo”, ma un membro effettivo della sua ciurma… un membro effettivo della “famiglia”. La condizione cardinale, a questo punto, era guadagnarsi il titolo di campione del Colosseo, una sfida affatto semplice considerando il calibro dei partecipanti. Non a caso non è riuscito neanche a superare il proprio blocco, ma al suo posto, chi vince? Lo ricorderete tutti: Bartolomeo.

Dopo la sconfitta, Diamante gli comunica l’ennesima chance concessagli da Doflamingo per redimersi: uccidere Cappello di Paglia. La cosa lo manda un attimo in crisi, perché in fondo lui rispetta Luffy. Non avrebbe più riso di lui. Ma naturalmente non può deludere ancora colui che ammira e stima più di ogni altra cosa. E allora eccolo, autoconvinto di fare la cosa giusta, procedere verso Luffy –nel capitolo 729- con tutta l’intenzione di assassinarlo. Se non fosse che, proprio in quel momento, arriva Dellinger, foriero della peggior notizia che potesse immaginare: Doflamingo ha ordinato la sua uccisione. Anche se valido solo nel caso in cui non avesse compiuto la missione, quest’ordine resta di fatto qualcosa che lo distrugge dall’interno. Non si tratta tanto di tradimento -lui ancora non la vede in questo modo- quanto di prendere atto della delusione che ha arrecato, per l’ennesima volta, al suo idolo.

Proprio adesso, quando potrebbe sfuggire la dimensione del problema che di fatto spiega perfettamente perché Bellamy arrivi al pianto, Oda piazza ancora una volta Bartolomeo. Figurativamente, è come se ci stesse fornendo una preziosa chiave di lettura… è come se ci stesse dicendo: “fate attenzione a questo personaggio”. La scena in questione risulta particolarmente emblematica perché è proprio a partire da qui che tutti i nodi e le spigolature caratteriali di Bellamy cominciano ad emergere.

La prima reazione “ambigua” è lo scatto di orgoglio nei confronti di Bartolomeo e Luffy.
La seconda, più importante, è la scelta di morire per Doflamingo.

Viene naturale allora chiedersi: ma quanto diavolo era grande la stima per quest’uomo?

Ecco allora il ruolo di Bartolomeo

Ecco, a mio parere, il motivo per cui Oda ha scelto di rendere tale questo personaggio, prima d’ogni altra cosa.
Infatti, dopo averci fatto scervellare o saltare a conclusioni affrettate circa il modus operandi di Bellamy, ci serve sul piatto un saggio esemplare di ciò che significa “estrema devozione”, alias “fanatismo”. Nel capitolo 773, Bartolomeo, dinanzi ad un Gladius risoluto a far saltare in aria Nico Robin, sceglie di sacrificarsi, bloccando l’esplosione con una barriera a bolla. Non ha esitato dinanzi alla prospettiva di una fine certa, pur di salvare un membro della ciurma del suo idolo. Un gesto oltremodo stupido, se vogliamo, che però vuol far passare, pur con tutte le difficoltà del filtro, un messaggio ben più importante.

Appena quattro capitoli prima, Oda aveva intitolato il capitolo 769: “Bellamy il pirata”. Perché sottolineare questo attributo se non per far capire che prima d’ora non lo era mai stato davvero?
In sostanza, quel che ci suggerisce Oda è l’importanza di credere in qualcosa in modo spassionato e dissoluto, senza doppi fini o ipocrisia. In altri termini, si tratta di perseguire un ideale che non violi mai il principio di coerenza, che tradotto in altri termini, rappresenta l’essenza dell’ essere un pirata.

“Ho sempre saputo di ammirare la persona sbagliata, e pure quanto io faccia pena! Ma non voglio fare qualcosa di tanto vergognoso come rivoltarmi contro l’uomo che ammiravo soltanto perché non ho ricevuto il riconoscimento che volevo! Anche gli sciocchi hanno i loro princìpi!”
Queste sono le parole cariche di forza, e di coerenza, che Bellamy spara a Luffy prima di lanciarsi all’attacco. Qui si capisce la maturazione del personaggio, che finalmente dimostra di essere un pirata non perché crede nei sogni o perché sceglie di non sbeffeggiare chi lo fa, quanto perché assume una linea d’azione e rimane coerente con questa.
Per buona parte della sua vita è stato un “pirata” diverso da “quei pirati sognatori là fuori”, perché secondo la sua vecchia ideologia “i sogni non si avverano mai”. Poi però arriva Luffy a dimostrargli, anche a suon di pugni, che questo non è vero. Allora, complice la grande ammirazione che nutriva nei confronti di Doflamingo, e quindi la paura di perdere la sua fiducia, cambia completamente prospettiva. Si dimostra incoerente con se stesso, sceglie di non ridere più di Luffy, sceglie di credere che alcune cose possono esistere, che i sogni si possono realizzare, anche in virtù di quella marchiatura a fuoco che fu il viaggio a Skypeia.
In sostanza, l’incoerenza di Bellamy, seppur comporti una sua maturazione, non lo ha reso di fatto un pirata.

Adesso invece che succede?

Scopre che Doflamingo non ha mai creduto in lui, che l’ha solo usato per i suoi scopi e che ha sempre avuto un ideale differente dal suo. A costui non interessava infatti “fare il pirata”, ma servirsi della pirateria e dei vantaggi ad essa correlati per conquistare il mondo. Questa era l’ennesima occasione per “fare la cosa giusta”, sacrificando la coerenza in nome del buonsenso, e rivoltarsi contro colui che lo aveva illuso per così tanti anni. Ma l’ammirazione per quell’uomo ha avuto la meglio. L’ammirazione per Doflamingo l’ha reso un pirata, semplicemente perché è rimasto coerente con se stesso.

“Ti avrà pur detto che sei libero, ma sapeva benissimo che, invece di andartene, avresti combattuto contro di me fino alla morte! … e tu ancora vuoi dargli conto?”
Questa la risposta di Luffy, alcuni capitoli dopo. Ma ecco Bellamy che rincara la dose:

“Anche se fosse come dici, io rispetto quell’uomo! E se per guadagnarmi la sua ammirazione dovrò perdere la vita, lo farò! Perché è questo ciò che voglio!”
Qui, come in molte altre occasioni, si potrebbe compiere l’errore di giudicarlo un idiota, semplicemente perché, in primis, è lui stesso ad ammetterlo. Ma se il discorso si concludesse così, allora avremmo tutte le ragioni per considerarlo tale davvero. In realtà, come accade spesso quando Oda lo disegna, parallelamente al discorso principale (o alla Forma), vi è un pensato ( o Sostanza) che dipana immediatamente ogni dubbio, riprendendo fra l’altro quanto detto alcuni capitoli prima:

“Sarà la persona che più rispetto adesso, a mandarmi all’altro mondo [ossia Luffy]. Grazie per avermi considerato un tuo amico, grazie di cuore. E sappi che lo sapevo… d’aver sempre ammirato la persona sbagliata… sono stato davvero patetico… ma anche un pazzo fra i pazzi, ha una logica a cui aggrapparsi!”

Più chiaro di così, si muore

Ed è proprio la morte -perlomeno apparente- l’unico modo che ha Bellamy di tirarsi fuori da questo empasse.
Essere un pirata, rimanere coerente, ma riuscire a rompere ogni legame con Doflamingo sembra veramente un rebus irrisolvibile. Ecco allora la scelta di far “morire” Bellamy, o perlomeno, la scelta di farci credere questo, soprattutto in senso figurato.
Più volte durante lo scontro Luffy gli intima di star buono, o morirà. Intima perfino a Doflamingo di lasciarlo libero, per lo stesso motivo. Bellamy sembra proprio conciato male, alla fine. Prima si prende un King Punch in faccia, poi i calci di Dellinger, poi la ramazzolata di Doflamingo e infine anche le mazzate di Luffy. Quando, nonostante gli avvertimenti, decide di usare lo Spring Hopper, sembra veramente deciso a farla finita. Infine, quando Luffy gli pianta in faccia le nocche, simulando quella notte a Mock Town, tutto lascia pensare che Bellamy non sia potuto sopravvivere ad un colpo del genere, specialmente in quelle condizioni.

Dunque la morte “apparente” rende di fatto Bellamy veramente libero da ogni vincolo, semplicemente perché ha scelto di fare quel che si era imposto fin dall’inizio, in accordo al detto: “raggiungi il tuo obiettivo, o muori provandoci”. D’altronde, senza una morte non può esserci alcuna “resurrezione”.

E qui entriamo nella parte più delicata dell’articolo.

Faccio una piccola ma doverosa premessa (a scanso di equivoci) dicendo che, secondo me, esistono diversi livelli di lettura di una saga come Dress Rosa. Esiste un sostrato narrativo che è pregno dei significati principali che si possono trovare in merito a simboli, nomi, personaggi, location, o altro. Ma, parallelamente, è presente anche una moltitudine di substrati che si rivela solo focalizzando la propria ricerca. Intendo dire che, se volessimo distaccarci dall’interpretazione canonica di determinate cose e scegliessimo di andare a scoprire quali sono, ad esempio, tutti i possibili riferimenti di carattere “scientifico”, sicuramente troveremmo molto materiale su cui lavorare, fonti e documenti alla mano. Allo stesso modo, se volessimo focalizzarci su quelle che sono le possibili citazioni storiche o letterarie o artistiche in genere, troveremmo altri elementi, che magari erano già candidati ad avere un significato principale completamente diverso.
Questa pseudo “accozzaglia” di riferimenti, è qualcosa che permea l’opera fin nelle sue fondamenta, ma di questo parleremo in separata sede. Quel che conta adesso è capire che, per proprietà transitiva, se tanto mi da tanto, allora mettendoci alla ricerca dei possibili riferimenti religiosi, troveremmo sicuramente altri elementi più o meno validi.

E allora: quali potrebbero essere i riferimenti di carattere religioso presenti nella saga?

1) Il richiamo al “Cenacolo” di Leonardo Da Vinci nel capitolo 762, con tanto di traditore (Rosinante) distante due posti a destra di Doflamingo (mentre Giuda stava due posti a sinistra di Gesù). Questo è uno di quegli elementi che in realtà ha un altro significato, ma nel quale non si può non cogliere anche un rimando di carattere religioso;
2) Il simbolo della croce/crocefissione legato alla figura di un dio (vedi immagini allegate di Usopp e Doflamingo): questo è già un riferimento molto più esplicito, anche se il binomio Dio-Croce non è certo una prerogativa cristiana, pur essendo comunque l’esempio più famoso.
3) La suora che si vede nel flashback di Law. Anche costei, sebbene Oda l’abbia introdotta nella scena presumibilmente per meglio contestualizzare l’ambient narrativo della Città Bianca, resta di fatto un altro esplicito richiamo ad una figura che è squisitamente cristiana.
4) Bellamy. Mi spiego meglio.

Aguzzando un attimo la vista sul dorso della sua camicia, si potrà notare ben distinta una croce, dipinta sopra il vecchio Jolly Roger. Il significato principale di questo simbolo è probabilmente legato al fatto che la sua ciurma non esiste più, perché persa durante la salita a Skypiea. Tuttavia, se l’intento di Oda fosse stato rendere quello che in gergo sarebbe: “metterci una croce sopra”, intendendo con ciò la cancellazione di qualcosa accaduto in passato, non si spiega come mai abbia voluto usare proprio una croce cristiana (un braccio più lungo rispetto all’altro). Magari si tratta solo di un caso, o di una scelta non voluta, eppure, se vi rileggete la saga, la geometria del simbolo appare sempre chiara e netta. Non assomiglia mai ad una croce greca, crociata o di altra natura. Appare sempre con la stessa geometria.

Allora, sono portato a credere che, visti i presupposti, nel capitolo 800 o giù di lì, si possa assistere alla vera redenzione di Bellamy.
Se non altro, è curioso notare che i fatti che si stanno svolgendo adesso, in questi ultimi capitoli, si piazzano temporalmente tre giorni dopo quella che abbiamo definito “morte apparente” di Bellamy. Farlo “resuscitare” adesso, ossia prima che finisca il giorno (e dunque non per forza nel capitolo 800), non sarebbe un atto di sfregio nei confronti della religione, sia ben chiaro, ma piuttosto un richiamo alla stessa; nient’altro che uno dei tanti.

Ora, ci si può lecitamente chiedere: perché mai Oda dovrebbe tirare in ballo la religione?

Il terreno nel quale mi sto impelagando è molto accidentato, lo so, ma basti questo mio semplice pensiero:
Siamo tutti al corrente di quello che sta succedendo nel mondo, ultimamente. Siamo tutti perfettamente consapevoli di quanto deleterio sia il fanatismo e l’oscurantismo religioso, specialmente di questi tempi. Quello a cui stiamo assistendo è, se vogliamo, l’incarnazione dell’eco di un grande filosofo, di nome Giambattista Vico, secondo il quale “Historia se repetit”. Anche la Chiesa si è macchiata di crimini efferati in epoche che ormai non ci appartengono più, a dimostrazione del fatto che vacillare sul filo della coerenza o estremizzare il concetto di devozione, può avere ripercussioni forti. Ben inteso che il fanatismo non riguarda solo l’ambito religioso, ma per capirci: un messaggio di uguaglianza e un invito al buonsenso può passare anche attraverso un fumetto.

Come dicevo insieme al Re in un altro post, la presenza in ciurma di personaggi che richiamino all’islamismo (vedi Abdullah e Jeet) è veramente emblematica. A dimostrazione del fatto che si può convivere pacificamente, e che si deve farlo, mi aspetto quindi un bel richiamo alla religione cristiana in Bellamy, che non si limiti alla sterile presenza di una croce. Spero che Oda la faccia redimere, a tre giorni dalla sua “morte”, facendolo entrare nella ciurma di Luffy come ottavo rappresentante della sua flotta, o qualcosa del genere… proprio per lanciare un messaggio forte e chiaro al mondo, sebbene ben criptato nel linguaggio del fumetto.

Come suol dirsi, a buon intenditore.

Mi scuso per l’eccessiva lunghezza dell’articolo, ma spero che questo approfondimento sia stato di vostro gradimento… soprattutto spero vivamente di non aver leso la sensibilità di nessuno.

A presto!

Ray

5/5 (1)

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  • Ciao a tutti e complimenti per il sito e per le varie teorie illustrate!
    Mi è piaciuto molto questo articolo, in particolar modo sul fatto che ci siano numerosi riferimenti alla religione nascosti.
    Vorrei solo aggiungere una piccola cosa, che magari possa far riflettere ulteriormente sull’argomento. Io trovo che ci siano ampi riferimenti al cristianesimo nella storia passata di Doflamingo. Nel capitolo 763 si vedono lui e Rocinante crocifissi ai lati del loro padre, mi pare un riferimento chiaro alla crocefissione di Gesù che a destra ed a sinistra aveva i famosi “due ladroni” crocifissi insieme a lui; inoltre ricordiamo che nella Bibbia uno dei due ladroni parlava con Gesù e si pentiva delle sue azioni, cercando il conforto, noto a tutti come quello buono dei due, l’altro invece inveiva spietato, noto a tutti come quello cattivo dei due; beh andiamo sono esattamente la stessa cosa, uno buono ed uno cattivo, rispettivamente Rocinante e Doflamingo.
    Poi possiamo notare un ulteriore riferimento. Il padre della famiglia Donquixote ha deciso di smettere di essere un drago celeste, praticamente di rinunciare ad esser considerato al di sopra di tutti gli altri uomini, come una divinità, per essere al pari degli altri ed alla fine viene ucciso da suoi pari. Anche questa mi sembra un riferimento all’avvento di Gesù, ovvero una divinità, fattasi uomo ed infine ucciso da uomini.
    Io ho notato queste e tante altre cose su One Piece, sono contento ci sia un sito come il vostro e sono contento di condividere le mie idee con voi e con tutti gli altri appassionati; penso che come manga sia ad un livello superiore per tanti motivi, ma quello che mi fa impazzire è la miriade di riferimenti a 360°; ciò fa capire che Oda difficilmente lascia le cose al caso.
    Sperando sia di vostro gradimento
    Alessandro

    • Che bel commento! Grazie Alessandro!
      Sono pochi quelli che ammettono senza peli sulla lingua la presenza di questi riferimenti. Molti, anche dinanzi all’evidenza, si astengono dal pronunciarsi, o al più si dichiarano perennemente scettici. Io credo fortemente che la religione venga vagliata da Oda come tutte le altre materie, in modo tra l’altro perfettamente laico.
      I riferimenti che hai riportato li ho notati anche io, ma non sono andato troppo per il sottile, considerando che il nostro bacino d’utenza non accoglie sempre di buon grado queste cose. Infatti sono veramente contento che sia un utente adesso a farmelo notare, e si… concordo in pieno con la tua opinione. Penso che potrei pubblicarla anche come chicca di approfondimento, se sei d’accordo.
      Se noti altro non esitare a scriverci (qui o sulla nostra pagina facebook)!
      Buona serata!

    • Nessun problema per me! Sono una persona che da molto peso ai dettagli in tutto, che siano film, videogiochi, fumetti o manga; posso esser solo felice di condividere ciò che riesco a notare con altre persone. 🙂