La Dominazione Culinaria di Sanji

dominazione culinaria di sanji

LA DOMINAZIONE CULINARIA DI SANJI
(Scritto il 17 gennaio 2015)

Salve, eccomi che vengo a bussare con lo #ZoccoloDuro alle porte della vostra coscienza!
Oggi ho deciso di dare il giusto risalto al nostro amato sopracciglio biondo e lo faccio dandovi una mia interpretazione (quindi è una mia opinione più o meno condivisibile basata su avvenimenti del manga alla portata di tutti) sulla cucina appresa da Sanji durante i due anni d’inferno a Momoiro. Vi avviso che purtroppo dovrò usare dei termini un po’ medici nella trattazione, è inevitabile, però cercherò di spiegarveli senza essere noioso.

SEME NO RYORI

La sublime Iva definisce la “cucina” del suo regno con il nome giapponese “Seme no Ryori”. La parola “Ryori” significa cucina, ma la parola “Seme” definisce sia l’attacco che il partner attivo/dominante di una relazione omosessuale. Al di là del gioco di parole, tenete presente che il termine cucina per un cuoco è la stessa cosa di “stile di combattimento” per un guerriero, è una cosa serissima! Sappiamo che questo tipo di cucina ha la caratteristica di rinforzare o addirittura sanare il corpo attraverso l’alimentazione e probabilmente il nome dato a questa cucina rispecchia sia lo scopo del cibo che viene così preparato, ovvero la miglior predisposizione alla battaglia, ma anche la perizia e la premura con le quali avviene la preparazione, equiparabile alle attenzioni di un amante caloroso per il proprio partner. È LA CUCINA DELL’AMORE, BABY!!!

LA CUCINA COME TRATTAMENTO TERAPEUTICO

Facciamo un passo indietro e torniamo al volume 15, quando Nami si ammala e la ciurma è costretta ad interrompere il viaggio per cercare soccorso sulla terra ferma. Dal discorso che ho riportato nell’immagine si evince un primo indizio del sensei Oda sul futuro del nostro cuoco preferito, che insieme al medico di bordo si prenderà cura dei propri compagni, ma attraverso la sua cucina. È importante sottolineare che prima di Momoiro l’idea di Sanji di una buona alimentazione, che dovesse nutrire e tenere in forze i propri compagni, si limitasse alla famosa “dieta bilanciata”, che si basa sulla somministrazione con la dieta di tutti i nutrienti necessari, magistralmente frazionati e assortiti in un pasto equilibrato che “mantenga” i propri compagni al top delle proprie condizioni fisiche e metaboliche. Il punto è proprio questo, Sanji lo spiega molto bene: può assicurarsi che le condizioni dei suoi compagni non decadano o peggiorino, ma non può ripristinarle qualora decadessero per cause patologiche. Insomma, l’apporto terapeutico della cucina di Sanji all’epoca era solo preventivo e profilattico, come può essere appunto una dieta sana e bilanciata come la nostra dieta mediterranea, famosa per l’influsso benefico e protettivo sulla salute dell’individuo, grazie all’apporto di antiossidanti, ma di certo incapace di risolvere una condizione francamente patologica, se non altro non nell’immediato. Il nostro cuoco non era in grado di creare dei cibi miracolosi, dei piatti “rinvigorenti” o addirittura “revitalizzanti” come quelli della “Cucina d’attacco” dei Newkama di Kamabakka, quelli sì che hanno un elevato potere terapeutico, chissà perché, ci entreranno qualcosa gli ormoni per caso? Lo scopriamo subito!

GLI ORMONI E L’ALIMENTAZIONE

Gli ormoni, come saprete, sono molecole sia proteiche che lipidiche che vengono prodotte da apposite ghiandole, le ghiandole endocrine (così dette perché riversano “all’interno” del corpo le proprie secrezioni), ma non solo, visto che ci sono anche altre molecole dette “neuro-ormoni” che sono dei veri e propri ormoni, secreti però dai neuroni. Gli ormoni che produciamo nel nostro corpo sono fondamentali per la nostra vita e hanno molteplici effetti, la cui trattazione esula dallo scopo di questo approfondimento, sappiate però che gli effetti della Cucina d’attacco sono riconducibili all’azione di diversi ormoni, quindi non è un caso che la ricetta usata da Sanji si chiami proprio “zuppa ‘ormonale’ di maiale marino”. È possibile infatti che i Newkama di Kamabakka sfruttino gli effetti degli ormoni nelle loro ricette ed è possibile che Sanji abbia imparato da loro o dalla stessa Iva l’azione e la regolazione degli ormoni.

Prima di tutto, è possibile adoperare gli ormoni in cucina?

Come ho detto poc’anzi, gli ormoni sono prevalentemente peptidici o lipidici, per la precisione steroidei. I peptidi sono molto delicati, anche i farmaci a base di molecole proteiche sono molto delicati e vanno utilizzati con attenzione perché la molecola proteica si altera facilmente, sia con il calore che con la digestione. I lipidi sono un po’ più resistenti, ma anche nel caso dei lipidi, bisogna considerare sia la preparazione che il processo digestivo. Io non dico che sia impossibile inserire gli ormoni nelle pietanze, il problema è non alterarli durante la preparazione (soprattutto la cottura) ma se anche si preservassero intatti, diventa complicato dosarli in virtù dell’effetto che si vuole raggiungere, perché molto dipende dal metabolismo del singolo individuo. Bisogna quindi considerare quella che viene chiamata “farmacocinetica” dell’ormone, ovvero quello che succede all’ormone all’interno del corpo umano, dovendo affrontare la digestione ma anche il metabolismo a livello epatico prima ancora di poter esplicare il proprio effetto, sempre se non resti intrappolato in qualche tessuto. È per questo che solitamente si preferisce NON somministrare gli ormoni per via orale, difatti lo stesso Ivankov li inietta direttamente in vena o intramuscolo, inoltre sono molecole difficili da maneggiare, una cosa è estrarli per dosarli, un’altra cosa è ricavarne una dose, perciò si preferisce sintetizzarli artificialmente, e diciamocelo, sintetizzare ormoni non è competenza di un cuoco, per quanto ormai il termine “cucinare” si usa anche per la sintesi di sostanze tutt’altro che nutritive, cerchiamo di non confondere la cucina di Sanji con la farmacologia di Chopper.

Io non voglio sminuire le abilità di cuoco di Sanji, che potrebbe essere in grado di riuscire a cucinare usando gli ormoni senza denaturarli, ma non sarebbe una delusione se le ricette segrete per cui ha sudato tanto si limitassero alla semplice aggiunta di un ingrediente segreto (l’ormone)? Per quanto si tratti di ricette, ricordiamoci che la cucina dei Newkama di Momoiro è una disciplina complessa e articolata, non ce la possiamo cavare con così poco. A tal proposito, Iva sembra darci un indizio parlando della storia del latte e dicendoci che l’alimentazione rappresenta l’ambiente che determina la forza fisica e la tempra mentale dell’individuo; insomma, al pari dell’allenamento, la cucina provvede a migliorare le condizioni del guerriero. Viene quindi sottolineato il ruolo delle materie prime, gli alimenti così come sono, facendo supporre che il segreto stia nella disciplina che sta dietro alla preparazione di cibi, anche facilmente reperibili, piuttosto che nell’utilizzo di ingredienti segreti. Viene infine dato maggior risalto all’alimentazione, che viene considerata come “stile di vita”, quindi una vera e propria disciplina, un sentiero da percorrere per arrivare in cima.

Ma il cibo come può interagire con gli ormoni? Come è possibile preparare pasti ormonali senza usare ormoni? Stimolandone la produzione!

È risaputo che i carboidrati stimolino la produzione di insulina, che l’arginina e le proteine in genere stimolino la produzione dell’ormone della crescita, e di contro che ormoni come la grelina stimolino l’ingestione di cibi grassi, così come le condizioni di stress. Dunque, dosando e selezionando gli ingredienti, è possibile ottenere, alla fine della digestione, la giusta quantità di nutrienti in grado da stimolare gli ormoni richiesti nelle giuste concentrazioni. Certo, lo scrupoloso calcolo delle concentrazioni degli alimenti va al di là della semplice ricetta culinaria, sembra molto più simile alla preparazione di un farmaco, ma in questo caso non utilizziamo “sostanze aggiuntive”, si utilizzano solo alimenti selezionati, ma naturali! Stimolando la produzione endogena di ormoni, si può ottenere uno squilibrio dell’omeostasi ormonale e metabolica del soggetto, che può beneficiare ad esempio di una maggiore forza, oppure di una riduzione del senso di affaticamento, ma anche di un sollevamento del tono umorale. Ovviamente, come ci insegna Ivankov, gli ormoni sono un’arma a doppio taglio: sono tanto belli e cari ma possono avere degli effetti molto dannosi. Per questo motivo è importante bilanciare gli effetti degli ormoni, rassegnandosi all’idea che si possono bilanciare gli effetti collaterali solo fino ad un certo punto con una portata sola, ma neanche con un intero pasto di dieci portate, innanzitutto perché sarebbe controproducente. È necessario generare uno squilibrio ormonale se si vuole avere un effetto, quindi se il pasto fosse troppo bilanciato a livello di stimolazione ormonale, non si raggiungerebbe l’effetto desiderato. Fortunatamente, un picco ormonale isolato non ha conseguenze così devastanti come un eccesso ormonale cronico. Ma allora cosa succederebbe ai membri della ciurma se mangiassero tutti i giorni questi piatti? È qui che entra in gioco l’alimentazione intesa come “stile di vita” e quindi come assunzione periodica di questo tipo di cibi, con un’alternanza periodica di pasti che si bilanciano tra loro a livello ormonale, modificando il metabolismo dell’individuo così come il suo corpo, che si stabilizza su tutto un altro livello. Per cui, abbiamo una cucina che ha effetti miracolosi nell’immediato, senza neanche troppi effetti collaterali, ma ancor più strabilianti sono gli effetti nel tempo, sia in termini di potenziamento, inteso come maggiore forza di cui disporre, sia di ampliamento delle potenzialità, inteso come margine di miglioramento. È una cosa sconvolgente: la cucina che diventa il mezzo per forgiare dei super-uomini!

L’AMBIZIONE CULINARIA DI SANJI

Oltre alla “Cucina d’attacco”, Sanji è tornato dai due anni di Time-skip con un’altra cosa, l’ambizione. In particolare, sappiamo che Sanji ha sviluppato l’ambizione con la tonalità dell’osservazione ed è proprio in questa tonalità che si è specializzato. Considerando che Sanji non si è mosso da Momoiro per ben due anni, deve aver sviluppato lì l’ambizione. Questo sviluppo è legato in qualche modo alla cucina d’attacco? In che modo si potrebbe ricorrere all’ambizione con la tonalità dell’osservazione in cucina? Queste sono solo alcune delle domande a cui intendo rispondere.

Sappiamo che l’ambizione con la tonalità dell’osservazione consiste nel potenziare i sensi dell’individuo portandoli su un livello differente: la percezione non si limita più a ciò che appare, al fenomeno, e non si fa più affidamento solo sui propri sensi, ma si entra in connessione con la volontà dell’altro e delle cose, per cui la percezione si imposta su un altro livello, sulla connessione e la comunicazione tra la propria volontà e quella del soggetto od oggetto. In questo modo, Zoro non solo vede l’acciaio, ma lo sente e ne percepisce la volontà, il “respiro”, la vita, perciò il taglio diventa una questione mentale, uno scontro di volontà.

Tutto questo cosa c’entra con la cucina di Sanji?

Per come la vedo io, il cibo per un cuoco non è diverso dall’acciaio per uno spadaccino: così come lo spadaccino si avvantaggia della capacità di riuscire a percepire la volontà di ciò che vuole tagliare, così il cuoco si avvantaggerebbe della comunicazione con gli ingredienti dei suoi piatti. Se un cuoco non si affidasse solo ai propri sensi ma riuscisse a comunicare con gli ingredienti, sarebbero essi stessi a dirgli qual è la parte più nutriente, la più gustosa o al contrario la più nociva, o ancora con cosa si abbina meglio. In questo modo l’alimento non è più semplicemente una voce da spuntare su una ricetta, ma diventa un componente essenziale, un attore fondamentale del processo creativo culinario: è il cibo stesso che comunica al cuoco come deve essere cucinato e come esaltare le proprie qualità migliori, perciò il cuoco si fa ambasciatore della volontà del cibo. La cucina d’attacco è un vero e proprio stile di combattimento tra i fornelli, perciò Sanji sarà stato sicuramente stimolato a sviluppare l’ambizione in modo che potesse servirgli in cucina. Ricordiamo infatti che l’ambizione è imprescindibilmente legata ad un metodo per risvegliarlo e la cucina d’attacco rientra perfettamente in questa definizione.

Io ho pensato innanzitutto ad un ambizione che consentisse al nostro cuoco di riuscire a comunicare con il cibo, perché il cibo in One Piece varia in base al luogo in cui ci troviamo, e poiché si tratta di un viaggio alla scoperta di località sconosciute, non si può mai sapere cosa si possa trovare, quindi non ci si può basare su ricette che prevedano ingredienti precisi, visto che risulta difficile reperire determinati ingredienti quando si viaggia e quando non si conosce la destinazione, per cui è necessario che il cuoco possa comunque attingere alle sue ricette basandosi sulle risorse che riesce a procurarsi. È qui che entra in gioco la capacità di poter attingere dal cibo stesso le informazioni nutrizionali e anche l’ispirazione per i propri piatti. Considerate che non tutte le parti degli animali sono commestibili o comunque non tutte hanno un buon sapore e gli stessi valori nutrizionali, quindi sta anche al cuoco riuscire ad individuare la parte dell’animale che valorizza la ricetta. Quindi è importante poter contare sull’ambizione con la tonalità dell’osservazione per la preparazione dei piatti, perché oltre a suggerirci la ricetta migliore, il cibo ci aiuta nell’arduo compito di individuare le parti migliori, per esempio visualizzando il “primo taglio” di un’enorme bestia al primo sguardo, perché comunicando con la pietanza, è essa stessa che mostra al cuoco la parte migliore di sé magari sottoforma di una visione.

Abbiamo considerato dunque il probabile utilizzo dell’ambizione dell’osservazione in cucina, ma la cucina non è solo una questione di sensi ma anche una questione di cuore e di passione. Si dice che i piatti siano più saporiti se il cuoco li prepara infondendoci tutta la sua passione e il suo ardore. Come si può tradurre questo concetto in termini di ambizione? Sappiamo che è possibile infondere la propria ambizione nelle armi, ma infonderla nel cibo è tutta un’altra cosa, che utilità avrebbe? Nonostante ciò, vi invito a considerare l’altro significato di “Seme no Ryori”, che secondo me riflette l’intenzione di trasmettere tutta la passione del cuoco nei propri piatti, magari proprio sottoforma di volontà di “far star meglio” o di “rendere più forti” i propri compagni, nella stessa misura in cui, come ho accennato nell’altro post, un fabbro potrebbe infondere nella lama che forgia tutta la sua dedizione e la volontà che essa diventi una spada leggendaria.

Sempre riguardo la preparazione delle pietanze, vorrei spendere giusto due parole circa lo stile di combattimento vero e proprio di Sanji, in particolare come penso che sia stato influenzato dalla Cucina d’attacco. Il potenziamento della tecnica del Diable Jambe, con il quali Sanji riveste di fiamme le proprie gambe e in certe occasioni anche l’intero corpo, associato ai nuovi colpi, mi danno l’impressione che Sanji abbia adattato ancor di più il proprio stile di combattimento alla cucina. Già prima del time-skip, Sanji aveva nel suo repertorio una serie di tecniche che prendevano il nome di parti dell’animale, come “guanciale” oppure “primo taglio”, e consistevano nel colpire gli avversari in punti che nell’animale assumevano quel nome. Tutto questo mi ricorda che nel mondo di One Piece, fondamentalmente, si mangia ciò che si caccia, quindi è probabile che queste tecniche di combattimento nascondano anche un significato culinario. Sanji inizia a cucinare ancor prima di entrare in cucina, cominciando a preparare le proprie pietanze mentre caccia la pietanza ed è probabile che le nuove tecniche di combattimento siano la conseguenza della necessità di procurarsi gli ingredienti più adatti alle sue ricette già durante la fase di ricerca e allestimento degli ingredienti.

LA CUCINA MIRACOLOSA E LA FARMACOLOGIA

Prima di concludere mi sembra necessario chiarire le differenze tra la medicina e in particolare la farmacologia rispetto alla cucina rinvigorente di Sanji. Le differenze sono due: gli ingredienti e l’effetto. Per quanto possa sembrare eccezionale, la cucina di Sanji sfrutta ingredienti naturali e per quanto sia complicata l’elaborazione dei piatti, si tratta sempre di molecole esistenti in natura, il cui effetto dipende dall’organismo del soggetto e dalla sua capacità di reagire allo stimolo. Il farmaco, invece, è una molecola il più delle volte sintetica o comunque estranea all’organismo, che viene somministrata nel modo più appropriato per raggiungere il suo effetto, che non dipende “solo” dalla fisiologia del soggetto, ma soprattutto dalle capacità della sostanza che è stata creata appositamente per svolgere una funzione. In sintesi, seppure vengono utilizzati gli ormoni, la cucina d’attacco apporta un beneficio generale potenziando le capacità dell’individuo a reagire a una determinata condizione; il farmaco invece ha un effetto mirato a prescindere dalla reattività del soggetto, anche se l’azione del farmaco è agevolata da una migliore condizione di base del soggetto e quindi alimentazione e medicina vanno a braccetto nel migliorare la salute dell’individuo ma non vanno confuse tra loro!

LE 99 RICETTE VITALI SEGRETE DEI NEWKAMA

In conclusione, in cosa consiste questa Cucina d’attacco? Cosa sono queste 99 ricette segrete? Con questo nome vogliamo riferirci ad un vero e proprio stile di combattimento, che non si limita solo alla cucina, ma che comincia già dalla ricerca degli ingredienti e sfrutta anche all’ambizione. Nel mondo di One Piece, dominato da mostri marini, che spesso rappresentano l’unica fonte di sostentamento possibile, il cuoco deve rendersi capace di poter sfidare tali bestie e poterne ricavare delle pietanze eccezionali. Questo compito viene complicato dalla selezione naturale, che ha reso magari queste bestie sgradevoli per i loro predatori naturali, oppure velenosi oppure incredibilmente resistenti, per cui diventa complicato non solo abbatterli, ma anche non danneggiare le parti che bisogna cucinare, ma anche scovare le porzioni commestibili e più nutritive. A questo punto diventa necessario sviluppare l’abilità di individuare le parti dell’animale che possono essere effettivamente cucinate, perciò anche se si tratta spesso di bestie sconosciute bisogna stare attenti a come e dove si colpiscono; diventa quindi necessario sviluppare anche l’abilità di procurarsi queste parti e a volte è necessario anche pretrattare l’ingrediente, magari agendo sull’animale quando è ancora in vita, o magari sottoponendolo a trattamenti preliminari che non possono essere eseguiti in cucina, per cui diventano fondamentali sia l’ambizione che lo stile di combattimento del cuoco. Giunti in cucina, subentra la tecnica di preparazione del cibo, che punta all’esaltazione dell’ingrediente ma anche all’effetto che esso deve avere su chi lo ingerisce, un effetto che abbiamo pensato sia legato agli ormoni, che possono in effetti venire stimolati attraverso l’alimentazione. Infine, il cuoco non si limita a seguire pedissequamente una ricetta, ma infonde nel cibo tutta la sua passione e il suo ardore, in modo che il cibo riesca a trasmettere la volontà e i sentimenti del cuoco, diventando cibo miracoloso.

 

Spero di essere riuscito a trasmettervi il mio interesse per questo argomento, stimolandovi a farvi delle domande sul mondo di One Piece, sull’ambizione e su quello che potrebbe essere il prossimo futuro della storia. Sarò qui per rispondere alle vostre domande, intanto vi do appuntamento al prossimo approfondimento, sperando di trovare l’ispirazione per scrivere qualcosa che non vi deluda.

Alla prossima!! Ciusssss!!!!

Tore

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Prepotenti figure “Arcane” nel Capitolo 863

Come detto nell’altro post, la comparsa di una torta pregna di un possibile senso esoterico nella trama e come punto focale dello scorso capitolo mi aveva incuriosito parecchio. A tutti gli effetti (e per come ci era stato anche presentato anticipatamente dai personaggi) il Tea Party sembra essere un rituale propiziatorio, con tanto di decorazioni a tema, sacerdote e sacrificio programmato.

Solo che invece di essere morti i Vinsmoke, è fisicamente mancato il Sacerdote. Poco male, alla fine è il sangue quello che conta, e quello c’è stato.

Ma abbiamo anche visto come in chiave simbolica il rituale potrebbe aver avuto un effetto potentissimo coronando la morte/rinascita spirituale dei due amanti; con il crollo emotivo “femminile” di Pudding (che entra nella sua “necropoli” personale, da dove si può non far più ritorno perché si pensa dalle due o più volte) e la reazione “energetica” e “maschile” di Sanji (che diventa risolutore e non pensa più di una volta).

Ma cosa ha interferito ulteriormente tanto da ribaltare COMPLETAMENTE la situazione, e intendo a livello di simbologia esoterica?

Ci eravamo lasciati al cap 862 con la torta appena distrutta dai Luffy e questo fatto era importantissimo. Perché? Perché viene naturale un’associazione con il mazzo più esoterico al mondo, quello dei Tarocchi e delle loro figure archetipiche. Pronti a delirare con degli scarabocchi su degli scarabocchi?

Tema e inizio del capitolo: TORRE DI DISTRUZIONE (16) / WEDDING CAKE

Il crollo della torta specialmente all’inizio del capitolo e come “inaugurazione” delle “danze” richiama alla figura della Torre di Distruzione degli arcani maggiori dei tarocchi.

Questa carta porta un simbolismo di grande sconvolgimento e ha una connotazione spiccatamente cupa, con attitudine alla violenza e al caos. Superare il crollo della torre non è facile, e chi ci riesce trae sicuramente saggezza dall’esperienza. Se la carta risulta capovolta si alleggeriscono gli effetti, ma la situazione non cambia, quindi per Big Mom (come anche per Luffy, ma sicuramente meno) da qui in avanti lo scenario potrebbe essere durissimo.

Ora attribuirò altri arcani ai personaggi in base a ciò che è successo nel capitolo, e comprendete come in un momento del genere spuntino fuori tutte delle figure di grande spessore e ribaltamenti totali, visto il tema della torre come sfondo.

BIG MOM

Per lei; secondo bersaglio della Torre di distruzione (il primo è pudding), non si può che richiamare alla combinazione di entrambe le più importanti e potenti figure femminili ma tristemente capovolte, in quanto il “femminile” di Big Mom è completamente esasperato da sempre sfociando in caratteristiche estremamente negative. Ed è proprio con il crollo della torre che i nodi vengono al pettine.

“LA SACERDOTESSA” capovolta (-2) riguarda proprio il fallimento del “femminile”, la disarmonia e addirittura la superficilalità. E Rinrin in quanto madre (consacrazione divina del femminile), è si prolifica, ma ha ecceduto nel possesso e strumentalizzazione dei propri figli fino ad essere l’emblema stesso della Sacerdotessa capovolta.

“L’IMPERATRICE” capovolta (-3) non fa che rimarcare il concetto ma più al lato pratico della vita.

Quindi ciò che è l’organizzazione, il benessere nel “nucleo familiare” e la sicurezza vengono a crollare con la carta a testa in giù. Oltretutto con il ribaltamento dell’imperatrice smette di esistere il concetto di fecondità… che i figli stacchino finalmente il metaforico “cordone ombelicale” e inneschino la rivolta come spero da tempo?

Insomma, il destino sembrerebbe girare stortissimo a Rinrin, ma i grandi uomini e donne possono cambiarne il corso con la propria volontà e forza (specialmente in OP), e se dovesse superare il crollo della torre… beh, sicuramente manterrebbe fede alla sua figura di MOSTRO.

LUFFY

Ragazzi, questo personaggio ha chiaramente un’impennata notevole, perché se la Torre crolla… Big Mom decade spiritualmente e le carte di Luffy si girano, nonostante le avversità.

“IL MAGO” (1): Questa carta non si addice a Luffy in senso generale e totale per come lo conosciamo noi lettori, ma sembra che a poco a poco lui stia diventando un vero e proprio Mago dei tarocchi e che questo potentissimo archetipo venga sempre più spesso fuori in lui.

“Sicurezza di se e abilità nella vita quotidiana, capacità di persuasione e fascino nelle negoziazioni e comunicazione” così si può brevemente riassumere la carta a testa in su. Più passa il tempo e più Luffy si trasforma in “Mago” proprio come il suo viaggio gli chiede da sempre.

Ditemi voi se tutto l’arco con Capone fino a questo capitolo non ha confermato tutto questo.

“L’IMPERATORE” (4): Questa carta è ovviamente drittissima per Luffy in questo momento.

Tutto ciò che è responsabilità ed energia nella risolutezza dell’esecuzione e realizzazione è rappresentato dall’Imperatore. Interessante notare come la carta rovesciata sia “Opposizione all’autorità, immaturità e indecisione”, caratteristiche che nei primi due casi dominano Luffy(anche se le sta lentamente abbandonando), ma NON in questo momento, poiché l’arcano è favorevolissimo.

Sanji e Pudding sono nell’archetipo de “GLI AMANTI” (6) che simboleggia una scelta importante di fronte a nuove strade, ma esattamente come dicevo l’altra volta la tredicesima figlia è in preda alla morte spirituale e in questo capitolo la situazione è rimasta invariata. Come vi dicevo mi aspetto un bacio a Sanji per chiudere il rituale della vita, che sia Nami o Pudding, prima o dopo è irrilevante.

Essendo i personaggi chiave del conflitto li esaminerò ora, ma Sanji ha dovuto necessariamente lasciare la carta degli amanti (di cui è stato vero protagonista nel cap. 862) a favore di quella che sarà la sua vera prova.

PUDDING

LA MORTE (13). La fanciulla è alle prese con il momento più difficile della sua vita, dovrà decidere semplicemente come rinascere. In base a questa scelta potrebbe entrare nella carta del “diavolo” o della “stella” con significati praticamente opposti e che potete facilmente immaginare. Questa situazione nell’evolversi potrebbe cambiare completamente l’assetto dei ruoli generali, ed è per questo che è così importante.

La temperanza (-14). L’indugio nell’affrontare le situazioni e i conflitti interiori sono segno che questa carta è capovolta, e vedrete come sia una situazione ricorrente in altri personaggi.

La situazione di Pudding è complementare a quella di Mom e ne aumenta la gravità.

SANJI

“IL PAPA” (5). Nello scambio con Katakuri e per come ha gestito il tutto anche con Pudding, questo arcano è completamente favorevole a Sanji e rappresenta la saggezza e l’autorità legate a un sapere divino.

“LA TEMPERANZA” (14) se Pudding è nella spirale, Sanji assolutamente no, quindi non pensa due volte e salva se stesso, imbruttisce Katakuri senza reagire e salva la donzella fisicamente e spiritualmente dandole una possibilità di cambiamento.

Si completa perfettamente con gli arcani di Luffy per un’ottima risoluzione.

E ora passiamo allo speculare KATAKURI

“IL PAPA” (-5) è rovesciatissimo per il figlio dopo il crollo della “torre”, e ovviamente se le energie si spostano qualcuno che ne trae vantaggio c’è (Sanji). La perdita del controllo e la mancanza di lungimiranza rispetto alle situazioni createsi sono chiari segni, e anche i conflitti e il giudizio di Mom mettono alla prova la saggezza del dolce comandante, ma katakuri riesce a riprendersi e quindi la sua “TEMPERANZA” (14) sembra tornare salda.

Notare come Katakuri sia simile a Sanji nell’assegnazione degli arcani e con Pudding (nodo centrale) completano la triade della “temperanza”, perché sono i personaggi che stanno vivendo lo scossone più profondo e da come reagiranno cambieranno le sorti di tutto.

Altra cosa interessante e casuale è che la somma dei numeri delle carte di Mom e separatamente Luffy crei il 5, numero del “Papa”, come se il caso ci volesse far capire l’importanza di questi due personaggi (Sanji, Katakuri) per lo svolgimento ognuno dei propri piani.

 

A questo punto entriamo nel cuore del capitolo e bisogna assegnare un altro arcano dominante.
“LA RUOTA DELLA FORTUNA”: La carta prende le parti in reazione della “torre” e diventa favorevole per i Mugi e capovolta per Mom, ossia…

JINBE

“l’APPESO” (12). Chi si sacrifica per una giusta causa e ignora ogni ostacolo nonostante le difficoltà con innata natura, vive del potere stoico di questo arcano.

Se per di più oltre che la volontà c’è la vera forza e consapevolezza nell’utilizzare le proprie energie positive e negative allora siamo di fronte a una “FORTEZZA” (11), e il mix di queste due carte cadono a pennello per il Sushi e gli donano l’impassibile coraggio di affrontare e morire per una causa, fiducioso però delle proprie capacità, tanto da non pensare due volte e ottenere tutto quello che voleva in un colpo solo: un diversivo, la vita e un addio ufficiale salvando capra e cavoli.

Jinbe è il portatore della “Ruota” ovviamente, ed è quindi colui che attenua gli effetti del crollo della “Torre” a Luffy..

CAPONE

“l’EREMITA” (9). Questo arcano è ballerino per Capone che passa da una fase all’altra in base alla realtà oggettiva attorno a lui, ma lo rappresenta mentalmente bene almeno da quando è ricomparso. Eppure, se in passato l’arcano era probabilmente capovolto per il suo modo di agire subdolo, solitario e calcolatore, ora è passato al godere delle virtù dell’arcano: attesa, riflessione, prudenza.

Essendo marginale e in attesa non si può aggiungere altro.

 

E ora parliamo di chi porta la conclusione del capitolo nell’arcano del “Giudizio” (20), ovvero…

BROOK

Il “CARRO”(7) rappresenta l’abilità nell’affrontare situazioni avverse e l’ambizione nel raggiungimento dei propri obiettivi.

A completare il quadro ci vuole però “l’IMPERATORE” (4) che; come dicevo per Luffy: chi domina e ottiene prontamente ciò che desidera ha l’imperatore favorevole dalla sua. E direi che Brook con il suo fare furtivo ha fregato tutti.

Precisiamo che probabilmente la foto di Caramell era comunque il target di Luffy, ma il fatto che si sia mostrato subito attirando l’attenzione su di se lascia pensare che i due fossero d’accordo con un piano B.

Il diversivo creato da Jinbe ha avuto il compito di far tornare razionale Mom colpendola su un suo punto debole, e ha creato un momento di “vuoto” propizio, che lo scheletro ha usato subito per traghettare la “Ruota della Fortuna”(10) ne “il Giudizio”(20), ribaltando tutta la situazione poiché ogni parte dovrà raccogliere la propria responsabilità e il concetto è semplice: o l’esito è gratificante e ci porterà ad essere soddisfatti delle nostre azioni fino a quel momento (rottura della foto) , oppure… “possibile rinvio del buon esito di una faccenda”.

Non ci si va per il sottile insomma, ma lo scopriremo alla prossima!

 

Ora; se avete notato, ad ogni Arcano è associato un numero. Io non sono un esperto, né un cartomante e nemmeno uno che pratica queste cose specialmente di numerologia, piuttosto sono un appassionato di simbologia, ma voglio provare a fare un “gioco”. Calcolando i vari numeri in negativo e positivo delle due fazioni, ovviamente mi vengono fuori due risultati. Per restare il più neutrale possibile ho voluto assegnare gli Arcani maggiori al capitolo e ai personaggi in base al senso esoterico della carta, cercando di essere soddisfatto nell’attribuzione. Quando ho finito di assegnare il tutto, ho fatto i conti.

Praticamente Big Mom ha un numero in negativo e Luffy in positivo e questo fatto ha determinato come ho calcolato il risultato per ottenere due diversi Arcani assegnati. (es: 113, 1+1+3 = 5, se positivo/ -89, 8-9 = 1, se negativo)

Beh, direi che il risultato è interessante

Fazione Big Mom: -17, (1-7=6) “gli Amanti”.

Questo risultato può far pensare che Pudding non sia in grado di scegliere e “rinascere” dalla “Morte” (13), e che quindi potrebbe avere la caduta nell’Arcano del “diavolo”, cadendo nell’oblio e riportando potere a Mom. Perché se Pudding non accetta “l’amore” di Sanji, non può che tornare da Rinrin.

L’altra faccia è la “Stella”. Cioè che la situazione emotiva di Pudding potrebbe invece repentinamente risolversi a favore di Luffy, nel caso la figlia voglia abbandonare la madre fargliela pagare.

Comprendete quanto questa battaglia interna di Pudding potrebbe decidere le sorti del futuro imminente?

Fazione Luffy: 119, (1+1+9= 11) “la Fortezza”

Sapere di avere validi compagni al fianco non può che aumentare lo spessore di chi combatte. Sia Jinbe che Brook hanno aiutato Luffy ad ottenere l’obiettivo che doveva competergli, in perfetta contrapposizione alla famiglia Rinrin che sta crollando come un castello di carte al vento proprio per mancanza di fiducia reciproca.

Luffy sa che la sua forza sono i suoi compagni da sempre, e giorno dopo giorno tutti loro realizzano questa realtà virtuale per via dell’energia che il capitano trasmette attorno a sé. Direi che vista la collaborazione a più parti e tutte sicure della realtà attorno a loro (e ci manca ancora una parte dei mugi da vedere) il concetto di “Fortezza” cada a pennello.

Abbiamo finito.

Tutto questo come al solito per un puro fine di divertimento e conoscenza riguardo a questi temi “esoterici” che penso riguardino MOLTO la creazione di One Piece, e se non lo avete fatto vi consiglio di recuperare il saggio “ONE PIECE un tesoro ritrovato” nelle note della pagina ad opera del Maestro Ram Seth, che vi metterà luce sul filo esoterico che potrebbe accompagnare l’intera opera sin dal primo capitolo.

Grazie per la pazienza!

Tatzel Wurm

2.33/5 (3)

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La torta nuziale esoterica di Big Mom

LE CROCI, I TESCHI, LE ROSE, LA PIRAMIDE, E INFINE L’OCCHIO CHE VEDE LÀ.

(c’è tutto -per un rituale esoterico-, non manca niente)

Senza stare a scomodare la coincidenza che questi cinque simboli sono ampiamente stati usati singolarmente o associati tra loro in massoneria, e siccome non credo proprio Oda voglia trattare questo tema così direttamente per il suo manga, allora perché proprio questi?

Innanzitutto specifichiamo che l’occhio si vede solo grazie al gioco di prospettiva, ma non è casuale visto che risulta centrale nella regia, e soprattutto sovrasta l’intera area con le tre punte delle torri che lo indicano.
Il terzo occhio direi che è stato protagonista del capitolo e quindi direi che non ne parliamo, però bisogna accennare alla centralità dell’ haki dell’osservazione, che più o meno casualmente è un punto determinante del capitolo. XD
Poi… Beh, c’è un matrimonio di mezzo, quindi le rose cadono a pennello! Ah, però in simbolismo esoterico la rosa può significare che per raggiungere la “bellezza”; lo “scopo”, bisogna sacrificare qualcosa (per via delle spine)… quindi Sanji?
Perfetto!

E infatti già che ci siamo ci sono i teschi e le croci per fare un bel funerale! Solo che anche qui la chiave esoterica del teschio riguarda appunto l’agognata “immortalità” spirituale e il perseguimento dei propri scopi fino alla morte.
Allora c’è della confusione… oppure no!

Sulla croce non mi espongo più che dire che è simbolo di immortalità e potere da molto, molto prima che i cristiani la ribattezzarono come propria immagine, e quindi ridurla a una lapide è un po’ triste.
Io credo semplicemente che Oda abbia voluto caricare di valenza simbolica ed esoterica la torta, poichè in un unico rituale Big Mom sta celebrando la vita (matrimonio) e la morte (sacrificio), quindi documentandosi un minimo avrà visto che con poche informazioni sarebbe riuscito a creare un vero e proprio “monumento artistico” semplicemente usando alcuni tra i più celebri e comuni simboli della storia.

Quindi, senza troppe pippe mentali possiamo interpretare i simboli oggettivamente per quello che ci rappresentano rispetto alla nostra cultura (teschio-morte, rose-amore), per la loro chiave archetipica che risveglia il subconscio (prima ragione di esistere dei simboli) oppure per il significato esoterico, sicuramente più criptico.

Ma il senso di tutto rispetto alla trama?

Il rituale si è compiuto ragazzi… due persone sono morte all’altare. E non c’entra il prete. Sia Pudding che Sanji su quella piramide sono simbolicamente morti per rinascere, confermando quanto scritto sopra. Sanji dopo aver forzatamente esplorato il tetro anfratto del suo passato è finalmente un uomo nuovo che sa chi è, e cosa vuole.  Questo gli darà nuova energia per superarsi e dominare l’haki che gli viene innato data la sua sensibilità ed empatia: la tonalità dell’osservazione.
Mentre Sanji è arrivato al rituale interiormente maturo e pronto a reagire, Pudding è appena crollata e dovrà fare i conti con la realtà. Al momento è in preda alla morte spirituale, e non si sa come potrebbe rinascere viste le più personalità che convivono (malissimo). Ma il nostro Mister Prince sembra avere un potere speciale, un potere che è in grado di entrare nel cuore delle persone, e di questo ho molta fiducia.

PS: Tra l’altro il prete (con la testa a pentacolo) è morto fisicamente adempiendo al sacrificio di sangue al posto di Sanji. Vero Agnello di Dio. Quindi il rituale della morte voluto da Mom si è effettivamente compiuto, manca però il bacio che sancisce la vita, arriverà? E con chi?

Scusate la lunghezza.

-Tatzel Wurm-

3/5 (4)

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L’eredità degli Antichi e la missione di Gol D. Roger

Gol D. Roger

L’eredità degli Antichi e la missione di Gol D Roger

Avvertenza: il presente articolo non si pone solo l’obiettivo di analizzare il viaggio di Gol D Roger in sé, ma prova anche a contestualizzarlo nel quadro del progetto e dell’eredità degli antichi, analizzando il modo in cui questi ultimi condizionarono le future generazioni, fino ad arrivare all’eredità lasciata dallo stesso Gol D Roger. Motivo per cui partiremo da molto lontano, e lo faremo ponendoci la stessa domanda che si pose il professor Clover nel capitolo 395: “Perché esistono i Poneglyph?”

Il professor Clover, insieme al suo team di archeologi, dedicò buona parte della sua vita allo studio di questi antichi manufatti. In funzione di ciò che scoprì, concluse che queste pietre indistruttibili furono pensate per consegnare ad imperitura memoria i tratti salienti di un passato che non poteva e non doveva essere dimenticato. Scriverlo soltanto sui libri non sarebbe stato sufficiente né sicuro, in quanto, oltre al tempo, vi era un nemico ben più agguerrito e risoluto: una coalizione di regni, conosciuta poi come Governo Mondiale, decisa a cancellarne ogni traccia.

Ma se l’intento era quello di mettere al corrente le future generazioni della storia passata e dei suoi segreti, perché non incidere le pietre in lingua comune? Perché rendere questo messaggio tanto complesso da decifrare?

Il motivo in realtà è semplice: evidentemente vi erano informazioni che non sarebbe stato saggio rendere accessibili a tutti, almeno non senza una preventiva mediazione. Informazioni che avrebbero potuto spaventare le menti più deboli e ingolosire quelle più perverse.

Prendiamo ad esempio il caso delle Armi Ancestrali, o quello, non ancora confermato, della sperimentazione umana e dei frutti del Diavolo. Cosa pensate sarebbe accaduto se persone di media o scarsa cultura, non avvezzi a girare il mondo, avessero letto di una storia condita da tre armi in grado di distruggere il mondo e di un Regno tanto avanzato tecnologicamente da rendere reale l’assunto “L’uomo che si fa Dio“?

In un mondo che sarebbe prevedibilmente piombato in un medioevo scientifico-culturale, come poi è accaduto, con chi pensate si sarebbero schierati costoro? Con quel regno che metteva il progresso davanti ad ogni altra cosa e predicava l’uguaglianza tra i popoli, oppure con i suoi detrattori? Con buona probabilità, come la storia insegna, i progressisti sarebbero stati additati come pazzi, mostri… demoni. Ecco perché dare in pasto ad un mondo non ancora pronto informazioni del genere avrebbe significato la completa rovina.

Di qui, probabilmente, la scelta di usare una lingua ben diversa da quella comune. Una scelta che implicava una condizione di assoluta rilevanza: fatto salvo il clan Kozuki, che si tramandò la capacità di leggere e scrivere i Poneglyph, al resto dell’umanità non restava che studiarli per poterli decifrare. In altre parole, lo studio, e quindi la conoscenza, diventò automaticamente non solo lo strumento per poterli tradurre, ma anche l’unico modo per poter comprenderne il contenuto! D’altronde abbiamo appena detto che senza un’adeguata preparazione culturale non è possibile sviluppare senso critico, e senza questa capacità è impossibile a sua volta riuscire ad effettuare le scelte più opportune, distinguendo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

A nostro parere, questo deve essere stato il dilemma di fronte al quale si sono trovati Gol D Roger e i pirati Jolly Gol D Roger. Un dilemma insolvibile senza la giusta levatura intellettuale. Al di là di tutto ciò che diremo fra poco al riguardo in modo più approfondito, Gol D Roger non fu in grado di dare un’ interpretazione incontrovertibile a quello che apprese, tant’è vero che lo stesso Rayleigh a Sabaody confessò a Robin che, alla fine del viaggio, pur venendo a conoscenza della stessa storia che loro scoprirono, sarebbero potuti giungere a conclusioni diametralmente opposte.

A tal proposito apriamo una breve parentesi chiarificatrice, perché è bene fugare ogni dubbio:

Le esatte parole di Rayleigh (che il Re ha gentilmente tradotto per noi), a precisa domanda, furono:

“[…] La verità è che abbiamo scoperto TUTTA la storia”.

Motivo per cui è possibile affermare con certezza che a Gol D Roger e compagni non mancasse alcun pezzo, e dunque, che la loro incapacità di tirare le somme in modo univoco non fosse affatto imputabile a questo. Inoltre è presumibile che il Rio Poneglyph sia strutturato in maniera tale da rendere impossibile a chi non lo legga per intero di venire a conoscenza di TUTTA la storia.

Detto questo, quindi, abbiamo capito e assodato uno dei pilastri fondanti di tutto il ragionamento, ossia: senza un’adeguata preparazione culturale non è possibile dare una corretta interpretazione della storia. Un concetto che se vogliamo è banale, dato che vale a tutti i livelli, e non certo solo in One Piece.

Chi è che invece possedeva queste caratteristiche? Naturalmente i ricercatori di Ohara.

Allora vi facciamo la seguente domanda: secondo voi, un ricercatore di Ohara sarebbe stato in grado di compiere l’impresa di Gol D Roger, conquistando l’intera Grand Line?

Anche in questo caso la risposta è banale, ed è no, perché mancava loro ciò che invece competeva a Gol D Roger, ossia le doti e i mezzi pirateschi, che di fatto gli permisero di girare il mondo, di conoscerlo e di conoscerne le genti, facendo fronte ad ogni sorta di pericolo che la navigazione, specialmente dentro la Grand Line, poteva mettergli dinanzi. A tal proposito risulta emblematico ciò che disse Rayleigh a Robin continuando nella sua spiegazione:

“[…] Osserva con attenzione il mondo”.

Attenzione: “osserva”, non “osservate”.

In quel momento, infatti, si stava rivolgendo alla Robin studiosa di Ohara, affinché colmasse la lacuna che il professor Clover e gli altri presentavano, ossia, come già detto: la mancanza di doti piratesche tali da permettergli di girare il mondo, di osservarlo e di conoscerlo. Pur essendo vero e indiscutibile che Nico Olvia ed altri ricercatori presero il mare alla ricerca di altri Poneglyph, siamo ben lungi dalla condizione di cui stiamo parlando, tant’è vero che si fecero catturare dalla Marina ancora prima di aver completato la loro missione.

Di fatto, anche le successive parole di Rayleigh cominciano a quadrare:

“[…] Di noi così come della gente di Ohara si potrebbe dire che siamo stati un po’… avventati”.

Già… perché mai sarebbero stati avventati?

Perché, se non fosse ancora chiaro, erano entrambi completamente sprovvisti di una delle due condizioni essenziali sopra citate, che in definitiva possiamo riassumere come segue:

  1. Conoscenza del mondo e delle sue genti, acquisita con l’esplorazione dei mari e il relazionarsi con le varie razze e popolazioni presenti sulla terra.
  2. Nozioni storiche-culturali tipiche di uno studioso.

D’altronde, non è possibile decidere del futuro senza un’adeguata conoscenza del passato (condizione culturale) e del presente (condizione piratesca).

Alla luce di questo, possiamo cominciare col dare un significato completamente nuovo, ad esempio, alla presenza di un Poneglyph nella sacra terra dell’archeologia, qual era Ohara. Infatti, nell’ipotesi di un Regno sufficientemente avveduto e lungimirante, quale potrebbe esser stato il Grande Regno dell’antichità, è assolutamente convincente che gli antichi posizionando un Poneglyph ad Ohara cercassero una commistione fra levatura intellettuale e capacità piratesche, che doveva realizzarsi spingendo da un lato i ricercatori ad interessarsi e studiare quelle pietre, ma sperando, d’altra parte, che un giorno uno di loro sarebbe riuscito a possedere le doti di un pirata e/o avrebbe incontrato l’uomo della provvidenza. Condizione che, per la prima volta dopo 800 anni, viene a compimento evidentemente nel momento in cui Nico Robin si unisce alla ciurma di Luffy.

D’altronde, se è vero che il Poneglyph affidato agli Shandia doveva essere protetto per via delle informazioni sensibili in esso contenute, non è parimenti logico pensare ad una sorte simile per quello di Ohara. Chi avrebbe dovuto difenderlo in tal caso? I ricercatori? Sono stati a malapena in grado di occultarlo. Quindi è evidente che il motivo per cui venne affidato loro un Poneglyph non fosse tanto quello di proteggerlo ma quello di studiarlo, permettendo così all’umanità di cominciare a camminare nella giusta direzione.

Ma, arrivati a questo punto sorge spontanea un’altra domanda: se il Grande Regno ha tenuto conto di questi due fattori, evidentemente aveva architettato un progetto molto più ampio e su scala più vasta per garantire che quelle memorie storiche sopravvivessero alla storia stessa.

Qual era dunque questo progetto?

A nostro parere, ad una prima fase, consistente nell’esplorazione dei mari e nella conoscenza del mondo e delle sue genti, che si sarebbe chiusa con l’approdo sull’ultima isola (dove si sarebbe venuti a conoscenza dell’esistenza dei Poneglyph, della civiltà che li fece scolpire e di Raftel), doveva seguire una seconda fase di ricerca, studio e traduzione dei Poneglyph sparsi per il mondo.

Per fare ciò il Grande Regno avrebbe dovuto necessariamente agire su più livelli, tenendo conto di molteplici variabili. Anzitutto, come dicevamo all’inizio, bisognava conciliare la necessità di salvaguardare il loro sapere dal tempo e da possibili nemici, con la volontà di far arrivare il messaggio a colui che un giorno sarebbe stato in grado di cambiare le sorti del mondo, e abbiamo capito che in quest’ottica si inquadrano bene le scelte di usare un materiale indistruttibile e una lingua molto difficile da tradurre.

Rimane tuttavia ancora un grado di vulnerabilità: infatti le pietre, se trovate, potevano essere prelevate e fatte sparire. Bisognava dunque curarsi di nasconderle per bene, in particolar modo quelle più importanti (ovvero quelle del Rio Poneglyph). Al contempo, però, era necessario fare in modo che solo coloro in grado di tradurre quei caratteri sarebbero stati in grado di trovarle. Ecco spiegata la funzione dei Poneglyph di locazione, ossia quelli che indicano la posizione di altri Poneglyph, senza i quali evidentemente sarebbe stato molto difficile, per non dire impossibile, trovarli tutti.

Ma se tutti i Poneglyph furono nascosti più o meno accuratamente, dato anche il loro numero estremamente esiguo, come avrebbe fatto l’eventuale predestinato a cercarli se non ne avesse mai visto uno in vita sua? Evidentemente bisognava porre da qualche parte nel mondo qualcosa che, oltre ad essere facilmente rintracciabile, mettesse al corrente dell’esistenza di queste pietre, di Raftel e di tutto ciò che era necessario sapere per completare l’opera, compresa l’esistenza del clan Kozuki.

A tal proposito, direte voi: perché non affidare a Ohara la stessa conoscenza lasciata in eredità al clan Kozuki?

Se abbiamo capito il ragionamento la risposta è banale: così come l’abito non fa il monaco, la sterile capacità di leggere e scrivere una lingua morta non faceva dei Kozuki dei luminari, quindi, sebbene avessero potuto tranquillamene decifrare il contenuto di un Poneglyph, non avrebbero avuto gli strumenti culturali necessari a capire e interpretare il messaggio finale, tant’è vero che quest’ultimo non fu mai tramandato, e morì insieme alla prima generazione di scalpellini.

Ciò che importa tenere a mente è che non è possibile, né pensabile, bypassare la fase di studio e di ricerca che porta alla decifrazione dei Poneglyph, e pretendere poi di capire oltre ogni ragionevole dubbio il loro contenuto. Questa è una tappa forzata e assolutamente necessaria. Ecco perché Gol D Roger, come vedremo fra poco, costituì, con buona probabilità, l’unico vero grande “imprevisto” all’interno di questo complesso meccanismo di trasmissione delle informazioni ideato dall’antico regno.

Lui difatti non ebbe alcuno studioso in ciurma, ma, per quel che riguardava la traduzione, si affidò a Oden Kozuki, il discendente diretto di un clan che era stato inserito nel computo delle informazioni salienti sui Poneglyph con uno scopo completamente diverso rispetto a quello di agevolare l’eventuale predestinato nella decifrazione di queste pietre. In altre parole, Gol D Roger, pur avendo molte carte in regola per rivestire il ruolo di uomo della provvidenza, bypassò la fase più importante, tant’è vero che, alla fine, a prescindere da tutti gli altri fattori di cui parleremo a breve, non fu in grado di arrivare ad una conclusione univoca e incontrovertibile, ovvero pur essendo arrivato fino a Raftel, non fu in grado di farsi carico del peso della storia. La malattia non fece che peggiorare le cose. Anzi, è molto probabile che sia stata la stessa malattia a spingere Gol D Roger per la via più breve, costringendolo ad essere “avventato”. Potremmo dire che nella ciurma di Gol D Roger pur abbondando le doti intellettive scarseggiavano le doti intellettuali.

Ma c’è anche un altro elemento che giocò un ruolo chiave nella disfatta del Re dei Pirati. Un elemento che rappresenta il terzo pilastro fondante dell’intero progetto e di questo articolo: il tempo.

Gol D Roger apparteneva alla generazione sbagliata. Mancò l’appuntamento col destino di appena vent’anni, ed il motivo è molto semplice. Immaginando quali potessero essere le mire degli antichi, è impossibile non tenere conto delle armi ancestrali. In qualche modo, di certo, queste andavano usate, ma non necessariamente come armi di distruzione di massa. Ciò implica che, quando Gol D Roger arrivò a Raftel, le armi sarebbero dovute essere tutte parimenti disponibili, e noi sappiamo per certo che Poseidon all’epoca non era ancora venuta al mondo. Quindi oltre alla malattia, oltre all’incapacità di trarre dovutamente le proprie conclusioni, Gol D Roger aveva di fronte un altro ostacolo insormontabile: la mancanza di un tassello cruciale per adempiere alla volontà degli antichi (e verosimilmente anche alla promessa fatta da Joyboy).

Ecco perché Rayleigh disse a Robin:

“[…]Anche se in questo momento vi rivelassi ogni cosa a proposito della storia, non potreste fare alcunché…!!”

Eppure, nonostante la presenza di numerosi fattori a giocare contro di lui, Gol D Roger fu l’uomo imprevisto di cui il Grande Regno aveva estremamente bisogno, perché fu colui che rese il meccanismo di trasmissione delle informazioni ideato dagli antichi, praticamente perfetto.

Affermare una cosa del genere capite bene che equivale a contemplare degli errori, o comunque degli elementi di vulnerabilità che avrebbero potuto compromettere la buona riuscita del progetto.

I più attenti di voi avranno di certo notato che non abbiamo ancora analizzato il pezzo più importante della catena, quello da cui sarebbe dovuto cominciare tutto, ossia il “contenitore” delle informazioni posto sull’ultima isola, la fonte da cui il prescelto avrebbe dovuto venire a conoscenza di tutti i dati preliminari e necessari per poter cominciare la ricerca dei Poneglyph. Come abbiamo già detto, questo elemento doveva godere di alcune proprietà particolari, in quanto doveva essere al contempo facile da trovare ma insospettabile da parte della Marina o del Governo Mondiale. Doveva inoltre essere in grado di perdurare nel tempo, almeno finché non avesse adempiuto alla sua “missione”; d’altra parte doveva essere estremamente selettivo nei confronti di coloro che gli si sarebbero posti davanti.

Analizziamo le ipotesi che circolano.

  • Gol D Roger potrebbe aver trovato un Poneglyph.

Ci sentiamo di escluderlo, il Governo lo avrebbe certamente spostato, a maggior ragione se doveva rispettare il vincolo di essere facilmente rintracciabile. Inoltre, come avrebbe fatto Gol D Roger ad apprendere le informazioni in esso contenute? Ascoltandone la voce direte voi. Ma se il suo potere gli dava questa capacità, allora perché reclutare Oden? La presenza a bordo di quest’ultimo sarebbe stata superflua. Tra l’altro, usare un Poneglyph per svelare l’esistenza dei Poneglyph stessi non ci sembra una trovata brillante.

  • Gol D Roger potrebbe aver trovato una sorta di “Stele di Rosetta”.

Questa teoria circola insieme a quella che vuole che una stele di questo tipo si trovi a Raftel. Nulla di più sbagliato. A Raftel non può esserci nulla di simile, perché per arrivarci occorre conoscere la lingua antica e tradurre i 4 Road Poneglyph, sicché tale stele sarebbe superflua. Che si trovi sull’ultima isola è parimenti impensabile, perché altrimenti gli antichi avrebbero consegnato a chiunque mettesse piede sull’isola la chiave per giungere a Raftel, alla verità e alle armi ancestrali. Si pensi a Kaido e Big Mom, ma soprattutto al Governo. Avrebbero potuto persino farla sparire. Inoltre, avendo Gol D Roger appreso i fondamenti di traduzione dalla stele, la presenza di Oden sulla sua nave sarebbe divenuta nuovamente superflua.

  • Gol D Roger ha semplicemente ascoltato quelle informazioni da un oggetto sull’isola o dall’isola stessa.

Impossibile. A questo punto Gol D Roger avrebbe potuto ascoltarle anche da altre isole o da altri oggetti sparsi per il mondo. Senza contare che in questo modo il suo potere assumerebbe dimensioni bibliche.

Veniamo allora alla nostra ipotesi.

  • Gol D Roger ha incontrato sull’ultima isola un animale millenario

A nostro avviso sì. Innanzitutto perché la capacità di ascoltare un animale pare non essere così rara, né così comune (Gol D Roger e Oden prima, Luffy e Momonosuke poi). Inoltre questa ipotesi supera le obiezioni mosse alle altre: come avrebbe potuto un animale, a prescindere dal tipo, essere sospettato di detenere tali informazioni? Inutile dire che abbiamo già un precedente, ossia Zunisha, a conferma del fatto che animali tanto longevi esistono e che possono essere ascoltati, o addirittura che con essi si può parlare (nel caso di Momonosuke). Perché allora non immaginare che gli antichi scelsero un altro animale per adempiere a questa missione?

Ma veniamo alla domanda di partenza

Se un animale millenario rispetta tutti questi vincoli, perché avrebbe rischiato di essere un importante fattore di vulnerabilità all’interno del progetto? Per poter rispondere è necessario introdurre il concetto di “missione”, che, leggendo il manga, sembra essere strettamente connesso all’esistenza stessa dei Poneglyph, e non solo.

Ad esempio, dopo aver letto il Poneglyph di Shandora, Robin dice che esso (e di conseguenza gli Shandia) ha finalmente assolto al proprio compito.

Sulla base di quanto detto in precedenza, possiamo affermare che, nel momento in cui Robin si unì alla ciurma di Luffy, anche il Poneglyph di Ohara adempì alla sua missione, cioè quella di propiziare l’incontro tra colui che avrebbe cambiato il mondo e qualcuno un grado di comprendere il messaggio.

Ma, se riflettiamo un attimo, anche il Poneglyph presente sull’isola degli Uomini-Pesce attende che si compia la sua missione (in questo caso riguarda la promessa fatta da Joyboy). Per riflesso, anche l’arca Noah attende che si compia il suo destino, esattamente come le armi ancestrali.

Potremmo allora allargare il ragionamento a Zunisha. Riteniamo verosimile, infatti, che gli antichi condannarono l’elefante millenario a portare i Mink, finché non fosse arrivato il giorno in cui, giunto qualcuno in grado di parlargli (Momonosuke), questi, dandogli un ordine preciso e facendo adempiere a Zunisha la sua missione, avrebbe estinto la sua condanna. Quale? Lo scopriremo tra qualche anno.

E allora perché non immaginare che anche sull’ultima isola ci fosse un animale adibito ad una missione, cioè quella di dare a chi giungesse lì e fosse in grado di ascoltarlo, le informazioni di base per iniziare la ricerca? Una missione che, una volta conclusa, avrebbe sciolto l’animale dal suo vincolo, permettendogli così, dopo 800 lunghi anni, di morire in pace.

Ebbene, l’uomo che per la prima volta, dopo secoli, fu in grado di ricevere quelle informazioni, non fu colui che gli antichi speravano che fosse. Gol D Roger, una volta giunto sull’ultima isola, ebbe modo di ascoltare l’animale e ciò che egli aveva da dire. Gli permise, un po’ ingenuamente, di adempiere alla sua missione, e di lasciare il mondo. Ma Gol D Roger non era l’uomo in grado di portare a compimento la volontà degli antichi, lo abbiamo detto. Anzi, una volta morto l’animale, lui avrebbe rischiato di tramutarsi nella pietra tombale su tutto il progetto, dato che, fatalmente e disgraziatamente, anche lui era in procinto di tirare le cuoia per via della malattia.

Gol D Roger, in altre parole, era l’imprevisto all’interno di un piano quasi perfetto, brillante… oseremmo dire divino. Un piano così ambizioso da pretendere di compiersi in qualsiasi momento, di qualsiasi era. Bastava solo che venissero soddisfatte le quattro condizioni cardine di cui abbiamo parlato: conoscenze storiche, capacità piratesche, coincidenza temporale e capacità di “sentire la voce delle cose”, senza la quale sarebbe stato impossibile ascoltare l’animale.

Una volta arrivato a Raftel, Gol D Roger capì di aver fatto un errore. Capì di non essere l’uomo che gli antichi stavano aspettando, perché era stato avventato, ma anche sfortunato. A quel punto non gli rimaneva che una scelta. Compiere la volontà degli antichi? No, non ne avrebbe avuto la capacità. Gol D Roger, brillante com’era, fece qualcosa di meglio: creò da zero la sua missione, facendosi prosecutore materiale di quella volontà, in modo da permettere ad altri dopo di lui di poterla compiere al suo posto, ma migliorando al contempo l’intero meccanismo ideato dagli antichi. In altre parole, prese quest’unica vulnerabilità e la trasformò nel pilastro solido che non era mai stato, chiedendo a Oden, dopo aver sciolto la ciurma, di incidere in lingua comune il trentunesimo Poneglyph.

Vi siete mai chiesti, infatti, come facesse Tamago a conoscere tutte quelle informazioni sulle antiche pietre se Big Mom non ha mai avuto modo di poterle tradurre? Escludendo a priori la disgustosa idea che qualcuno della ciurma di Gol D Roger abbia tradito, l’unico modo che ha un pirata comune, fosse anche imperatore, di venire a conoscenza di quelle informazioni è mediante una stele scritta in lingua comune e facilmente rintracciabile sull’ultima isola. Questo se non altro conferma le parole di Inuarashi, quando disse:

“[…] Solo una volta arrivati al punto finale indicato dai registri ci si può imbattere nel mistero dei Poneglyph, degli antichi caratteri e della civiltà che li ha creati, così come in quello della reale esistenza dell’ultima invisibile isola, Raftel!”

Ma, direte voi, non viene meno ad una delle condizioni citate all’inizio?

Ed è proprio a questo che servì principalmente salire su quel patibolo a Loguetown. Gol D Roger sapeva bene che un Poneglyph sull’ultima isola, messo magari ben in vista, avrebbe avuto vita breve, specialmente con la Marina libera di scorrazzare per i mari (d’altronde fu proprio per questo che ipotizziamo sia stato scelto un animale da parte dell’antico regno). Decise allora di ponderare bene le sue ultime parole, per fare in modo che la fiammella accesa dagli antichi non solo sopravvivesse a lui stesso ma addirittura bruciasse più che mai in ogni angolo del mondo. Diede inizio alla prima vera Era della Pirateria, spingendo molte più persone lungo quello stesso cammino che era la Grand Line e che inevitabilmente avrebbe portato all’ultima isola, là dove chiunque sarebbe stato in grado di apprendere dell’esistenza dei Poneglyph.

Ma di contro cosa ottenne? Tutti coloro che presero il mare, spinti dall’idea di ottenere ricchezza, fama e potere cominciarono a darsi battaglia lungo tutta la Grand Line. Nel Nuovo Mondo, poi, si vennero a creare dei veri e propri territori di proprietà degli Imperatori. In altre parole, Gol D Roger impose un blocco invalicabile, fatto di navi, uomini e spade, fra il Poneglyph e la Marina, impedendo loro di raggiungere in maniera agevole l’ultima isola.

Ma è anche vero che, in fin dei conti sarebbe bastato anche un solo pirata che avesse sparso la voce, e ogni azione della Marina e del Governo di occultare quella pietra sarebbe stata vana. Proprio come è avvenuto, tant’è che Tamago parla, evidentemente, per sentito dire.

Ma allora vi chiederete: come mai l’Antico Regno ha scelto maggiore segretezza?

Perché non mettere il mondo a conoscenza dei Poneglyph, senza estreme selezioni iniziali, e poi affidare a quei pochi eletti in grado di studiarli e tradurli di concludere il viaggio, giungere a Raftel e compiere la loro volontà?  In fin dei conti è proprio quello che ha fatto Gol D Roger, e abbiamo appena detto che lui migliorò quel meccanismo di trasmissione.

Ebbene, ci tocca ancora una volta parlare del concetto di “missione”.

Lo scopo degli antichi era quello di sparare un unico proiettile, che viaggiasse attraverso il tempo, fino a beccare il bersaglio, al centro, al momento giusto. Una follia, direte voi. Eppure è quasi successo. Il margine di errore è stato di una manciata di anni su ben otto secoli! Ma questa missione era troppo rischiosa, e difatti ha fallito, proprio nel momento stesso in cui Gol D Roger ha messo piede sull’ultima isola. Lui se ne è reso conto solo arrivato a Raftel. Ecco allora l’idea geniale: riprogrammare l’intera missione, facendo in modo di colmare tutte le vulnerabilità del progetto iniziale. Difatti, quando Baffibianchi parla con Teach, a Marineford, non dice: “Non sei tu colui che gli Antichi stavano aspettando” bensì “Non sei tu colui che Gol D Roger stava aspettando”! La missione adesso è la sua, e come uno qualsiasi di quei Poneglyph, vi adempirà, quasi sdebitandosi con gli antichi, nel momento stesso in cui Luffy se ne farà carico, giungendo a Raftel.

Questo, se ci pensate, è proprio il significato di quella famosa “volontà ereditata” citata proprio da Gol D Roger al capitolo 100. A voler essere completi, Gol D Roger ha dato persino un senso alla “ciclicità delle ere”, altro elemento citato in quell’occasione. Difatti, un Poneglyph, pur dovendo adempiere ad una missione, non “muore” come farebbe un animale, nel momento in cui viene liberato dal suo vincolo. Rimane lì, ad imperitura memoria. Questo è proprio lo scopo per cui gli antichi scelsero di affidare al clan Kozuki la capacità, non tanto di leggere, ma di scrivere i Poneglyph.

Vi siete mai chiesti perché mai, dopo secoli, si sarebbe dovuto rendere necessario incidere ancora quelle pietre? Lo dice Raizo, al capitolo 820:

“[…] Ciò che però venne tramandato fu l’arte del leggere e scrivere gli antichi caratteri!”

Il motivo, a nostro parere, è molto semplice. Finché non fosse arrivato qualcuno in grado di cambiare le sorti del mondo, poteva venirsi a creare la necessità di consegnare alla storia altri accadimenti di importanza cruciale, affiché le future generazioni potessero capire, metabolizzare ed evitare di cadere nuovamente in fallo. Di fondo, è solo nel momento in cui si dimentica che si corre il rischio di ripetere gli errori del passato. Ecco perché esistono i Poneglyph. Ecco perché era estremamente necessario che tutti i singoli tasselli di quel messaggio fossero capaci di perdurare nel tempo, sopravvivendo alla storia stessa. Una cosa che è stata possibile solo grazie all’avvento dell’Era della Pirateria, che ora più che mai, è sinonimo di Libertà.

Cosa ha scritto quindi Gol D Roger sul “suo” Poneglyph?

Sicuramente tutte le informazioni di base su queste pietre. Orientativamente è proprio ciò che Tamago dice di sapere al riguardo. Ma, se siete stati attenti fin qui, non vi sarà sfuggito di certo un dettaglio: Gol D Roger ha inserito anche l’informazione sui Kozuki?

Evidentemente no. Lui, con buona probabilità, apprese del clan dall’animale, ma, nel momento in cui avrebbe lanciato l’Era della Pirateria per garantire al Poneglyph di resistere sull’ultima isola, se avesse riportato tal quale ciò che sapeva avrebbe rischiato:

  1. Di mettere a repentaglio la sopravvivenza del clan stesso, dato che chiunque avrebbe puntato su di loro piuttosto che spendere anni della propria vita a cercare di studiare e tradurre i Poneglyph. Basti pensare a Kaido e Big Mom, ad esempio.
  2. Di ripetere lo stesso errore commesso dagli antichi, inserendo una possibilità concreta di bypassare quel delicato processo di arricchimento culturale di cui abbiamo parlato e che abbiamo capito essere vitale per interpretare correttamente gli accadimenti del passato.

Ecco perché, in definitiva, possiamo definire quella di Gol D Roger l’impresa di maggiore caratura mai compiuta lungo tutta la sua carriera da pirata, qualcosa che di fatto lo comprova quale Re dei Pirati.

Detto questo, il nostro percorso finisce qui. Se vi avremo tediato ci spiacerà molto. Se vi avremo interessati ne saremo lieti. Noi intanto ci siano divertiti da matti a pensare, sviluppare e scrivere questa teoria partendo da zero.

Ringraziamo il Re per averci tradotto tutti i dialoghi che avete letto, e un grazie speciale a tutti voi per aver retto fino alla fine un simile malloppo.

Benn & Ray

La Gazzetta di One Piece

Onepiecelab – Teorie ed Approfondimenti

4.96/5 (50)

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X-Ray Analisys – I Poneglyph

Cari amici e lettori, ben ritrovati. Poneglyph

Capitolo dell’anno? Ni.
Sicuramente questo 846 è un capitolo molto ricco di informazioni, grazioso a vedersi e con una scenografia molto ben curata. Possiamo tranquillamente piazzarlo sul podio dei tre capitoli più interessanti del 2016, ma da qui a renderlo il migliore ne passa.

Sperando di fare cosa gradita, vorrei sorvolare sugli accadimenti “secondari” (cui dedicherò post mirati in pagina nei prossimi giorni) e focalizzare la mia attenzione sui Poneglyph, perché ci sono dei ragionamenti che vorrei sviluppare insieme a voi. Ringrazio gli altri colleghi per aver già parlato organicamente di diversi argomenti correlati, non fosse altro perché posso finalmente scrivere qualcosa di relativamente breve.

Cominciamo dalle parole del Barone Tamago sui Poneglyph

“Questi monumenti di pietra incisi si chiamano Poneglyph, sono sparsi per tutto il mondo ed in centinaia d’anni non sono mai stati distrutti. Si dice che ne esistano circa una trentina, bon, e che nove di questi siano quelli che contengono informazioni!* Nel momento in cui verremo condotti sull’ultima isola, Raftel, queste pietre cominceranno a raccontarci la verità che riguarda questo mondo.”

*NB: la parola “informazioni”, come mi suggerisce il Re, di cui vi invito a leggere le traduzioni, è scritto coi furigana di “Rio Poneglyph”. Tenete a mente questa cosa perché ci servirà.

Facciamo un salto indietro di seicento capitoli e prendiamo il 218. Qui Robin ricorda gli ultimi istanti prima che la tomba reale dei Nefertari crollasse, istanti in cui si sfoga con re Cobra.

poneglyph alabastaLa sua frustrazione discende dal fatto che in 20 anni di ricerche tutti gli indizi trovati la portavano ad Arabasta, ma qui non c’era ciò che cercava, ossia il Rio Poneglyph, bensì l’ubicazione di Pluton, cosa alla quale non era minimamente interessata. Da ciò che lei spiega a Cobra si evince chiaramente che non ha ancora capito cosa sia il Rio Poneglyph, tant’è che lo paragona ad una stele singola in cui trovare tutto ciò che riguarda il secolo buio. Un sogno che secondo lei non si realizzerà mai.

Cobra comincia a intuire, e infatti le chiede: “Stai dicendo che esiste un modo per svelare la storia che è stata celata, e che quel Poneglyph (cioè il Rio) sia la chiave per tutto ciò?”
Robin, fra le lacrime, conferma.poneglyph skypiea

Poi però, unendosi a Luffy, riesce a raggiungere Skypiea. Qui spiega che esistono al mondo solo due tipologie di Poneglyph (evidentemente non sapeva ancora dei Road):
– quelli che contengono indicazioni su altri Poneglyph;
– quelli che contengono informazioni.

Grazie al messaggio lasciato da Roger capisce che il Rio non è una singola stele, ma l’unione di tutte quelle che contengono informazioni (esattamente quel che dice Tamago, ecco perchè Oda l’ha scritto in quel modo). Tuttavia, a Robin manca ancora un pezzo per completare la deduzione, ovvero: non tutti quelli che contengono informazioni sono essenziali! Solo nove di questi compongono il Rio. Ergo, esistono altri Poneglyph contenenti informazioni “marginali”.

Ma di cosa stiamo parlando?

Per capirlo andiamo alla traduzione letterale delle parole “Poneglyph” e “Rio Poneglyph”:

i primi significano “Testo della storia”, mentre il secondo significa “Vero testo della storia”. Ora, non è che il Rio racconta la verità, mentre gli altri dicono fesserie. Queste pietre parlano di storia, ed in particolare della storia del mondo, narrando accadimenti o riportando informazioni comunque preziose alla sua ricostruzione, dalle origini fino agli ultimi eventi (che per il Regno Antico rappresentano proprio il secolo buio). Di questo secolo, ossia della verità nascosta dal GM, ne parla il Rio Poneglyph, cioè un sottoinsieme di blocchi informativi che tratta solo quella porzione di storia.

Evidentemente è una porzione di storia cruciale, dato che vi sono dedicati ben nove blocchi su diciassette*.

*NB: 17 è un numero preso al netto dei Road e di quelli che indicano la posizione di quelli che compongono il Rio, ma potrebbe anche essere inferiore.

Primo quesito: i Poneglyph che indicano l’ubicazione delle armi ancestrali sono senz’altro dei Poneglyph informativi, e questo ce lo conferma Robin a Skypiea. Ma siamo assolutamente sicuri che facciano parte del Rio?

Questa è una di quelle domande cui al momento non è possibile rispondere con certezza. Ci si trova dinanzi ad uno dei tanti bivii cui ci pone Oda (da gran bastardo):

  • Se la risposta fosse si, evidentemente le armi ancestrali avrebbero giocato un ruolo importante durante i cento anni bui.
  • Se la risposta fosse no, queste armi apparterrebbero semplicemente alla storia del mondo. Sarebbero un tassello di cui, secondo l’antico regno, bisognava prendere atto, seguendo fedelmente la filosofia di Clover secondo cui tutto ciò che appartiene al passato è giusto che si conosca, a prescindere dalla sua pericolosità potenziale.

Secondo quesito: dato che Clover e gli studiosi di Ohara con ottime probabilità non hanno mai trovato i Poneglyph riguardanti le armi ancestrali, ma erano comunque giunti a metà della loro indagine*, quanti e quali Poneglyph hanno letto? E il Poneglyph di Ohara, era un Rio?

*NB: questo viene detto da Clover nel capitolo 394.

Analizzando le parole di Clover del capitolo successivo, ossia il 395, dove spiega per filo e per segno i risultati delle loro ricerche e le deduzioni connesse, non si evince nulla, e sottolineo nulla, che riguardi il secolo buio. Clover apprende molte informazioni sul Grande Regno, ma nulla sugli accadimenti dei 100 anni di vuoto. Proprio per questo lui, desideroso di capire, cambia strada e va a monte del problema, chiedendosi: “ma perché esistono queste pietre? Perché chi le ha create si è curato di usare un materiale indistruttibile?”

Da qui esegue in cascata una serie di deduzioni logiche che cominciano a spaventare i cinque astri, i quali ordinano la sua esecuzione poco prima che rivelasse un elemento chiave, a suo dire, per comprendere il motivo per cui il GM ha cancellato dal mondo l’antico regno. Ma ancora una volta non si dice nulla sulla verità mancante, ovvero sugli accadimenti del secolo buio, altrimenti Clover avrebbe di sicuro rinfacciato le azioni, o una parte di esse,compiute dal GM nei confronti dell’antico regno. Invece sono solo ipotesi, audaci, come furono definite dai Cinque, ma pur sempre ipotesi. Di sicuro saranno veritiere, ma non discendono da qualcosa che lui ha letto direttamente. Non so se mi spiego.

Arriviamo quindi ad uno dei nodi cruciali: se il Poneglyph di Ohara fosse stato un Rio Poneglyph, come avrebbe fatto Robin a comporre tutti i pezzi?

Qualcuno potrebbe giustamente obiettare che lei sapeva già leggerli quando venne promossa ad archeologa. Spiava persino le riunioni degli altri membri del centro di ricerca, che la notte si riunivano nel seminterrato, nella sala del PG. Partendo dal presupposto che non sappiamo se lo abbia letto tutto o meno (dato che poteva limitarsi a spiare), che non ha mai preso appunti come fece in seguito da adulta, e che sono passati vent’anni da allora, è convincente pensare che abbia solo ricordi vaghi e approssimati di quelle informazioni, sempre ammesso che le abbia lette.

In altre parole, tutto spinge a pensare che il Poneglyph di Ohara, se facesse parte del computo dei Nove, costituirebbe un tassello mancante di enorme rilevanza, senza il quale praticamente rimarrebbe oscura una parte della verità. Senza contare che, dopo il Buster Call, il Governo possa aver prelevato quel Poneglyph e trasferito chissà dove. Quindi, anche per una questione di necessità di trama, si avalla la tesi iniziale.

Tornando al quesito di partenza, come conciliare dunque l’informazione data da Clover al capitolo 394 (dove dice che sono arrivati solo a metà dell’indagine sui PG) col fatto che, in soldoni, non hanno scoperto nulla degli accadimenti del secolo buio, ma solo informazioni storiche “di contorno” sul Grande Regno, tali da metterli in condizione di sviluppare delle prime ipotesi?

Ohara, come diceva Clover stesso, riuniva i migliori archeologi di tutto il mondo. Costoro lavoravano sui Poneglyph da tempo immemore, perché evidentemente sono sempre stati affascinati da questo tassello archeologico. D’altronde era pur sempre il loro mestiere. Quindi è impensabile che, in così tanti anni, non abbiano pescato almeno uno di quei Nove Pg, anche perché per affermare di essere a metà dell’opera devono aver capito quanti ce ne fossero in totale al mondo. Ma ancora una volta ci troviamo di fronte ad un bivio, ossia di fronte a due soluzioni:

  • La prima è che, quando il Governo andò a rompere i maroni a Ohara, il livello di traduzione fosse ancora in divenire, essendo questo un processo molto lento che richiedeva il contributo di molte teste pensanti (mentre Robin era in grado di farlo con una semplicità disarmante). Motivo per cui, pur avendo le pietre, o i calchi di queste, o una trasposizione tal quale su un blocco di appunti, queste informazioni dovevano ancora essere decifrate.
  • Oppure il Rio Poneglyph non contiene informazioni soltanto sul Secolo Vuoto, ma questa ipotesi, oltre a contrastare con quanto detto fin’ora, è poco convincente. Difatti, che senso avrebbe distinguere fra Rio e Poneglyph normali (al netto di quelli che danno indicazioni geografiche) se non può esserci una distinzione sostanziale nel loro contenuto?

In altre parole, quindi, i “demoni di Ohara” sono stati sfortunati, perché son state tranciate loro le gambe prima ancora di aver finito la corsa. Se ragioniamo in termini di trama, è giusto che sia così, altrimenti Robin ( e quindi noi lettori) avrebbe avuto poco da scoprire durante il suo viaggio. Ne consegue che, al netto delle armi ancestrali (abbiamo capito essere un grosso punto interrogativo), tutti i Rio, per noi e per la ciurma, sono ancora da scoprire.

Spezzo una lancia a favore dell’informazione sul nome del Regno, che potrebbe discendere dalla lettura di uno di quei nove PG, in quanto cruciale per capire cosa è accaduto. Ma nessuno ci assicura che questa informazione fosse contenuta nel Poneglyph di Ohara, anzi, sembra proprio che questo Poneglyph debba essere escluso dal computo.

Ora, che siano 9 oppure 6 in realtà non è che cambi molto, ma ci pone dinanzi ad un altro grosso inghippo, con il quale si sarà dovuto confrontare persino Oda: se in vent’anni di narrazione sono saltati fuori poco più che una manciata di Poneglyph, dovremo aspettare altri vent’anni per trovare quelli che restano? Ecco quindi la necessità di inserire nella narrazione la presenza dei Calchi. In proposito mi piacerebbe che, in qualche modo, Robin venga in possesso delle ricerche compiute dai suoi genitori, e che quindi il sacrificio di Olvia, di Saul e di tutti gli altri non sia stato vano.

Ma torniamo a quel che dice il Barone Tamago:

“Nel momento in cui verremo condotti sull’ultima isola, Raftel, queste pietre cominceranno a raccontarci la verità che riguarda questo mondo.”

Ho letto molti dubbi su questa frase, in particolare ci si chiede da cosa nasca la necessità di portare i Poneglyph a Raftel. Io però non vedo scritto nulla di simile. A mio parere ciò che intende Tamago è che, una volta recuperate tutte le info necessarie (possibilmente usando i calchi che sono più pratici e facilmente trasportabili) , e una volta giunti a Raftel, è possibile capirne il contenuto, che altrimenti rimarrebbe criptico.

Ma che significa? E cosa si dovrebbe capire di tale contenuto se nessuno, a parte Robin, è ormai in grado di tradurlo?

Per l’ennesima volta ci troviamo di fronte ad un bivio importante:

  • alcuni miei colleghi ritengono, giustamente, che queste informazioni siano poco affidabili, essendo il frutto di una tradizione orale che, passando di bocca in bocca, può aver acquisito sfumature sempre diverse;
  • tuttavia è anche possibile che tale informazione abbia subito poche mutazioni rispetto all’originale, e che quindi abbia solo un piccolo margine di inaffidabilità.

A cosa ci portano queste considerazioni?

Partiamo dalla seconda. Se ciò che Tamago ha detto è sostanzialmente vero, deve discendere perlomeno da una esperienza diretta, ma l’unica di cui si ha memoria è quella di Roger. A meno di considerare la disgustosa ipotesi che qualcuno della sua ciurma abbia tradito, per rendere vera questa ipotesi bisogna che tale informazione arrivi da via traverse, ad esempio che discenda da antiche dicerie. Allora, ponendoci in questa condizione, arriveremmo ad un’unica soluzione: su Raftel è presente qualcosa o qualcuno in grado di leggere, far parlare o mettere nelle condizioni di tradurre il contenuto dei PG.

Ora, questa soluzione fa acqua da tutte le parti, anzitutto perché Roger aveva Oden con sé, quindi aveva bisogno di tutto fuochè di un traduttore/interprete. Ma d’altro canto, è impensabile che si arrivi a Raftel senza tradurre il contenuto dei Road, per cui una figura del genere è in sostanza doppiamente inutile, giacchè se riesci ad arrivare a Raftel evidentemente puoi cavartela da solo in fatto di traduzione.

Torniamo quindi alla prima ipotesi: Tamago parla per sentito dire, come tale è molto probabile che stia dicendo delle inesattezze. Quindi il problema non è tanto “come fare a portare tutte le pietre su Raftel”, ma “cosa accade realmente una volta arrivati su quest’isola?”.

Le domande giuste sono essenziali per districarci in questo bordello interminabile (passatemi il termine). Difatti, se quanto detto da Tamago è inesatto, sopravvive comunque il dubbio che raggiungere Raftel sia necessario per capire e intendere ciò che c’è scritto nelle nove pietre che compongono il Rio Poneglyph. Perché se bastasse semplicemente tradurli tutti e venire a conoscenza della verità, verrebbe meno la necessità di raggiungere Raftel. Quindi resta imprescindibile il fatto che su questa isola ci sia qualcosa di complementare alle informazioni del Rio Poneglyph.

Sarebbe convincente pensare, ad esempio, che su Raftel ci sia l’ultimo tassello mancante per completare il Rio Poneglyph, ossia l’ultima pietra da leggere per avere tutti gli elementi necessari a trarre le proprie conclusioni. Forse è anche per questo che Roger scrisse a Skypiea: “seguirò queste parole fino agli estremi confini del mondo”. Probabilmente sapeva o intuiva che non avrebbe potuto completare la sua ricerca senza prima raggiungere Raftel.

Vorrei concludere questo approfondimento con una teoria, che in realtà è più un’illazione, ma se siete arrivati fin qui, sorbendovi questo pesante ragionamento, mi sembra quasi doveroso premiarvi in qualche modo.

Torniamo a quanto detto da Tamago e immaginiamo per un istante che nelle sue parole ci sia un fondo di verità, che discende da antiche dicerie, e che implica il riunire materialmente tutte le pietre sull’isola. Non vi pare di ricordare qualcosa di noto?drago shenron

A me ricorda tanto il meccanismo di funzionamento delle Sfere del Drago di Dragonball, per cui se le riunisci tutte queste “parlano”, o meglio, permettono di evocare il Drago e di esprimere un desiderio. In modo analogo, riunendo i Poneglyph del Rio, sarebbe possibile evocare (la sparo) le anime degli antichi e farle parlare (?!)… ma va beh, è solo un’illazione.

Piuttosto vorrei farvi notare un’altra cosa graziosa.

simbolo kozuki one pieceQuesto se ricordate è il simbolo dei Kozuki, ovvero coloro che incisero i Poneglyph. Se osservate il simbolo al centro, noterete che è composto proprio da 9 sfere, disposte (al netto del numero maggiore) esattamente come venivano disposte le sfere del Drago. Possibile che rappresentino il Rio Poneglyph?

Inoltre la Gru, che fa da contorno, in Giappone è simbolo di longevità e si crede che se si realizzano in vita mille gru è possibile esprimere un desiderio. Ancora un richiamo a Dragonball.

Ma mi tocca smorzare subito gli entusiasmi, perché queste assunzioni implicano due cose:

  • Come avrebbero fatto i Kozuki ad innestare le anime degli antichi dentro i Poneglyph?
  • Come trasportare tutte queste pietre su Raftel (non sapendo tra l’altro neanche dove si trova di preciso) ?

Se volete divertirvi a ragionare, lasciatemi le vostre deduzioni nei commenti.

Alla prossima!

Ray

4.83/5 (23)

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“La volontà della D” è la traduzione corretta?

La volontà della D, questa sconosciuta

Parliamo in questo breve articolo di qualcosa che ancora ci sfugge dopo 20 anni di narrazione: la volontà della D.

Diamo sempre per scontato che la traduzione corretta sia “la volontà della D”, ma analizziamo invece i termini che compongono i termini originali giapponesi “Dの意志” (D no ishi).

  • “D”: boh, cos’è? Un nome? Un abbreviazione? Un simbolo? Sappiamo che c’è dietro una storia antica, come dice Roger a Baffibianchi. Nient’altro.
  • “No”: preposizione articolata che racchiude singolari e plurali (DEL, DELLO, DELLA, DEI, DEGLI, DELLE).
  • “Ishi”: ha cinque possibili traduzioni, ovvero “volere, volontà intenzione, scopo, determinazione”.

Detto questo, perché dare per scontato che sia “LA VOLONTÀ DELLA D”? Perché rendere soggetto la D in quanto lettera? Non potrebbe essere “Lo scopo dei D“? Oppure “L’intenzione di D?” E va bene pure “La volontà di D” o “dei D“.

Ciò che si evince però è una cosa sola, ovvero che “questa cosa D” (che sia singolare o plurale poco importa) ha (permettetemi il termine)impiantato” in coloro che hanno questa lettera all’interno del proprio nome di famiglia uno scopo, una volontà a cui dover rispondere, proprio come se fosse un istinto primordiale a cui non possono dire di no.

Eppure questo ragionamento cozza, almeno per il momento, con quanto abbiamo visto nei “D” apparsi finora. Cos’hanno in comune le famiglie Monkey, Gol, Portgas, Hugwor, Trafalgar e Marshall? Quale dovrebbe essere lo scopo comune che accomuna sei famiglie (per ora) con persone tanto dissimili nei comportamenti, perfino nella famiglia stessa? Che ancora non ci sia stato mostrato? Oppure anche se si ha la D nel proprio nome di famiglia, non tutti hanno questa volontà ereditata?

la volontà della DRiporto il dialogo tra Kureha e Dorton alla fine della saga di Drum.

  • Kureha: …Conoscete Gol “D.” Roger ?
  • Dorton: D…? Intende Gold Roger? Non penso ci sia qualcuno al mondo che non conosca quel nome.
  • Kureha: …Capisco, ora lo chiamano così… Gold Roger. Sembra che la mia piccola renna si sia messa al seguito di un tipo davvero pericoloso…
  • Dorton:
  • Kureha: Quindi “D no Ishi” è sopravvissuto/a (è ancora vivo/a)

Teniamo in considerazione che Kureha aveva allora 139 anni ed è stata testimone praticamente degli ultimi 150 anni di storia. Come sappia della D è ancora un mistero, ma se prendiamo come base questo dialogo possiamo dire con certezza che lei ha rivisto in Luffy quel qualcosa che dovrebbe essere un fondamentale di questa “D no ishi”.

Luffy cos’ha fatto a Drum ? Ha messo i bastoni tra le ruote all’autorità del luogo, liberando il paese dalla sua presenza? In tal caso anche Teach ha fatto la stessa cosa, facendo fuggire Wapol da Drum. Oppure ha preso con sé un medico disagiato dell’isola? In tal caso, chi può dire attualmente che Doc Q non fosse un medico di Drum? No, dev’essere qualcos’altro. Qualcosa che ancora non abbiamo ben compreso, perché dubito che in 139 anni e nei 22 anni dopo la morte di Roger non abbia mai sentito nominare un D, visto che Garp, ad esempio, è un vice-Ammiraglio della Marina.

Mi hanno chiesto: La missione dei D sarebbe una traduzione accettabile?”

A mio dire sarebbe un’adattamento che potrei ritenere corretto in quanto non cozzerebbe con quanto “ishi” vuole intendere, ovvero una volontà, un intento, uno scopo. I due termini che formano la parola i-shi significano “idea, cuore, gusto, pensiero, desiderio, cura, simpatia” e “intenzione, piano, risoluzione, aspirazione, movente, speranza“, quindi una missione è quasi implicita nel termine, ma è solo un’adattamento, perciò la terrei come opzione di riserva onde evitarci problemi di sorta.

Non ci resta che attendere. Come al solito, no? Nel frattempo vi lascio riflettere su questo scopo, su questo obiettivo, su questa volontà da portare a termine che questo/i D si tramandano da tempi a noi tutt’ora ignoti.

Il Re

5/5 (4)

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X-Ray Character Analysis – Big Mom & Pudding

Cari amici e lettori, ben ritrovati.

Quello che ho preparato per voi è un approfondimento a 360° su questi due personaggi, pensato per provare a colmare il vuoto lasciato dal capitolo settimanale. La mole di informazioni che ho potuto reperire su entrambi è notevole, per cui vi chiedo di avere la pazienza di arrivare fino alla fine, non per forza in un’unica soluzione (difatti troverete il testo suddiviso in due macro blocchi). Come potete ben capire, tanto Big Mom quanto Pudding rivestiranno un ruolo chiave all’interno della trama d’ora in poi, quindi ritengo sia utile inquadrarli per bene e rispolverare anche cose date ormai per assodate, perché, come vedremo, c’è molta più carne al fuoco di quel che sembra.

Le fonti di ispirazione.

In genere non è facile risalire con precisione ad informazioni di questo tipo. Come dico sempre, una delle caratteristiche più peculiari di Oda è la tendenza a prendere in prestito tratti specifici di personaggi e ambientazioni, sia reali che frutto della penna di altri autori, miscelandoli insieme per dare vita a personaggi e ambientazioni del tutto originali. Non è certo il primo a usare questo espediente, ma è forse uno dei pochi che ne ha fatto la sua arma principale. Basta fermarsi un attimo a riflettere per capire che non c’è una saga o un personaggio che non abbia riferimenti a qualcosa o a qualcuno. Se non altro permette a me, e a chi come me si interessa di ciò, di continuare a imparare cose che, altrimenti, sarebbe stato molto difficile scoprire.

Sia Big Mom che Pudding non fanno eccezione alla regola, anzi. In loro coesistono tratti e caratteristiche che rimandano ad almeno una decina di personaggi e di opere, sia reali che di fantasia. Di seguito alcune le accennerò soltanto, altre invece abbracciano entrambi i personaggi, offrendo anche spunti interessanti su altri fronti, e quindi le vedremo un po’ più nel dettaglio.

Charlotte LinLin.

portrait-of-ching-shihNel manga ci viene presentata come la donna pirata più forte del mondo, dato che è l’unico esponente femminile che ha raggiunto lo status di Imperatore. Come tale non poteva che essere ispirata a colei che passò alla storia con lo stesso epiteto, ossia: Ching Shih. Questa donna viene ricordata come la piratessa più potente al mondo per via del fatto che riuscì a riunire sotto lo stesso stendardo diverse flotte di pirati cantonesi fino ad allora in conflitto fra loro, raggiungendo lo spaventoso cumulativo di 60000 uomini. Il suo potenziale bellico era talmente elevato che la marina cinese non riuscì a sopraffarla nemmeno col supporto della marina inglese e di quella francese, tant’è che alla fine dovettero scendere a patti pur di fermare le sue scorribande. Nello specifico le venne concessa l’amnistia, fu concesso ai suoi uomini di tenere i bottini accumulati e venne riservato al suo figlio adottivo un ruolo di comando nella marina cinese. Tutto ciò potrebbe sembrare assurdo se Oda non ci avesse già abituato a cose simili con la Flotta dei Sette.
Ma non è tutto. Ching Shih imponeva il suo controllo con il pugno di ferro, ed in particolare aveva stabilito che la diserzione o l’abbandono della flotta venisse punito con il taglio delle orecchie. Una forma di mutilazione che ricorda molto il pegno imposto da Rinrin per coloro che abbandonano la sua ciurma.

Cake "Charlotte" with raspberries and cream, selective focus.

Per quanto riguarda invece il nome, o meglio il cognome, “Charlotte” sembra richiamare ad almeno due piratesse presumibilmente esistite (Charlotte de Berry e Charlotte Badger), nonché un noto dessert, spesso presentato in forma di torta nuziale (peculiare in proposito il fatto che Big Mom frema all’idea di mangiare la torna nuziale del matrimonio di Pudding), i cui colori ricordano molto quelli usati da Oda per l’imperatrice.

Per quanto riguarda invece l’aspetto di Big Mom, il suo potere e molte delle caratteristiche del suo mondo, abbiamo riferimenti ad Alice nel Paese delle Meraviglie, La Bella e la Bestia, Le Mille e una Notte e altri racconti via via più marginali. Tuttavia c’è un personaggio, appartenente al folklore asiatico, che forse presta a Big Mom molto più di chiunque altro. Ringrazio il collega Crocodile V. per avermi fornito lo spunto adatto con un suo articolo.

Sto parlando della strega Baba Yaga.
Di seguito faccio prima a citarvi direttamente stralci della fonte originaria, perché sono particolarmente eloquenti.

“Baba Yaga, la temibile strega dai denti di ferro, è una donna dal terribile appetito: in molte leggende chi arriva a casa sua finisce per pranzare con lei (o rubarle il cibo) e scoprire che il suo forno magico contiene ogni ben di Dio.”

“Ogni volta che compare, un vento selvaggio comincia a soffiare, gli alberi cominciano a scricchiolare e le foglie gemono. Stridendo e lamentandosi, una miriade di spiriti la accompagna spesso sul suo cammino.”

“Baba Yaga vive in una capanna in profondità nella foresta. La sua capanna sembra avere una sua personalità e può spostarsi su enormi zampe di pollo. Le finestre sembrano servire da occhi.”

“Quando un ospite entra nella sua capanna, Baba Yaga chiede se fugge la sventura o cerca l’avventura.”

Quest’ultima formula richiama molto quelle usate sia da Rinrin che dalle incarnazioni della sua anima, ovvero: “life or treat” e “trick or leave”.

Come è possibile constatare fin qui, sembra quindi esserci una corrispondenza abbastanza forte e fedele fra i due personaggi. Ora, tenendo a mente queste indiscutibili similitudini, vediamo cos’altro offre Baba Yaga e se in qualche modo tutto ciò potrebbe ripresentarsi con Big Mom.

 “Baba Yaga sembra non avere potere sui puri di cuore e su coloro che ‘sono benedetti ‘, ovvero protetti dal potere dell’amore, della virtù o dalla benedizione di una madre.”

Cominciamo con questo interessantissimo stralcio.
Abbiamo quattro elementi che sembrano sfuggire al controllo della strega: essere virtuosi, innamorati, benedetti da una madre o puri di cuore. In altre parole, il potere della strega è legato alla corruzione dell’anima, cosa che non può avvenire se l’anima del soggetto è in stato di grazia o gode di elementi che la rendono tale. Nel nostro caso, ossia nel mondo di One Piece, abbiamo una “strega” in grado di “corrompere” l’anima degli altri. Tuttavia essendo questo un potere che discende da un frutto del diavolo, risulta contrastabile mediante un adeguato uso dell’ambizione. A sua volta l’ambizione è strettamente correlata alla volontà e alla forza di spirito, ed è proprio vacillando come Moscato che se ne diventa vittima. In altre parole, per non cedere dinanzi allo spaventoso potere di Rinrin, basta essere in grado di reggere all’imposizione della sua volontà, cosa per cui contano molto le motivazioni proprie del personaggio. Nel caso di Sanji, che è particolarmente interessante, valori come la virtù, l’amore e il ricordo della madre sono abbastanza forti da poter costituire per lui la salvezza se mai si presentasse questa necessità.

Persino Luffy si potrebbe definire un “puro di cuore”, come vuole lo stereotipo del protagonista shonen alla DragonBall, cosa che lo caverebbe d’impiccio in modo abbastanza immediato, anche se da un punto di vista di mera e brutale potenza fisica non potrebbe mai reggere il confronto con Big Mom, specialmente dopo tutte le prove di forza che ha affrontato e sta affrontando. Diciamo che, se mai si arrivasse ad un tu per tu fra Big Mom e Luffy si porrebbero gli stessi dilemmi avuti a Skypiea. Contro Ener non avrebbe avuto scampo, se non fosse stato per le peculiari proprietà degli elementi che governano i due personaggi. Quindi, così come la gomma è il “nemico naturale” dell’elettricità, così come i D. sono i “nemici naturali” degli dei, allo stesso modo i puri di cuore e tutti i “benedetti” potrebbero costituire il “nemico naturale” di Big Mom.

Se ci aggiungiamo che Brook potrebbe essere immune allo stesso modo, che Nami è un po’ la nemesi di Zeus e Prometheus, che Sanji potrebbe in qualche modo curare il problema alimentare dell’imperatrice e che Chopper potrebbe porre fine in qualche modo alla sua fissa per la gigantificazione, i conti, forse, potrebbero cominciare a tornare. Essendo presente anche una forte correlazione con la saga di Thriller Bark, potremmo persino immaginare che un aiuto inaspettato arrivi proprio da quegli stessi pezzi di anima che BM preleva con cadenza semestrale. Ma di questo ne parliamo meglio fra un po’. Intanto andiamo avanti, perché questa strega dell’est è davvero piena di sorprese.

“Anche se principalmente è ritratta come una vecchia megera terrificante, Baba Yaga può anche interpretare il ruolo di un aiutante o di una donna saggia. La Madre Terra, come tutte le forze della natura, benchè spesso selvaggia e pericolosa, può anche essere gentile. Difatti anche nelle fiabe in cui Baba Yaga è una strega cattiva, essa premia chi ha il coraggio di ricercare la conoscenza.”

“Baba Yaga rappresenterebbe quindi la Megera, dea di saggezza e morte, la Madre Terra, regina delle forze naturali e del ciclo della vita.”

Ancora una volta è facile rivedere in questa descrizione alcuni tratti peculiari del personaggio di Rinrin: ha un aspetto terrificante e quando è preda delle proprie crisi di astinenza diventa selvaggia e pericolosa. Eppure sa anche essere ragionevole, cosa che ha dimostrato con Jinbe ad esempio, quando si presentò da lei con l’intenzione di abbandonare la sua flotta. Forse è solo una coincidenza che avesse con sé un Poneglyph, ossia un pezzo di quella fantomatica conoscenza circa la storia del mondo? Lo stesso potremmo dire di Caesar, che con la chimera della gigantificazione (conoscenza scientifica) è entrato nelle sue grazie, spillandole un finanziamento dietro l’altro. E che dire dei Vinsmoke? Così caldamente accolti a Whole Cake, in virtù di un’alleanza che prevede la condivisione delle tecnologie innovative del Germa (ancora una volta conoscenze di ordine scientifico).

Certamente parlare di Big Mom come di un essere “gentile” non sarebbe corretto, dato che dietro la sua apparente disponibilità si nasconde quasi sempre una spada di Damocle. Ma d’altronde abbiamo appena capito a che tipologia di pirata è stata ispirata.

Un aspetto altrettanto interessante è quello simbolico. Sia Baba Yaga che Big Mom possono essere ricollegate alla Grande Madre Terra, in quanto strettamente connesse al concetto di fertilità e quindi al ciclo della vita. Non di meno, entrambe hanno potere sulle forze della natura, o su parte di esse, giusto per rafforzare ulteriormente gli aspetti comuni.
Su questo argomento tuttavia si è già speso Benn, quindi se siete curiosi e volete approfondirlo, in fondo all’articolo trovate il link.

A me preme invece andare avanti e sciorinarvi l’ultimo elemento indiziario, che finalmente ci permette di parlare anche un po’ di Pudding. Secondo alcune fiabe del folklore russo, infatti, la strega Baba Yaga ebbe tre figlie con, rispettivamente, uno, due e tre occhi.

Charlotte Pudding

Ho potuto constatare che il fandom è tutt’ora diviso circa questo personaggio. Secondo alcuni Pudding sarebbe la tizia con tre occhi vista qualche tempo fa. Secondo altri potrebbe essere solo una sua consanguinea molto somigliante.

Gli elementi che mi portano a supportare la prima tesi, al di là di una certa evidenza, sono diversi. Vediamoli insieme:

  1. Anzitutto la presenza di Nitro, che è congiunturale all’univocità dell’pudding-erdbeeren-sossealimento che ogni figlio/a di Big Mom rappresenta. Pudding infatti, esattamente come l’omonimo budino, si porta appresso la gelatina decorativa. L’immagine in questo caso è estremamente esplicativa. Quindi, a meno che non esistano due Pudding, non potrebbe giustificarsi la presenza di Nitro in entrambi i casi.
  2. Il tema floreale è un altro elemento ricorrente, tanto nell’abbigliamento quanto nell’arredamento delle camere di Pudding. Nell’immagine in cui lei ha la fronte scoperta, la poltrona presenta una decorazione di questo tipo, che viene ripresa successivamente nella foto di presentazione a Sanji, ed ancora sulle mura della stanza vista nell’ultimo capitolo.
  3. I lineamenti, l’acconciatura. Si, insomma a guardarla è proprio lei, con l’unica differenza che adesso la vediamo con la fronte coperta; cosa che per altro mi piace molto, dato che anche Sanji tiene regolarmente un occhio coperto da un ciuffo di capelli. Altro elemento in comune oltre alla passione per la cucina, direi.

Appurato quindi che, con ottime probabilità, Pudding ha tre occhi, vediamo a cosa potrebbe ispirarsi, oltre al tipico dessert.

La presenza del tappeto volante Rabiyan sembra richiamare al mondo orientale ed in particolare all’ “Arabian Night” de “Le mille e una notte”. Persino uno degli outfit di Pudding assomiglia vagamente a quello della principessa Jasmine del film di animazione Aladdin, un personaggio di bontà risaputa, cosa che per altro al momento sembra combaciare in pieno.

La figura di Nitro, invece, potrebbe essere un richiamo agli esseri brainslugparassitari Brain Slugs di Futurama. Questi, fra le altre cose, avevano la capacità di manipolare la mente dei malcapitati. Quindi se è vero che esiste un legame esistenziale indissolubile fra Pudding e Nitro, è possibile che quest’ultimo possa avere un’influenza più o meno importante su di lei. È inoltre parere comune che possa essere un pezzo di gelatina animato da Big Mom, e come tale controllato dalla stessa per sorvegliare Pudding. Eppure, per quanto sensato, andrebbe detto per completezza che nessuno fra i figli di Big Mom si porta appresso una “telecamera” costantemente puntata addosso. Se così fosse, sarebbe un’anomalia interessante, cui si somma quella caratteriale del personaggio. Potremmo dunque azzardare l’ipotesi che Nitro esista per via della bontà d’animo di Pudding?
Eppure Nitro non ha fatto nulla per impedirle di consegnare a Luffy la scorciatoia per Whole Cake. Allo stesso modo non ha battuto ciglio dinanzi alle rivelazioni che Pudding ha fatto a Sanji privatamente. Allora le cose sono due:

  1. Pudding è un essere malvagio, al pari di buona parte dei suoi fratelli e sorelle. Ma in tal caso la presenza di Nitro sarebbe ridondante e giustificata solo come elemento decorativo e/o di compagnia.
  2. Pudding è di animo gentile, esattamente come ha dimostrato di essere. Come tale Nitro potrebbe esistere proprio per sorvegliarla, ed il fatto che sia rimasto in disparte fin’ora potrebbe voler dire che quanto compiuto da Pudding fosse perfettamente in linea con i piani di Big Mom. A riprova di ciò, nel capitolo 838, Big Mom sembra interessata alle sorti di Luffy e quasi rimane delusa quando viene informata dei possibili motivi del suo ritardo nel presentarsi.

Per quanto mi riguarda, caldeggio questa seconda opzione. Anzi trovo che sia convincente e utile l’idea di un addendum funzionale al personaggio di Big Mom in qualità di supervisore dei suoi figli, giusto per assicurarsi che anche quelli più volubili o vulnerabili facciano il loro dovere, più o meno consapevolmente. In ogni caso di questo e di altre caratteristiche di Pudding parleremo meglio fra poco.

Caratteristiche dei personaggi.

Dopo aver capito a cosa sono ispirati Big Mom e Pudding, e dopo aver fatto delle considerazioni di carattere generale su entrambe, analizziamole più nello specifico in funzione delle caratteristiche con le quali ci vengono presentate.

Totto Land, la gigantificazione e il disturbo alimentare di Big Mom.

Una delle prime cose che scopriamo leggendo il manga è che il sogno più grande dell’imperatrice consiste nel creare una nazione in cui tutte le razze, opportunamente gigantificate, possano vivere in pace e in armonia fra loro. Tale nazione è chiamata Totto Land, per l’appunto “terra di tutti”. Per riuscirci, Big Mom ha assoldato lo scienziato Caesar Clown, finanziando le sue ricerche nel campo della gigantificazione. In base a ciò che abbiamo appreso a Punk Hazard, Caesar era realmente riuscito in una primordiale e grezza forma di accrescimento del corpo umano, che tuttavia, non solo aveva applicazione limitata ai bambini, ma contemplava effetti collaterali quasi invalidanti. In particolare si innescava una dipendenza psicologica nei riguardi della sostanza somministrata, che poi si è scoperto essere a tutti gli effetti una droga. Dipendenza che portava alla nascita di un disturbo ossessivo-compulsivo, molto simile a quello di cui soffre attualmente Big Mom.

Da qui una prima banale considerazione: è probabile che Rinrin in passato abbia fatto da cavia (presumibilmente in modo volontario) per esperimenti simili, che da un lato l’hanno resa enorme, ma dall’altro le hanno scatenato una fame esagerata e incontrollabile. Un disturbo che, come già sviscerato dal collega Tore (il cui articolo trovate in fondo), la porta a perdere il senno durante le crisi, e come tale a non avere memoria di ciò che fa in quei frangenti.

Questa malsana voglia di dolci può trovare persino una spiegazione scientifica reale: secondo alcuni ricercatori, infatti, lo zucchero influenza le sostanze chimiche che fanno “stare bene” (come la Serotonina e la Dopamina), allo stesso modo delle sostanze stupefacenti. Quindi non è sbagliato affermare che Big Mom sia completamente dipendete dallo zucchero. Le sue crisi, difatti, possono essere catalogate alla stregua delle più classiche crisi di astinenza, per cui arriverebbe persino ad uccidere i suoi stessi figli pur di avere la dose quotidiana (come ha dimostrato di fare con Moscato).

Se Oda abbia contemplato una soluzione al suo disturbo alimentare penso che lo scopriremo a breve. In fin dei conti abbiamo un cuoco (Sanji) e un medico (Chopper) molto competenti in materia. Di sicuro vengono poste le basi per una ipotetica gara culinaria, di cui già parlavo in passato, considerando che anche Luffy è una buonissima forchetta.

Ma torniamo alla gigantificazione. Il fatto che Cattura33Big Mom sia diventata enorme ha fatto nascere in lei la malsana voglia di vivere circondata da esponenti di altre razze dinanzi ai quali non avrebbe più dovuto abbassare il capo. Di certo avere una schiera di giganti fra le proprie fila è un enorme vantaggio tattico in caso di guerra. Se ricordate, infatti, una delle ciurme pirata più temute era composta proprio da giganti, tant’è che persino il Governo ha battuto questa stessa strada (da cui forse son nati gli Oars e Kaido) pur di mettere fine in modo definitivo alla pirateria. In questo senso, le conoscenze della Germa in fatto di manipolazione del DNA potrebbero tornare molto utili, giacché codificando un essere umano affinché diventi molto più grande di altri, il problema sarebbe presto risolto.

Ma non solo. Al capitolo 835 Brulee fa un’osservazione interessante, definendo sua madre: “un’impareggiabile collezionista di bestie rare”, tant’è che esprime un certo apprezzamento per le capacità di Chopper. Motivo per cui, un’altra possibile via potrebbe essere quella delle Rumble Balls, il cui principio di funzionamento, come spiegavo in passato, è sostanzialmente basato sul fenomeno della risonanza.

In virtù di questo è possibile, infine, intravedere anche una certa analogia fra la struttura del personaggio e della ciurma di Big Mom, e quella di Kaido. La prima infatti è stata pensata come una collezionista di bestie rare, siano esse il frutto di mutazioni indotte o naturali. Il secondo invece è stato pensato come un uomo che ha scelto di puntare brutalmente sulla quantità di uomini-bestia al suo seguito, grazie all’uso intensivo di Smiles. Bestie rare in ambo i casi, ma con connotati molto differenti. Abbiamo poi una gerarchia molto simile, con tre o quattro comandanti per parte, ed una nomenclatura che nel caso di Big Mom trae ispirazione dai cibi più svariati, mentre nel caso di Kaido attinge al mondo della carte da gioco.

Il potere del Soru Soru No Mi

Come spesso accade, Oda fornisce ai propri personaggi poteri che si incastrano perfettamente con la loro indole, tanto da divenire veri e propri elementi caratterizzanti. In questo caso, l’idea di associare il potere di dare la vita, ovvero animare e antropomorfizzare ciò che non lo è, ad un personaggio la cui impalcatura si incentra sul concetto di fertilità, è particolarmente pertinente.

Ma la cosa interessante è che si tratta di un potere del tutto complementare allo Shadow Shadow di Moria. Le ombre, infatti, una volta separate dal corpo, potevano essere somministrate a persone vive o cadaveri, mentre il Soru Soru permette di animare tutto ciò che non afferisce proprio a queste due categorie.

Quasi volesse spingerci a pensarlo, Oda ha inserito fra la marea di riferimenti anche personaggi e usanze proprie di Halloween. In particolare, l’estrapolazione dell’anima sembra essere propedeutica alla pronuncia di una precisa formula, che fino ad ora abbiamo trovato in due versioni (ed entrambe fanno il verso a quella halloweeniana):

  • Life or Treat: pronunciato da Big Mom durante la crisi d’astinenza.
  • Trick or Leave: pronunciato come un mantra dalle incarnazioni della sua anima, per la raccolta di mesi di vita utili ad animare tutti gli esseri di Whole Cake Island.

La pronuncia di una formula si accosta abbastanza bene alla classe Paramisha del frutto, e ricorda non poco il potere di Sugar, dato che anche in questo caso si passava per la stipula di un contratto orale mediante una precisa formula. Ma mentre la prima delle due sembra non lasciare scampo alla vittima, la seconda è appositamente pensata per non essere coercitiva.

Come già accennato in precedenza, il tutto sembra giocarsi sul piano della forza di volontà e, per riflesso, dell’haki, parola che non a caso in giapponese contiene proprio i kanji di “dominazione” (覇) e “spirito” (気). Moscato, rimasto vittima della prima formulazione, sembra proprio che non sia stato sufficientemente “forte di spirito”, ovvero s’è fatto intimorire dalla volontà di Big Mom, e questa cosa è incredibilmente interessante, perché è meccanicamente simile al funzionamento del G4. Mi spiego meglio.

Quando Luffy usa il pallone di muscoli, fonde letteralmente il suo potere con l’haki (da cui i tribali neri). Di questo ne parlai abbondantemente a suo tempo, quindi vado rapido. Il punto è che Big Mom, a mio parere, per far valere la sua formulazione (essendo questa decisamente più pericolosa rispetto a quella di Sugar, dato che può portare direttamente la vittima alla morte), deve avvalersi anche della propria forza di volontà. In altri termini, solo se sopprime quella altrui, la formulazione può risultare valida (mentre sugar non doveva fare nulla di tutto ciò).

Il tutto potrebbe essere riconducibile alle due opzioni presenti in ambo le formule, per cui se si vacilla (volontariamente o meno) si attiva una opzione, se si resiste si attiva l’altra. Nello specifico, se Moscato avesse resistito è probabile che si sarebbe beccato lo “scherzetto”, e non sappiamo a conti fatti se sia tanto meglio del rendere la propria vita, dato che parliamo pur sempre di un imperatore. Mente nel caso della seconda formulazione, se ci si arrende alla richiesta di donazione viene prelevata una parte della propria anima (o della propria aspettativa di vita), se invece si resiste si attiva l’opzione “leave”, ossia quella di abbandonare Totto Land.

A riprova del fatto che tutto si gioca su un piano di pura forza d’animo, nel capitolo 836 Cracker spegne la vita degli Homies della foresta semplicemente imponendo la sua volontà. Luffy specifica che non si tratta di ambizione, intesa nel senso classico del termine, ed è chiaro. In questo caso in Cracker riverbera parte dell’anima di Big Mom, che in lui è presente molto più che in altri figli (tant’è che è uno dei dolci comandante). In versione ridotta vediamo questa influenza perpetrata dalla vivre card di Lola, con la differenza che la vivre card è sempre attiva, mentre nei figli questo potere può essere espresso a comando. Difatti non esistono esempi di figli naturali subordinati a Homies.

Da questo semplice ragionamento si evince un concetto basilare: proprio come anticamente si credeva, nell’ambito del culto della Grande Madre Terra, che questa fosse presente ovunque, allo stesso modo Big Mom si qualifica come “madre di tutte le cose” essendo genitrice di figli ottenuti grazie al frutto del diavolo e figli ottenuti mediante rapporto carnale. Ma la differenza sostanziale fra Homies e figli regolari, è che nei secondi è presente parte dell’anima di Big Mom, che si esprime a comando con effetti parimenti identici, se non peggiori di quelli ottenuti mediante le sue stesse vivre cards.

Zeus, Prometheus e il Jolly Roger

Fra tutti gli Homies, quelli decisamente più potenti e spaventosi sono la nuvola Zeus e il sole Prometheus. Tralasciando in questa sede la pertinenza dei richiami alla mitologia, dico solo che in fondo un minimo di coerenza nel legare il sole a Prometheus esiste. Condivido tuttavia le perplessità espresse da alcuni colleghi, giacché divinità come Apollo sarebbero state certamente più azzeccate. L’unico sospetto che mi sorge è che i diretti candidati (quindi Apollo, etc) siano già prenotati per prestare il loro nome ad altro, che vedremo più avanti. In fondo abbiamo già tre armi ancestrali che rievocano il nome di antiche divinità greche. Non mi stupirebbe prendere atto di una scelta strategica di ripiego da parte di Oda (che di certo conosce a menadito l’antica mitologia del mondo, a dispetto di quanto sostengono alcuni) per cui ha preferito usare Prometheus anziché divinità più strettamente correlate al sole, riservando quest’ultime per un uso futuro.

Ora, la potenza di queste due creature risiede, banalmente, nella loro capacità di modificare il clima, cosa che sposta una parte del duello nel campo di competenza di Nami (rendendola di fatto parte attiva e utile). Ma il modo con cui la navigatrice contrasterà la nuvoletta e il sole non è da imputare alla vivre card, giacché in questo caso è fondamentale il raggio d’azione della stessa. Mentre su King Baum e sugli Homies più vicini l’anima di Big Mom può avere effetto, contro due creature che si librano a centinaia di metri di distanza non c’è speranza. Per quanto mi riguarda ben venga che sia così, dato che solo in questo modo potremo vedere cosa ha realmente imparato Nami durante i due anni di allenamento.

Il fatto che Big Mom possegga un potere del genere, così strettamente legato agli elementi naturali, ci riporta alla strega Baba Yaga, cui è direttamente ispirata. Non è un caso che proprio questa strega (che come dicevo è piena di sorprese) vantasse fra i suoi servitori anche tre cavalieri: il cavaliere Bianco, il cavaliere Rosso e il cavaliere Nero, che lei definisce rispettivamente: “la mia alba luminosa, il mio sole e la mia notte scura”.

equipage_de_big_mom_jolly_rogerMa un richiamo agli elementi naturali, oltre che perfettamente funzionale alla corrispondenza con la Grande Madre Terra, si può notare anche nel suo Jolly Roger, dove abbiamo la stilizzazione di un sole, di un flusso d’acqua/tempesta e di un albero. Sono senz’altro i pilastri della vita, ma, come tutti i Jolly Roger, potrebbero rappresentare qualcosa di materialmente riconducibile al pirata cui fa capo, una sua caratteristica peculiare… e qual è la caratteristica peculiare di Big Mom?
Semplice: quella di produrre Homies. Quindi nulla di strano se quei tre simboli siano rappresentativi rispettivamente di Prometheus, Zeus e della Foresta Tentatrice, ossia le tre realizzazioni di maggiore potere ottenute grazie al Soru Soru No Mi.

Il terzo occhio di Pudding

Detto il necessario su Big Mom, al netto dei rapporti con alcuni elementi di rilievo quali Capone e Jimbe (per i quali ci vorrebbe un articolo a parte), facciamo un ultimo sforzo per mettere meglio a fuoco il personaggio di Pudding. Dato che con ottime probabilità Pudding coincide con la tizia avente tre occhi, come già dimostrato al capitolo precedente, potremmo ipotizzare che, al di là del classico e palese riferimento alla cultura orientale (ed in particolare alle religioni induista e buddista) e al di là del richiamo alla figlia di Baba Yaga, oltre ad essere un carattere prettamente estetico, sia anche un indizio su un suo possibile potere/capacità.

Nelle suddette religioni, il terzo occhio coincide con il sesto chakra, uno dei principali snodi energetici del nostro organismo. Talvolta viene chiamato “occhio della saggezza” oppure “occhio dell’anima”, e si crede che, con riferimento ad alcune specifiche divinità (come Shiva), la sua apertura comporti la distruzione dell’intero universo.

Naturalmente non credo in nulla di simile per Pudding, anche perché l’abbiamo già vista con il terzo occhio perfettamente aperto, eppure il fatto che rappresenti simbolicamente una porta di accesso ad una visione del mondo molto più dettagliata, potrebbe in qualche modo ricollegarsi ad una precisa tonalità dell’Haki, ossia quella dell’osservazione. Un po’ come Fujitora, che aveva contezza di ciò che stava accadendo intorno a lui esclusivamente tramite questa abilità, Pudding potrebbe far leva sul terzo occhio per migliorare la sua stessa percezione del mondo.

L’utilità di un potere del genere si potrebbe ricercare proprio a partire da una delle definizioni di questo organo fittizio, ossia: “occhio dell’anima”. Come dicevo, la capacità di vedere ciò che non è percepibile con la mera vista, si traduce in qualcosa di molto simile all’Haki dell’osservazione, ossia nella percezione delle energie dei singoli esseri viventi e dunque della loro anima/potere spirituale. Il fatto che Pudding lo tenga aperto in presenza di Big Mom è particolarmente emblematico, dato che, come abbiamo visto, è facile all’ira e alla collera (tra l’altro quello non era neanche uno dei frangenti più sereni).

Ancor più nello specifico, mi piace pensare che quest’occhio permetta a Pudding di resistere con molta più facilità al potere di Big Mom. Se ricordate, quando l’imperatrice pronuncia la famosa formula dinanzi a Moscato, i suoi occhi presentano delle spirali, quasi come se lo stesse ipnotizzando. Magari, proprio alla stregua dei più evoluti predatori, si tratta di un espediente atto a facilitare l’anestetizzazione della coscienza altrui, e dunque l’aggancio sulla preda. In tal caso, chiudendo entrambi gli occhi, ma lasciando il terzo aperto, Pudding potrebbe bypassare questo ostacolo e cavarsi d’impiccio in modo più agevole.

Ma non solo. La presenza di un terzo occhio presuppone una modifica sostanziale nella qualità visiva, cosa che potrebbe di fatto renderla capace di vedere a distanze più grandi e più piccole rispetto ad un comune essere umano.

Il motivo per cui lo tiene coperto è da ricercare in una qualche forma di ritrosia, propria dei personaggi più timidi, cosa che lei ha dimostrato di essere.

L’ipotetico incontro con Sanji

Quanto detto fin’ora mi offre il destro per parlarvi dell’ultimo argomento. Come facevo notare in un post in pagina, il locale che Big Mom ha scelto per pranzare con la famiglia Vinsmoke sembra identico a quello visualizzato nei ricordi di Pudding quando parla del suo primo incontro con Sanji.

Tuttavia ci sono elementi che sembrano mettere in discussione questo fatto, lasciando in vita l’opzione che Pudding sia in realtà una doppiogiochista. Di contro, esistono anche molti elementi a favore della tesi contraria, ed oserei dire che sono quasi preponderanti. Quindi vediamoli insieme:

  • Al primo incontro con Luffy, ovvero appena dopo che lui e Chopper le avevano letteralmente mangiato il bar, lei non batte ciglio, anzi, quasi si arrabbia per via dei rimasugli lasciati. Fin da subito si capisce che Pudding ha voluto, in modo apparentemente spassionato e altruista, toglierli da una situazione complicata. Ma per quale motivo? Lei spiega, in modo francamente poco convincente, di essere rimasta molto colpita dall’apprezzamento di Luffy e Chopper per il suo bar, che trovavano squisito. Si emoziona persino, all’idea che qualcuno ami così tanto qualcosa per cui lei si è spesa per tre giorni e tre notti di fila, cosa tutto sommato comprensibile e accettabile.
  • Sembra non avere idea di chi ha di fronte quando Luffy tradisce la propria identità. Ma è una reazione sincera? Qui purtroppo il dubbio rimane.
  • Parla di Sanji mettendo in evidenza dei particolari che sembrano presi proprio dal suo manifesto di taglia: gli occhi a cuore, il sopracciglio a ricciolo e la gamba nera (cosa sulla quale forse si tradisce, dato che difficilmente Sanji si presenterebbe in quel modo) cui però aggiunge dettagli impossibili da ricavare tramite il solo manifesto, quali l’essere virile (cosa che potrebbe anche essersi inventata sul momento) o il fatto che sia estremamente abile in cucina (cosa che invece potrebbe aver sentito dire, dato che gli informatori di Big Mom sapevo dal suo passato al Baratie).
    La cosa interessante, in tutto ciò, è che Oda ci tiene a spiegare subito almeno uno di questi fattori proprio per bocca di Brook, quando, prendendo atto della incredibile dolcezza della ragazza, giustifica gli occhi a cuore di Sanji come una reazione quantomeno scontata e dovuta. Che l’abbia fatto per fugare il dubbio? O per convincerci della sua sincerità in modo da trollarci in un secondo momento?
  • L’ultima cosa, che apparentemente sembra essere la più inverosimile, per cui difatti tutti si stupiscono, ovvero che Sanji abbia rifiutato il matrimonio con lei perché doveva “tornare dai suoi compagni”, è invece quella che trova maggiore riscontro nel corso della narrazione, tant’è che viene fatto presente nella lettera lasciata ai Mugi, ma viene ribadito dinanzi a Capone, a Reiju e a suo padre, cosa che poi spinge questi ultimi a convincerlo con i ricatti e le maniere forti.
  • Ad ogni modo, fin qui sembra che ci siano molti elementi a favore della tesi per cui Pudding stia mentendo, ma a cominciare proprio dalla scena in cui Sanji si lamenta con sua sorella, cominciano ad emergere elementi a favore della tesi contraria, ossia che l’incontro ci sia stato, e che dunque Pudding fosse stata sincera (anche perché l’immagine nella sua testa non l’ha vista nessuno, ma di questo ne parliamo fra poco). Nella scena sopracitata, infatti, è proprio Reiju che prova a dissuadere il fratello dicendo: “Pudding è una così brava ragazza. A me piace.” Una costatazione di cui Sanji non si sorprende affatto.
  • Quando la scena torna su Brook e Pedro, capita loro per caso di ascoltare uno stralcio di discussione fra Pudding, Tamago e le damigelle intente a prenderle le misure per l’abito da sposa. Una di queste le chiede: “Signorina Pudding, sa che gusti ha il suo futuro sposo?” e lei risponde: “Cosa?! Ma l’ho incontrato solo una volta..!
    Ora, è difficile ipotizzare, per quanto Big Mom abbia occhi ovunque, che stesse mentendo perché sapeva che qualcuno della ciurma di Luffy era lì ad origliare, come prova anche il pedone soldato quando informa Tamago del fatto che hanno perso le tracce di Brook e Pedro. A meno che quanto detto prima sul suo terzo occhio non le permetta di spingersi fino a questo punto.
  • Sempre nella suddetta scena, parlando con tamago, gli fa presente che ha una certa premura per via di alcuni impegni. Impegni che immaginiamo essere l’incontro con Luffy e Sanji promesso. Quindi i dubbi restano, a meno che non teniamo in conto quanto detto nel precedente capitolo. Motivo per cui, a limite, potrebbe essere verosimile il fatto che, nonostante sia una persona buona, venga in qualche modo costretta a comportarsi in un determinato modo.

Esauriti gli indizi, passo alla mia personale considerazione.
Come già detto in separata sede, vuoi per la mia grande aspettativa circa una rivalsa sentimentale di Sanji, mi piace pensare Pudding come una persona di animo gentile, un po’ come la principessa Jasmine. Fin’ora ho voluto leggere le sue azioni come se fossero il retaggio della più sincera buonafede, e l’immagine che mi sono fatto di lei non mi dispiace per niente, anzi. Trovo che alcune sparute eccezioni alla regola fra i figli di Big Mom portino credibilità all’intera saga, incastrandosi perfettamente con una miriade di fattori, quali la presenza di Nitro, la stima per Lola, il suo continuo emozionarsi, il fatto che abbia voluto parlare privatamente con Sanji e che sia arrivata persino a piangere per lui. Come annunciato, gli elementi a favore della sua bontà d’animo mi sembrano preponderanti, cosa che, per proprietà transitiva, impone che l’incontro ci sia stato davvero.

Su quest’ultimo argomento spendo due parole, e poi chiudo.
In merito al ricordo di Pudding, ritengo che un incontro fra i due proprio in quella stanza sembra assurdo, considerando che Big Mom pare non aver mai visto Sanji prima del pranzo (oltre al fatto che viene posto un out-out importante con l’entrata al castello, cosa che ha spinto Pound a suggerire a Luffy&Co di sbrigarsi a beccare Sanji). Dunque Pudding potrebbe aver fantasticato un attimo, trasportata un po’ dai sentimenti nascenti per il cuoco. Una cosa che credo sia normale quando si è infatuati.

Detto questo, avendo le falangi polverizzate e le meningi allo stremo, vi lascio alle vostre personali considerazioni (ed eventuali maledizioni per la lunghezza spropositata dell’articolo). Spero comunque che sia stato di vostro gradimento.

Alla prossima!

Ray

 

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Nome tabù di Trafalgar D Water Law

nome tabù

Cos’è il nome tabù di cui parla Trafalgar D Water Law?

Stavo rileggendo vecchie traduzioni e mi sono imbattuto nel dialogo in cui Law dice a Buffalo e Baby 5 che il suo nome è Richard Phil… no, questa è un’altra storia… dicevo, il suo nome è Trafalgar D Water Law. La cosa strana è che Law afferma testualmente: “D è un nome nascosto, mentre Water è il mio nome tabù.” Al che mi sono chiesto che cosa significasse quel “nome tabù” e sono andato a vedere cosa traduce la Star Comics. Loro scrivono: “D. è un nome da nascondere, Water si usa per chi è defunto.” Visto che le due frasi cozzano parecchio, sono andato ad indagare e sono finito sulla wikipedia giapponese, dove ho scoperto cosa diavolo significa questo termine particolare nipponico conosciuto come “imina”.

Imina significa “nome tabù”, tradotto anche come “nome vero”, ed è legato attualmente alle persone defunte e ai nobili. Il concetto di nome tabù ha origine in Cina, noto come huì (), dove si riteneva irrispettoso riferirsi ad una persona con il suo vero nome quando questa non era uno stretto conoscente: da qui nasce il concetto di nome tabù. Inoltre, gli imperatori cinesi vietarono l’uso dei caratteri dei loro nomi in modo che nessuno potesse utilizzarli tranne che loro stessi, il che diventava un problema quando i caratteri in questione erano particolarmente comuni.

Nel Giappone antico, il nome vero era raramente pronunciato, poiché si credeva che conoscerlo poteva renderti in grado di influenzare il fato del suo possessore. Chiedere ad una giovane donna il suo vero nome equivaleva ad una proposta di matrimonio e se la donna lo svelava era come se avesse accettato la proposta. Esistevano, inoltre, dei nomi d’infanzia che andavano a nascondere il vero nome. Questi venivano poi mutati nei nomi veri quando si raggiungeva l’età adulta, i quali erano comunque spesso tenuti nascosti. Il nome vero completo veniva usato per distinguere ufficialmente la persona durante la cerimonia del Gempukku, un rito di passaggio dopo il quale si è ufficialmente riconosciuti come membri di un clan, guadagnando relativo status.

Nel Giappone moderno, il nome tabù riguarda solo l’imperatore, a cui ci si riferisce solo come Tennō Heika (Sua Maestà l’Imperatore) o Kinjo Heika (Sua Maestà in carica). Il popolo giapponese ha avuto tanto rispetto di questa usanza che gli storici hanno dimenticato moltissimi nomi veri di altrettanti personaggi storici. Inoltre, quando una persona muore, il suo vero nome diviene tabù e non è più pronunciato.

Ahimè, da questo discorso non ho cavato un ragno dal buco, perché non sono riuscito a capire perché Law debba essere il primo e il solo nella storia a possedere un nome tabù, ma almeno mi sono chiarito che cosa sia questo “imina” di cui non avevo capito nulla fino ad ora. Mi sembra una cosa troppo particolare per averla inserita così, come se nulla fosse, guarda caso ad un personaggio che ha la D nel nome, e sono propenso a pensare, per quanto non si possa definire errata a livello di traduzione, che la versione della Star Comics non sia giusta con il contesto. Perché in questo caso “Water” si dovrebbe usare per chi è defunto? Law è vivo e vegeto. Non è più facile che il suo nome tabù sia dovuto al fatto che nel North Blue la sua famiglia fosse considerata importante, magari perché composta da medici di fama e quindi facenti parte di un clan? O tutta questa faccenda è semplicemente una trovata di Oda, che ha voluto sviluppare il personaggio successivamente e si è inventato questa cosa del nome tabù? Quest’ultima ipotesi, sinceramente, mi sembra una trovata poco convincente, soprattutto perché la sua famiglia ha un peso sulla trama molto grande a livello storico.

Come al solito, chi vivrà vedrà.

Il Re

5/5 (2)

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RainBase: la città dei sogni.

rainbase

RainBase: la città dei sogni

Un ciriciao a tutti!
L’estate è finita e l’autunno ha portato con se il freddo e i raffreddori, tutto si fa un po’ più triste, ma a noi non importa, perché siamo teste pensanti sempre in ebollizione come testimonia il nostro fantastico logo.

Non perdiamo altro tempo e tuffiamoci alla scoperta delle citazioni che circondano una delle città più ricche di Arabasta: Rainbase, la città dei sogni!

Per questa fiorente cittadina viene scelto un nome inglese: Rainbase significa infatti “base d’acqua”, in riferimento alla rigogliosa presenza dell’oro blu rispetto all’assetata Yuba. Ma Base in inglese ha anche il significato metaforico di “spregevole” o “vile”. Quindi si potrebbe intrepretare come “acqua spregevole”: d’altronde questa è stata presa con l’inganno mediante la Dance Powder. Ricordate tutti il suo funzionamento, giusto?

Cattura54C’è dell’altro: il soprannome con il quale Rainbase viene chiamata rievoca il casinò “City of Dreams” costruito in Macao, dentro il quale esiste uno show permanente chiamato “House of Dancing Water”.

Nel capitolo 167, Vivi mostra una mappa di Arabasta e dice che la città si trova all’interno di un’oasi. Possiamo vedere come questa sia praticamente speculare ad Alubarna, a simboleggiare l’opposizione tra Crocodile e Cobra Nefeltari.

Il capitolo successivo mostra invece una fantastica skyline della città, dove vediamo che la base del flottaro troneggia su tutti gli altri edifici. All’interno si respira un’aria decisamente nuova per quel contesto: vediamo una popolazione ricca e felice… potremmo  quasi definirla spensierata.

Nel giro turistico/fuga che fanno i Mugiwara, si può osservare come l’intera cittadina sia piena di case da gioco e casinò e tra i tanti cartelli possiamo leggere un “egas”, palese citazione alla città a cui Oda si è ispirato, ossia: Las Vegas.why-las-vegas-is-the-best-city-for-women-in-tech

Las Vegas sorge nel pieno del deserto, e come dice Neil Gaiman “è l’interpretazione onirica di una città uscita da un libro di fiabe”, definizione che si sposa perfettamente anche con il soprannome dell’altrettanto desertica Rainbase. Ciò che però ispira Oda è senza dubbio la leggendaria Las Vegas Strip, ovvero la via dove sono concentrati i più famosi casinò del mondo. Il più anzianotto è quello conosciuto con il nome di Flamingo, che venne costruito nel 1946 da Bugsy Singel con il denaro di alcune famiglie mafiose.

Ma quello che ci interessa è un altro: Il Luxor.

luxor-hotel-and-casino

Costruito nel 1991, per volere della Mandalay Resort Group, il Luxor Hotel è una delle prime strutture polivalenti ad avere un tema portante: in questo caso ci si rifà alle atmosfere dell’antico Egitto a partire dalla sua forma: un’enorme piramide nera protetta da una sfinge. All’edificio si può accedere passando attraverso un viale di sfingi, mentre durante la notte, dalla punta della piramide parte un raggio di luce visibile anche dallo spazio! Per le sue particolarità, il Luxor Hotel viene definito uno dei più caratteristici di Las Vegas.

Lo stesso vale per il Rain Dinners.

Cattura55Il casinò di Crocodile è al centro della città ed è anche l’edificio più alto, riconoscibile dalla sua forma a piramide, l’unica in tutta Arabasta. La piramide, costruita sopra un laghetto artificiale, sfoggia i colori verdi e gialli (oltretutto simili a quelli della maschera funeraria di Tutankhamon) ed è sormontata da un coccobanana, mentre agli angoli sono state costruite due zampe di sfinge. A completare la struttura è presente un portico circolare simile a quello del teatro marittimo di villa Adriana.

Se analizziamo l’intero complesso edificato, vediamo come riflette interamente il proprietario e ne veicola dei messaggi sia espliciti che nascosti.

Il lago che circonda l’intero edificio non è solo uno spregevole simbolo antiecologico (ricordiamo che Arabasta soffre di siccità) ma è anche un sottile invito ad unirsi a colui che tiene quella terra in pugno: infatti, mentre viene fatto credere che Re Cobra debba far ricorso a degli inganni per ottenere dell’acqua, quella del flottaro appare sgorgare naturalmente, come a voler significare che anche l’ambiente è dalla sua parte e di tutti quelli che gli si affidano.

La piramide, inoltre, incarna il senso di superiorità di Crocodile e tutto il suo narcisismo, a cominciare dalla scelta dell’edificio: il nome piramide in greco significa “ciò che sta su” e la scelta del giallo e del verde rafforzano il legame con il flottaro, poiché quelli sono proprio i suoi colori. Possiamo ancora indagare nella scelta della forma: molte culture hanno come luoghi sacri montagne o edifici con fattezze simili, poiché c’è la credenza che le divinità vivano/si manifestino su di esso; in particolare per gli Egizi la piramide non era solo una tomba, ma anche l’edificio di culto più affine alla persona del faraone: ecco allora che nasce spontaneo il parallelo tra Crocodile come faraone-dio, Arabasta come regno che professa il culto della sua persona e Luffy & company come tombaroli ed eretici.

Non possiamo esimerci dal parlare anche della scultura che orna il Rain Dinners: il coccobanana che svetta fiero sopra la punta della piramide, fungendo da guardiano ideale al casinò. Quest’idea è rafforzata dal fatto che ai lati dell’edificio ci siano due zampe, quasi una fantasiosa continuazione dell’animale che pone la piramide sotto di se come a volerla proteggere.

Se analizziamo con attenzione la scultura ci accorgiamo che non è solo il simbolo di Crocodile, ma è anche un riferimento alla cultura egizia: il coccodrillo veniva infatti venerato come animale sacro del dio Sobek, che era ritratto con la testa di coccodrillo e, non solo si qualificava come dio delle acque, ma era anche il responsabile delle inondazioni stagionali del Nilo.

L’altra faccia del coccodrillo per gli egizi era quella della terribile dea Ammit: mostro con la testa di coccodrillo, la parte superiore di leone e quella inferiore di ippopotamo, con il compito di divorare i cuori di coloro che non avevano superato la pesatura dell’anima, condannandoli per sempre all’oblio.

Si può anche porre l’accento sulla funzione di guardiano del coccobanana, che con le sue zampe da felino richiamerebbe quelle dei leoni. In molte culture le statue di questi animali sono messe a guardia dei luoghi sacri. Ma l’interpretazione più interessante della statua è quella che la vuole come sfinge: in egiziano la parola “šps-ˁnḫ” significa “immagine vivente”. Il coccobanana è infatti l’immagine stessa di Crocodile, essendo entrambi coccodrilli di nome e di fatto.

A seconda delle culture la sfinge assume caratteristiche diverse tutte riconducibili al flottaro:

  • Per gli egizi la sfinge era un simbolo protettivo, venivano scolpite per augurare una vita serena nell’aldilà. La sfinge più famosa è la Grande Sfinge di Giza che ha il volto maschile come quello del faraone a cui era stata dedicata la statua.
  • Nel sud dell’India le sfingi sono poste in templi e palazzi con il ruolo di esorcizzare e scacciare il male e gli spiriti; la tradizione vuole che se posta all’entrata di un tempio riesca a togliere i peccati dei devoti che vi entrano.
  • Per i greci la sfinge era di origine etiope, portata dagli dei come guardiana di Tebe, con la funzione di sbarrare l’ingresso alla città proponendo a tutti il più famoso indovinello della storia.

Curiosità

  • Una delle prime versioni di Crocodile lo vuole come un tipo che parla in rima e con la passione per gli indovinelli esattamente come la sfinge greca.
  • Sanji si auto-soprannomina mr. Prince e causa in maniera indiretta la caduta di Crocodile liberando Luffy. Il primo “principe” di cui abbiamo notizia nella storia è Ottaviano Augusto che porrà fine del Regno d’Egitto sconfiggendo l’ultimo faraone/regina d’Egitto Cleopatra.
  • In Australia esiste un’isola chiamata Sunday Island (che suona molto come Sandy Island), e proprio nelle vicinanze si trova un’altra isola, chiamata Drum Island. Potrebbe non essere un caso la scelta di affidare l’ippopotamo come simbolo di Wapol… l’ippopotamo infatti era assieme al coccodrillo l’animale protettore del Nilo.
  • Una delle possibili origini della parola “banana” è la parola araba “banan” che significa “dito”. Ora sapete perché Crocodile ha scelto un animale tanto imbruttente.

Munna

5/5 (3)

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Saga di Zo: la storia di un popolo “magico” ?

zo

Saga di Zo: la storia di un popolo “magico”?

Con il capitolo 804 di One Piece scopriamo che Oda, nel creare il ducato di Mokomo, ha tratto parecchia ispirazione dall’antica Persia, e sebbene gli elementi siano molti, badate di non commettere l’errore di identificare Zo esclusivamente con ciò che riguarda l’oriente, perché parliamo solo di una fonte d’ispirazione in mezzo alla moltitudine di cui al solito si serve Oda. Ricordo infatti che è ancora attiva e potenzialmente valida la teoria sul Mago di Oz, per cui in questa saga potremmo scoprire la mitica città di smeraldo!

Momentaneamente, però, consideriamo l’aspetto magico che potrebbe caratterizzarla.

L’origine del termine “magia”.

downloadQuesto termine, neanche a farlo apposta, nasce proprio nell’antica Persia. Esso indicava esattamente “la dottrina e l’arte dei magi persiani”. Molti di voi probabilmente staranno pensando ai famosi Re magi. In effetti, pur non sapendo molto sul loro conto, nè se siano realmente esistiti, è certo che nel racconto biblico venissero dall’Oriente. Ma chi erano i magi persiani?
Come hanno dimostrato recenti ricerche di settore, con questo termine si indicavano i vecchi saggi. In pratica sarebbero da vedersi come la versione orientale dei “savi” latini o dei “filosofi” greci. L’attribuzione di doti magiche concerne più l’ambito religioso ed esoterico, ma fra errori di traduzione e false attribuzioni (come spesso accade) alla fine ci ritroviamo con un termine (“magia”) che a tutto fa riferimento, tranne che alla filosofia.
Oggi siamo abituati ad associate a questo termine il compimento di azioni sovrannaturali, che generalmente implicano il dominio e la manipolazione delle forze della natura. Proprio in questo senso era intesa anche la competenza dei famosi magi persiani, che, ribadisco, molto probabilmente in realtà erano solo persone con una elevata istruzione.

Comunque ciò che importa, per ora, è tenere a mente questo semplice collegamento:  Antica Persia -> Magia -> Manipolazione della natura.

I Nani di Green Bit

Kab-san one piece Uno dei più recenti riferimenti alla magia che ricordo è quello esplicito fornito da alcuni esponenti della tribù Tontatta, al capitolo 711. Precisamente, come viene anche spiegato, questo termine indica il potere di un frutto del Diavolo.

Al riguardo quindi abbiamo tre interpretazioni:
– quella spirituale, menzionata da Jabra, secondo cui all’interno dei frutti risiederebbe lo spirito di un demone;
– quella scientifica, menzionata da Blueno e Rucchi, secondo cui il tutto si basa su qualche meccanismo di carattere genetico (come si apprende successivamente grazie a Franky).
– quella magica, menzionata dai Nani, di cui abbiamo appena parlato.

I nani, d’altronde, sono un popolo in perfetta sintonia con la natura. Tutta Green Bit, comprese quelle piante enormi che abbiamo visto, era opera loro. Non a caso erano stati impiegati da Doflamingo nella produzione di Smiles.

Allora, forse, non è tanto fuorviante cominciare a pensare che anche i Mink, essendo per metà animali, e dunque essendo a stretto contatto con la natura, possano avere, in virtù di quanto detto sull’origine persiana del termine “magia”, un collegamento con la stessa, che passi proprio attraverso un qualche utilizzo dei frutti del Diavolo, o qualcosa di equivalente.

Gli Anyoto e le segrete congreghe d’Africa

AnyotoGli Anyoto sono una fra le più tristemente famose società segrete del Congo, con una lunga e caratteristica tradizione rituale a stampo magico. Noti nella letteratura europea come “uomini-leopardo” per l’usanza degli adepti di coprirsi con una pelle di leopardo e di lacerare il corpo delle vittime con le unghie di questo animale,  furono protagonisti di efferati delitti sia contro i bianchi che contro gli africani. Di congreghe simili ne esistono parecchie, come gli uomini-coccodrillo, gli uomini-leone, etc… e tutte ricavano il nome dall’animale totemico di cui si crede posseggano lo spirito. Da ciò discende fondamentalmente l’usanza di coprirsi con la pelle dello stesso.

Considerando che su Zo abbiamo i Mink (“visoni”), che però per qualche strano motivo sono anche uomini-cane, uomini-coniglio, ecc., è facile che Oda si sia ispirato anche alle sopracitate società segrete africane, che, oltre a far uso di rituali “magici”, si piazzano spesso all’intero di vere e proprie tribù… e ancora una volta facciamo centro se consideriamo che, sia i Mink viventi sull’elefante che i Nani di green bit, sono delle tribù.

La controparte terrestre degli Uomini-Pesce

arlong one pieceArlong, ai tempi, parlando con Zoro, sosteneva che l’Uomo-Pesce fosse il Re di tutte le creature viventi, parole che, come abbiamo capito con la saga degli Uomini-Pesce, non erano altro che vaneggiamenti dovuti a deduzioni del tutto errate e basate solo sulle differenze peculiari fra Uomini-Pesce e uomini. Lui difatti fu il primo a parlare di “razza superiore”, che, con riferimenti vagamente hitleriani, ritroviamo parafrasata in bocca alla Mink dello scorso capitolo, quando si rivolge al gruppo di uomini (Zoro, Law, e gli altri) come a dei “Mink inferiori”.

Gli Uomini-Pesce non erano il frutto di una mutazione genetica indotta da un frutto del Diavolo. In realtà ci sono stati presentati così, senza alcuna spiegazione. Dietro potrebbe esserci di tutto, come per i frutti del Diavolo stessi: dalla magia, alla scienza. Ma il punto è che i Mink sembrano allo stato attuale la loro controparte terrestre. Se gli Uomini-Pesce, infatti, sono uomini che hanno ereditato dagli animali marini determinate caratteristiche, i Mink sembrano uomini che hanno ereditato dagli animali terrestri altre caratteristiche, fra cui la pelliccia, i tratti deformi e… l’agilità.

Se ricordate, tutti gli Uomini-Pesce, al di là dell’aspetto, condividono il fatto di avere forza nettamente sovrumana. Per similitudine, visti i presupposti, potremmo ipotizzare che l’abilità principale dei Mink, sia proprio la velocità e l’agilità dei movimenti. Il che spiegherebbe come mai Zoro, pur prevedendo l’entrata in scena della ragazza, sia stato preso in contropiede. Apparentemente la coniglia riesce a fluttuare in aria, ma non escludo che sia solo il retaggio di un’agilità incredibilmente elevata, una sorta di stadio superiore dello Skywalk di Sanji.

Conclusioni

Riassumendo abbiamo:

  • Un’isola di nome Zo, che anagrammato ci dà “Oz”, come la famosa opera e il famoso mago;
  • Svariati riferimenti alla Persia, patria per antonomasia dei primi “maghi”.
  • Tribù e società segrete dell’Africa che adoperano la magia rivestendosi delle pelli di particolari animali totemici, da cui prendono anche il nome, come gli uomini-leopardo, gli uomini-leone, gli uomini-coccodrillo e così via.
  • Nette similitudini con gli Uomini-Pesce.

Fatto tesoro di queste analogie e riferimenti veniamo al dunque:

  1. È possibile che su Zo si faccia uso di qualche forma di magia? (intesa nel senso più ampio e generico del termine);
  2. È possibile che sia proprio questo il motivo che ha spinto tre samurai del paese di Wano, Kin’emon, Kanjuro e Raizo a viaggiare verso l’isola di Zo con Momonosuke?
  3. È possibile che sia questo il motivo per cui gli scagnozzi di Kaido si trovano già sull’isola, alla ricerca di Raizo e della Mink vista nel 795?

Se la risposta fosse “sì”, potremmo aspettarci veramente di tutto.

Ciò che mi preme capire però è: perché avrebbero scelto di auto-confinarsi ai margini della società? Perché evitare ogni contatto con gli umani?

Viste le similitudini, non posso fare a meno di pensare che dietro ci sia una discriminazione e una serie di abusi equivalenti a quelli visti per gli Uomini-Pesce.

A questo punto, l’intuito mi suggerisce che in questa saga, che sa tanto di “ancestrale” vista la sua antichità, potremmo scoprire Uranus… anche perché, se ci pensate, le saghe a cui sembra somigliare di più sono proprio: Skypiea (avventura in un’isola fra le nuvole, rovine, etc..) dove fu citata Poseidon, e l’isola degli Uomini-Pesce, dove questa aveva ubicazione.

Chissà, chissà. Io voglio crederci!

Fatemi sapere la vostra!

Alla prossima!

Ray

4.67/5 (3)

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