X-Ray Analysis 801 – Sanji il Principe

sanji il principe

Cari lettori, ben ritrovati alla nuova X-Ray Analysis sul capitolo 801 di One Piece

Che capitolo della madonna!! In un colpo solo abbiamo:

  1. Seppur in ombra, quattro New Entry: il settimo flottaro, l’ammiraglio Ryokugyu, il 4° pezzo grosso dei rivoluzionari e il fantomatico Jack!
  2. Diversi che tornano a solcare la scena dopo tempo: Spandam, Rob Rucchi, Bellamy, la capra di Sengoku e i Draghi Celesti!
  3. Le nuove taglie dei Mugiwara e di Law!
  4. Il più clamoroso scoop su Sanji, che mi permette finalmente di mettere nero su bianco una scoperta fatta diversi mesi fa e che avalla in modo quasi inequivocabile una delle più famose teorie sul suo conto.

Ovviamente troveranno spazio anche Fujitora e Doflamingo, protagonisti di due dei discorsi più emblematici di tutto il capitolo.
Detto questo, mettetevi comodi. Cominciamo.

Cipher Pol “Aigis” Zero

Dopo la sconfitta subìta sull’isola giudiziaria, apprendiamo, mediante le mini avventure che vanno dal 491 al 528, che tutti i membri della CP9 vengono dichiarati “ricercati” dal Governo Mondiale. Costretti alla fuga, trovano ristoro nella città primaverile di St. Poplar, dove Rob Rucchi in primis può trovare adeguate cure mediche. Ma poichè nessuno nel team ha un soldo e tali cure hanno un costo, si esibiscono per la città cercando di guadagnare qualcosa, affinchè Rucchi possa essere curato. Tutto va per il meglio, si divertono al Bowling o facendo shopping, finchè non arrivano i pirati Candy. In breve tempo, neanche a dirlo, vengono liquidati (e fu così che nacque Candy Crush ®). Con la nave pirata delle “caramelle”, il CP9 raggiunge l’isola dove le nuove reclute del Cipher Pol vengono addestrate: la loro vecchia casa. Qui vengono attaccati dalla marina, ma ancora volta ne escono vincitori. Usando poi uno dei lumacofoni dei capitani sconfitti, contattano Spandam, dicendo che sarebbero tornati. Nel penultimo episodio vediamo lui e suo padre architettare la distruzione definitiva di questo gruppo.

Ora che vediamo? Spandam e Rob Rucchi non solo nuovamente alle dipendenze del GM, ma pure promossi! Adesso lavorano entrambi all’interno del CP0, e Spandam (con mia grande soddisfazione) è un subordinato di Rob Rucchi. Che avrà combinato stavolta? C’entra forse il risvolto della medaglia di tutti gli accadimenti di EL ?

Quindi in sostanza da tre, passiamo a sei membri di questo corpo governativo top secret d’élite.

I dettagli

Rob Rucchi indossa una maschera che, come per il più basso degli altri tre agenti, lascia libera la bocca. Stessa cosa dicasi per Spandam, ma soprattutto (cosa che mi ha fatto ridere tantissimo) per Hattori, la sua fida colomba. Ecco perchè poco fa ho detto sei. Credo che l’uso delle maschere sia una prerogativa di ogni membro di questa organizzazione. Mi ricorda molto le ambientazioni veneziane di Assassin’s Creed, dove le maschere servivano per amalgamarsi fra la folla in festa durante il carnevale.

Fa molto sicario. Ecco.

La convivenza Uomini – Nani

Anche a Dress Rosa cominciano i festeggiamenti, e Viola non perde l’occasione di mettere in mostra le sue doti da “seduttrice di flamenco”. Ma la cosa più importante è la scelta di re Riku di contravvenire alla vecchia legge che imponeva ai Nani massima segretezza e libertà d’azione, mostrando ai suoi sudditi il vecchio re Tontatta e sua figlia Mansherry. Questa decisione è sicuramente molto azzeccata, non solo perchè si contestualizza perfettamente nell’arco narrativo, ma anche perchè rappresenta il possibile “retaggio” di questa nuova era. Se già avevamo avuto un accenno con gli Uomini-Pesce, che grazie ai Mugiwara hanno potuto ricominciare a sperare in un futuro migliore insieme agli umani, adesso tocca ai Nani, finalmente non più discriminati ma perfettamente integrati.

La convivenza pacifica fra le razze sembra proprio una costante onnipresente.

I dettagli

Per chi non se lo ricorda, Luffy nel capitolo 704, vedendo la statua di Kyros disse: “Ne voglio una anche io!” … ed ora eccolo accontentato! E c’è anche la statua di Usopp. Non ricordo se una dell sue bugie prevedesse una cosa del genere… nel caso, si sarebbe avverata anche questa.

Il compromesso (di) Fujitora

Ricapitolando, Fujitora aveva ricevuto da Akainu l’ordine di prendere le teste di Cappello di Paglia e di Law per “risarcire” lui e la Marina dell’onta subita con quell’atto di genuflessione in pompa magna. Nonostante la sua reazione momentanea, alla fine non solo fece passare tre giorni prima di decidersi a dare la caccia a quei pirati, ma alla fine ha permesso loro di fuggire, colpito da quelle gesta tanto singolari da fargli rimpiangere di essersi tolto la vista. Coerentemente, adesso, dice a Sengoku di voler andare per la sua strada, visto che non può rimettere piede in nessuna base della marina senza rischiare uno scontro diretto con Sakazuki.

Rifiutare l’opzione suggerita da Sengoku, ossia quella di scusarsi e sperare nella clemenza del Grand’Ammiraglio, è in linea con un personaggio che ha sempre dimostrato di avere una propria “morale”, un proprio “codice”. Ha sempre scelto di fare la cosa che sentiva più giusta e più in linea con i suoi principi. Non esiste la deontologia o la cieca obbedienza.

Questo personaggio mi piace per la sua pacatezza, per la sua ponderatezza e per il suo acume. Fujitora è un uomo dalla mente molto elastica, un uomo che ha dimostrato di saper accettare qualcosa che andava contro le proprie convinzioni. Ha dimostrato di saper raggiungere sempre e comunque un compromesso per se accettabile. Adesso semplicemente agisce di conseguenza.

Io credo che gli eventi di Dress Rosa lo abbiano un po’ cambiato. Questo viaggio non sarà uno sterile allontanamento tipico del “vittimista”, o di colui che rifugge dai propri doveri. Io credo che lui abbia quasi colto la palla al balzo per riqualificare l’opinione che ha di questo mondo. Un viaggio che gli servirà per “aprire gli occhi” su questa nuova era e capire quanto effettivamente vale la pena fermare quei ragazzi di cui avrebbe dovuto prendere le teste.

Proprio adesso, se vogliamo, sembra di rivedere Aokiji, non solo per la scelta di allontanarsi dalla Marina (anche se Fujitora in realtà non sta dando le dimissioni, sia chiaro), ma anche per l’approccio alla “seconda chance” che sembra davvero una loro prerogativa. Se ricordate, Kuzan si comportò in modo simile con Robin. Uccise Saul, ma le permise di scappare perchè voleva capire fino a che punto la scelta di massacrare quei ricercatori/archeologi fosse giusta. Al minimo errore l’avrebbe uccisa. Adesso Fujitora fa la stessa cosa con Luffy. Lo lascia andare per vedere fino a che punto è stata giusta la sua scelta, o meglio, per vedere fino a che punto era sbagliato catturarlo e prenderne la testa. Chissà dove e in che vesti lo rivedremo.

Le nuove taglie dei Mugiwara

Quale migliore introduzione se non una splendida quanto imbarazzante Going Luffy Sempai? Al di la della polena ridicola che fa da pessimo contraltare a quella immensa e “prosperosa” della Yonta Maria, è sicuramente da apprezzare il chiamo alla compianta Going Merry (vera nave ammiraglia).

Tralascio i dettagli fanboyci del Barto Club, sempre più fan-club di Luffy.

Ecco le taglie, come già annunciato negli spoiler:

  • Luffy 500.000.000 Berry
  • Zoro 320.000.000 Berry
  • Usopp 200.000.000 Berry
  • Sanji 177.000.000 Berry
  • Robin 130.000.000 Berry
  • Franky 94.000.000 Berry
  • Brook 83.000.000 Berry
  • Nami 66.000.000 Berry
  • Chopper 100 Berry

Proprio ieri avevo stilato la mia lista delle taglie e devo dire di non averci azzeccato proprio, anche se le proporzioni sono state vagamente rispettate. Lasciando perdere i numeri, dal mio punto di vista la scaletta sarebbe stata: Lufy, Zoro, Usopp, Robin, Franky, Sanji, Brook, Nami e Chopper, ma contemplavo un aumento postumo per coloro che non hanno partecipato agli accadimenti di Dress Rosa. Tuttavia, questa decisione non mi sorprende affatto, in fondo ci sono stati anche gli accadimenti di Sabaody e PH che son passati inosservati all’epoca.

La cosa che mi ha veramente stupito è un’altra, ma ora ci arriviamo.

I dettagli

La taglia di Luffy è aumentata di 100.000.000 Berry
La taglia di Zoro di 200.000.000 Berry (non avrei mai pensato che potesse prendere quanto Luffy dopo Eines Lobby!!)
La taglia di Usopp di 167.000.000 Berry (anche qui, prevedibile… ma che botta!!)
La taglia di Sanji di 100.000.000 Berry (e qui ora ci soffermiamo, perchè arriva il bello!)
Robin, Franky, Nami e Brook hanno avuto un incremento di 50.000.000 Berry
Chopper di appena 50 Berry (XD povero)

Se la taglia di Sanji è stata una sorpresa “positiva”, quella di Franky mi ha decisamente deluso. Sono sicuro di parlare a nome di molti miei colleghi dicendo che Franky si meritava, forse anche più di Robin, di superare i 100 milioni!! La scelta di uniformarlo al resto della ciurma non lo valorizza affatto!

Questo tuttavia mette ancora più in risalto l’aumento di taglia di Sanji, che pur non essendosi fatto notare a Dress Rosa, prende tanto quanto Luffy!!

Sanji il Principe

Finalmente arriviamo al nocciolo della questione.
Se questo povero cuoco aveva avuto la sventura di riapparire, dopo anni, nello stesso capitolo di Kaido (e di fatto non se l’è cagato quasi nessuno, nonostante fino a poco prima le teche di tutti i circuiti della community vaneggiavano sul suo conto) , adesso finalmente riesce a catturare l’attenzione dei fans, prendendo di petto le sorti di un capitolo già sopra le righe.

Ebbene, come ci spiega Bartolomeo, non è tanto l’incremento assurdo di taglia che colpisce,  quanto il fatto che nel manifesto è scomparsa la scritta “dead or alive” (vivo o morto) che era presente fin tanto che non c’era la sua foto, ed è comparsa al suo posto la scritta “only alive” (solo vivo).

La portata di questo elemento è così grossa che appare quasi spaventosa.

Le taglie, come sapete, vengono stabilite dai vertici della marina, spesso su ordine o suggerimento di alcuni esponenti del governo. Perchè mai, dunque, alla marina, o al governo, Sanji interessa solo vivo ora che lo hanno visto in faccia? Che qualcuno di grosso lo abbia riconosciuto… ad esempio come suo erede?

Mi rendo conto di non dire nulla di nuovo, specie ai “sanjisti”. Da anni girano teorie circa la sua possibile origine nobiliare, e gli elementi scoperti oggi sembrano giustificare questa tesi… eppure, senza altre prove a suo carico, rimane una supposizione che non trova alcun valido fondamento se non nei “sensati” parallelismi che sono stati avanzati circa il portamento, la raffinatezza e i modi gentili propri di un uomo “di corte”. Anche il famoso “Mr. Prince” usato come pseudonimo ad Arabasta è sbandierato dai supporters come cavallo di battaglia. Ergo, ciò che sto per raccontarvi potrebbe mettere un punto definitivo sulla questione.

Mesi fa, girovagando sul web per motivi completamente diversi, mi sono imbattuto in un libro che m’è parso interessante già dal titolo: “La storia di Genji, il principe splendente.” (già vi vedo con le mani sul pacco, marrani!).

Citando la wiki:

Scritto nell’XI secolo dalla dama di corte Murasaki Shikibu vissuta nel periodo Heian, è considerato uno dei capolavori della letteratura giapponese così come della letteratura di tutti i tempi. I critici letterari si riferiscono ad esso come al “primo romanzo”, il “primo romanzo moderno” o il “primo romanzo psicologico”.

41UdeYV1QiL._SX307_BO1,204,203,200_Vi sparo giusto qualche nozione “invitante”.
Il libro annovera qualcosa come 1500 pagine. La traduttrice ha dedicato trent’anni della sua vita per darci la possibilità di gustarne ogni verso, rimanendo fedele al criptico stile orientale dell’epoca senza sminuirne la complessità e la profondità. Su amazon, con copertina rigida, non lo trovate a meno di 70 €. Chi vi si è approcciato, ed è stato in grado di apprezzarne il contenuto, vi dirà che è una delle letture più belle e ardue che esistano. Gli altri hanno semplicemente rinunciato in corsa.

Ma chi era Genji?

Genji era il secondogenito di un Imperatore del Giappone e di una concubina di basso rango ma dotata di grande avvenenza e leggiadria. Avendo ereditato questi tratti dalla madre, Genji veniva anche definito “il principe splendente” per la sua intelligenza, cultura, e bellezza fisica. La morte della madre, avvenuta quand’era ancora un bambino, ha lasciato in lui un vuoto profondo che per tutta la vita ha cercato di colmare circondandosi di altre donne e innamorandosi ripetutamente dell’una o dell’altra.

Il Genji Monogatari (questo il nome originale dell’opera) è il ritratto di un’epoca, di un mondo chiuso, elitario e raffinato fino a sfiorare la decadenza, un mondo in cui le regole del vivere sono dettate dall’etichetta, tanto che persino i personaggi non vengono mai chiamati coi loro veri nomi, ma con soprannomi.

Genji difatti non è il vero nome del principe, ma deriva dalla traslitterazione del Kanji che identificava il clan Minamoto (realmente esistito): 源. Nello specifico, la parola Genji nasce dalla contrazione del binomio Gen-Uji, dove gen è la lettura on’yomi del kanji 源 visto prima, e Uji vuol dire: “nome di famiglia” o “cognome”. In sostanza, il soprannome “Genji” sta ad indicare un membro del clan 源, ossia del clan Minamoto, più o meno come “Snow” indica i bastardi degli Stark, in Game of Thrones (visto che l’abbiamo citato).

Ora, per lo stesso principio, Sanji, che sembra proprio ispirato a questo famosissimo (almeno in Giappone) personaggio letterario, potrebbe essere solo un soprannome affibbiatogli per indicare la sua origine nobile e ibrida al contempo. Questo dettaglio trova riscontro, come si diceva già nella teoria, in quella scena (di cui non ricordo il capitolo) dove un Drago Celeste sceglie di prendere una graziosa infermiera come moglie semplicemente guardandola in volto. Dal suo tirapiedi, apprendiamo che quella sarebbe stata la tredicesima, quindi nulla di strano che poi da queste donne nascano “figli bastardi”.

Seguendo questo ragionamento dunque, Sanji potrebbe essere la contrazione della parola San-Uji, che lo bollerebbe come discendente del capostipite del clan/famiglia “San” o “Sanji” (di cui non saprei dire che kanji gli corrisponde), e che a questo punti mi azzardo a definire come una delle 18 famiglie presenti a Marigeois (cioè le famose 20, meno i Nefertari e i Donquijote).

Se a questo aggiungiamo i dettagli del viso che SOLO lui ha (vero che Duval gli assomigliava, ma voi credete che un padre o una madre non saprebbero riconoscere un proprio figlio?) si comprende benissimo come mai solo adesso gli viene data tutta questa importanza.

Se poi aggiungete i dettagli e le similitudini riportate nelle teorie già note, potete trarre l’ovvia conclusione che non possono essere TUTTI degli indizi casuali. Specialmente quando sussiste un riferimento così palese e ben contestualizzato, a mio parere le possibilità che stiamo tutti prendendo un abbaglio si riducono a zero.

Bene, con questo ho finito.
Spero sia stata una lettura piacevole e “acculturante”.

(ora mi aspetto il giga-spam dei sanjisti ahahaha!)

Alla prossima!

Ray

5/5 (2)

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La resurrezione di Bellamy

Bellamy

Bellamy, la iena risorta

Per raccontarvi di Bellamy partirò parlandovi di Bartolomeo, un personaggio che reputo chiave nella comprensione della nostra “Iena”.

Il motivo è abbastanza semplice: sotto molti aspetti questi due tipi si somigliano parecchio. Vediamo perché:

  • Entrambi, ad un certo punto della loro vita, sentono di avere un nuovo idolo (Luffy/Doflamingo).
    • Bellamy inizialmente era solo uno scapestrato di Notice, una cittadina sperduta e tranquilla del North Blue, con la repulsione per coloro che credevano nei sogni e la passione per i tesori. Venuto a conoscenza delle gesta dei “Pirati di Donquixote” si suppone abbia cominciato ad interessarsi a questa ciurma.
    • Bartolomeo invece era un boss malavitoso in circa centocinquanta città, quando, dopo aver assistito agli avvenimenti di Loguetown, viene folgorato sulla via di Damasco e comincia ad interessarsi alla ciurma di Cappello di Paglia.
  • Non passa molto che, grazie alle imprese del loro idolo, entrambi si convincono a diventare dei pirati.
    • Non è chiaro quando Bellamy decida di prendere il mare, ma siamo certi del fatto che ad un certo punto della sua vita cominciò a radunare seguaci, galvanizzato dalle gesta di Doflamingo.
    • Allo stesso modo Bartolomeo, dopo gli accadimenti di Marineford, decide di mettere insieme una ciurma e partire alla volta del Nuovo Mondo, nella speranza di seguire le orme di Luffy.
  • Quando finalmente incontrano colui che hanno sempre ammirato, gli chiedono di potersi mettere al suo seguito, adottandone il simbolo.
    • “Noi non siamo dei pirati sognatori come quelli là fuori” disse Bellamy a corredo della propria presentazione a Doflamingo. Quest’ultimo, anche se apparentemente riluttante, gli concesse di usare il proprio simbolo, a patto di non venire mai sconfitti, o avrebbe dovuto renderglielo.
    • Per quanto riguarda Bartolomeo, non sappiamo ancora cosa deciderà di fare Luffy, ma di certo il fatto di proporsi come suo “subordinato”, adottandone il jolly roger (inteso come simbolo che si aggiunge alla bandiera pirata preesistente) ci mette nelle condizioni di poter sostenere il paragone senza troppe pretese.

Naturalmente con ciò non si vuole dimostrare che “Bellamy = Bartolomeo”, ma limitarsi a prendere atto che questi due personaggi hanno similitudini interessanti, che a volte vanno ben oltre la storia della loro vita.

  • Basti pensare al loro carattere.
    • Bellamy ci viene mostrato per la prima volta a Mock Town, definita come “la città dello scherno”; difatti lo vediamo imbruttire con forza i pirati sognatori e tutti coloro che credono “alla città di smeraldo, all’isola nel cielo e al One Piece”.
    • Bartolomeo invece viene chiamato “il cannibale”, ma da intendersi: si tratta infatti di un adattamento che in lingua madre ha un significato ben diverso da quello che potremmo intuire. Come mi spiegava Il Re, questo soprannome sta ad indicare una persona che schernisce talmente tanto gli altri da passare come “colui che se li mangia”. Lo vediamo benissimo al suo esordio al Colosseo.

Ecco allora che, a mio parere, sussistono le basi per proporvi la seguente tesi: il personaggio di Bartolomeo, che molti identificano come “uno degli errori più grandi di Oda”, in quanto attraverso di lui il manga è diventato quasi autoreferenziale e autocelebrativo, potrebbe essere stato introdotto anche per aiutare il lettore a comprendere meglio un altro personaggio, che è proprio Bellamy.

In che modo?

Dandoci la dimensione dell’ammirazione che questo ragazzo aveva per Doflamingo, attraverso la stima spropositata che abbiamo potuto cogliere in Bartolomeo, nei riguardi di Luffy.

In altre parole, “il cannibale” potrebbe essere l’anello mancante nella narrazione di un personaggio psicologicamente complesso come Bellamy. Se ricordate, infatti, siamo passati a gradino da una iena irridente dei tempi di Jaya, ad una che non avrebbe più deriso i sogni altrui. Nel capitolo 769, ci viene addirittura mostrato talmente risoluto da sembrare stupido. Luffy in quel momento incarnava buona parte del pubblico quando gli chiese: “ma che motivo c’è di morire per un uomo che ti ha tradito?”. Tutti abbiamo convenuto insieme a lui che Bellamy era cambiato. Aveva indubbiamente subìto un processo di maturazione, ma di fondo restava comunque enigmatico il movente di tale decisione. In quel frangente, aiutati anche dal piccolo flashback, Oda ci ha invitato indirettamente a rimettere insieme i pezzi della vita di questo personaggio.

Alla sua prima apparizione a Dress Rosa ci rivela di aver ammirato Doflamingo fin da bambino e di avere i suoi buoni motivi per voler vincere quel giorno al Colosseo, ma non certo per ottenere il Mera Mera.
Subìta la sconfitta, lo rivediamo in lacrime, contuso nel fisico e nell’orgoglio, dinanzi ad un Dellinger deciso a toglierlo di mezzo “per volere di Doflamingo”. Eppure, chi c’era con lui, in quel momento, a salvargli la vita? Proprio Bartolomeo.
Infine lo vediamo al cospetto del suo idolo, a chiarire una volta per tutte i termini del suo ennesimo fallimento. Dopodiché, nonostante la delusione, il tradimento e lo scherno subito, sceglie di rimanere fedele alla propria traccia, sceglie di rimanere coerente con se stesso, perché: “anche gli stupidi hanno i loro princìpi!”

Se non si sta attenti nell’analisi di questo personaggio, si potrebbe compiere il madornale errore di considerarlo solo un coglione, proprio perché difficilmente ci si arriva a spiegare la consecutio logica di tali accadimenti. Tuttavia, se si afferra la dimensione del problema, che di fondo risiede proprio nell’ammirazione incondizionata e nella devozione più assoluta nei riguardi di Doflamingo, il quadro comincia a chiarirsi, rendendo palese anche il ruolo di Bartolomeo.

Ma vediamo un attimo di andare più nel dettaglio

La condizione principe per rimanere al seguito di Doflamingo era, lo ribadisco: “non venire mai sconfitti”. Eppure a Mock Town sappiamo tutti com’è andata.

Successivamente apprendiamo della sua scelta di arrivare sull’isola nel cielo, che già di per sé costituisce un cambiamento epocale nella psicologia del personaggio, perché, alla stregua di una riconversione spirituale, sancisce il distacco dall’ideologia -quasi aprioristica- secondo cui “i sogni degli uomini non si avverano mai”.

Il viaggio verso Skypiea, l’ascesa verso il cielo, rappresenta dunque una vera e propria ascesa di carattere spirituale, che in fin dei conti è anche ben contestualizzata. “Il mio mondo è completamente cambiato”, disse a Luffy parlando di quell’esperienza, e di certo non solo perché in quell’occasione perse la sua ciurma. Tale viaggio, oltre a fare da terreno di coltura per una riqualificazione del personaggio, ha permesso allo stesso di rientrare nelle grazie di Doflamingo.

Tuttavia “l’ondata di marea che presto arriverà”, come disse prima di cominciare il torneo, lo ha convinto a salire sulla stessa nave del fenicottero. Si tratta dunque di non essere più un semplice “scagnozzo”, ma un membro effettivo della sua ciurma… un membro effettivo della “famiglia”. La condizione cardinale, a questo punto, era guadagnarsi il titolo di campione del Colosseo, una sfida affatto semplice considerando il calibro dei partecipanti. Non a caso non è riuscito neanche a superare il proprio blocco, ma al suo posto, chi vince? Lo ricorderete tutti: Bartolomeo.

Dopo la sconfitta, Diamante gli comunica l’ennesima chance concessagli da Doflamingo per redimersi: uccidere Cappello di Paglia. La cosa lo manda un attimo in crisi, perché in fondo lui rispetta Luffy. Non avrebbe più riso di lui. Ma naturalmente non può deludere ancora colui che ammira e stima più di ogni altra cosa. E allora eccolo, autoconvinto di fare la cosa giusta, procedere verso Luffy –nel capitolo 729- con tutta l’intenzione di assassinarlo. Se non fosse che, proprio in quel momento, arriva Dellinger, foriero della peggior notizia che potesse immaginare: Doflamingo ha ordinato la sua uccisione. Anche se valido solo nel caso in cui non avesse compiuto la missione, quest’ordine resta di fatto qualcosa che lo distrugge dall’interno. Non si tratta tanto di tradimento -lui ancora non la vede in questo modo- quanto di prendere atto della delusione che ha arrecato, per l’ennesima volta, al suo idolo.

Proprio adesso, quando potrebbe sfuggire la dimensione del problema che di fatto spiega perfettamente perché Bellamy arrivi al pianto, Oda piazza ancora una volta Bartolomeo. Figurativamente, è come se ci stesse fornendo una preziosa chiave di lettura… è come se ci stesse dicendo: “fate attenzione a questo personaggio”. La scena in questione risulta particolarmente emblematica perché è proprio a partire da qui che tutti i nodi e le spigolature caratteriali di Bellamy cominciano ad emergere.

La prima reazione “ambigua” è lo scatto di orgoglio nei confronti di Bartolomeo e Luffy.
La seconda, più importante, è la scelta di morire per Doflamingo.

Viene naturale allora chiedersi: ma quanto diavolo era grande la stima per quest’uomo?

Ecco allora il ruolo di Bartolomeo

Ecco, a mio parere, il motivo per cui Oda ha scelto di rendere tale questo personaggio, prima d’ogni altra cosa.
Infatti, dopo averci fatto scervellare o saltare a conclusioni affrettate circa il modus operandi di Bellamy, ci serve sul piatto un saggio esemplare di ciò che significa “estrema devozione”, alias “fanatismo”. Nel capitolo 773, Bartolomeo, dinanzi ad un Gladius risoluto a far saltare in aria Nico Robin, sceglie di sacrificarsi, bloccando l’esplosione con una barriera a bolla. Non ha esitato dinanzi alla prospettiva di una fine certa, pur di salvare un membro della ciurma del suo idolo. Un gesto oltremodo stupido, se vogliamo, che però vuol far passare, pur con tutte le difficoltà del filtro, un messaggio ben più importante.

Appena quattro capitoli prima, Oda aveva intitolato il capitolo 769: “Bellamy il pirata”. Perché sottolineare questo attributo se non per far capire che prima d’ora non lo era mai stato davvero?
In sostanza, quel che ci suggerisce Oda è l’importanza di credere in qualcosa in modo spassionato e dissoluto, senza doppi fini o ipocrisia. In altri termini, si tratta di perseguire un ideale che non violi mai il principio di coerenza, che tradotto in altri termini, rappresenta l’essenza dell’ essere un pirata.

“Ho sempre saputo di ammirare la persona sbagliata, e pure quanto io faccia pena! Ma non voglio fare qualcosa di tanto vergognoso come rivoltarmi contro l’uomo che ammiravo soltanto perché non ho ricevuto il riconoscimento che volevo! Anche gli sciocchi hanno i loro princìpi!”
Queste sono le parole cariche di forza, e di coerenza, che Bellamy spara a Luffy prima di lanciarsi all’attacco. Qui si capisce la maturazione del personaggio, che finalmente dimostra di essere un pirata non perché crede nei sogni o perché sceglie di non sbeffeggiare chi lo fa, quanto perché assume una linea d’azione e rimane coerente con questa.
Per buona parte della sua vita è stato un “pirata” diverso da “quei pirati sognatori là fuori”, perché secondo la sua vecchia ideologia “i sogni non si avverano mai”. Poi però arriva Luffy a dimostrargli, anche a suon di pugni, che questo non è vero. Allora, complice la grande ammirazione che nutriva nei confronti di Doflamingo, e quindi la paura di perdere la sua fiducia, cambia completamente prospettiva. Si dimostra incoerente con se stesso, sceglie di non ridere più di Luffy, sceglie di credere che alcune cose possono esistere, che i sogni si possono realizzare, anche in virtù di quella marchiatura a fuoco che fu il viaggio a Skypeia.
In sostanza, l’incoerenza di Bellamy, seppur comporti una sua maturazione, non lo ha reso di fatto un pirata.

Adesso invece che succede?

Scopre che Doflamingo non ha mai creduto in lui, che l’ha solo usato per i suoi scopi e che ha sempre avuto un ideale differente dal suo. A costui non interessava infatti “fare il pirata”, ma servirsi della pirateria e dei vantaggi ad essa correlati per conquistare il mondo. Questa era l’ennesima occasione per “fare la cosa giusta”, sacrificando la coerenza in nome del buonsenso, e rivoltarsi contro colui che lo aveva illuso per così tanti anni. Ma l’ammirazione per quell’uomo ha avuto la meglio. L’ammirazione per Doflamingo l’ha reso un pirata, semplicemente perché è rimasto coerente con se stesso.

“Ti avrà pur detto che sei libero, ma sapeva benissimo che, invece di andartene, avresti combattuto contro di me fino alla morte! … e tu ancora vuoi dargli conto?”
Questa la risposta di Luffy, alcuni capitoli dopo. Ma ecco Bellamy che rincara la dose:

“Anche se fosse come dici, io rispetto quell’uomo! E se per guadagnarmi la sua ammirazione dovrò perdere la vita, lo farò! Perché è questo ciò che voglio!”
Qui, come in molte altre occasioni, si potrebbe compiere l’errore di giudicarlo un idiota, semplicemente perché, in primis, è lui stesso ad ammetterlo. Ma se il discorso si concludesse così, allora avremmo tutte le ragioni per considerarlo tale davvero. In realtà, come accade spesso quando Oda lo disegna, parallelamente al discorso principale (o alla Forma), vi è un pensato ( o Sostanza) che dipana immediatamente ogni dubbio, riprendendo fra l’altro quanto detto alcuni capitoli prima:

“Sarà la persona che più rispetto adesso, a mandarmi all’altro mondo [ossia Luffy]. Grazie per avermi considerato un tuo amico, grazie di cuore. E sappi che lo sapevo… d’aver sempre ammirato la persona sbagliata… sono stato davvero patetico… ma anche un pazzo fra i pazzi, ha una logica a cui aggrapparsi!”

Più chiaro di così, si muore

Ed è proprio la morte -perlomeno apparente- l’unico modo che ha Bellamy di tirarsi fuori da questo empasse.
Essere un pirata, rimanere coerente, ma riuscire a rompere ogni legame con Doflamingo sembra veramente un rebus irrisolvibile. Ecco allora la scelta di far “morire” Bellamy, o perlomeno, la scelta di farci credere questo, soprattutto in senso figurato.
Più volte durante lo scontro Luffy gli intima di star buono, o morirà. Intima perfino a Doflamingo di lasciarlo libero, per lo stesso motivo. Bellamy sembra proprio conciato male, alla fine. Prima si prende un King Punch in faccia, poi i calci di Dellinger, poi la ramazzolata di Doflamingo e infine anche le mazzate di Luffy. Quando, nonostante gli avvertimenti, decide di usare lo Spring Hopper, sembra veramente deciso a farla finita. Infine, quando Luffy gli pianta in faccia le nocche, simulando quella notte a Mock Town, tutto lascia pensare che Bellamy non sia potuto sopravvivere ad un colpo del genere, specialmente in quelle condizioni.

Dunque la morte “apparente” rende di fatto Bellamy veramente libero da ogni vincolo, semplicemente perché ha scelto di fare quel che si era imposto fin dall’inizio, in accordo al detto: “raggiungi il tuo obiettivo, o muori provandoci”. D’altronde, senza una morte non può esserci alcuna “resurrezione”.

E qui entriamo nella parte più delicata dell’articolo.

Faccio una piccola ma doverosa premessa (a scanso di equivoci) dicendo che, secondo me, esistono diversi livelli di lettura di una saga come Dress Rosa. Esiste un sostrato narrativo che è pregno dei significati principali che si possono trovare in merito a simboli, nomi, personaggi, location, o altro. Ma, parallelamente, è presente anche una moltitudine di substrati che si rivela solo focalizzando la propria ricerca. Intendo dire che, se volessimo distaccarci dall’interpretazione canonica di determinate cose e scegliessimo di andare a scoprire quali sono, ad esempio, tutti i possibili riferimenti di carattere “scientifico”, sicuramente troveremmo molto materiale su cui lavorare, fonti e documenti alla mano. Allo stesso modo, se volessimo focalizzarci su quelle che sono le possibili citazioni storiche o letterarie o artistiche in genere, troveremmo altri elementi, che magari erano già candidati ad avere un significato principale completamente diverso.
Questa pseudo “accozzaglia” di riferimenti, è qualcosa che permea l’opera fin nelle sue fondamenta, ma di questo parleremo in separata sede. Quel che conta adesso è capire che, per proprietà transitiva, se tanto mi da tanto, allora mettendoci alla ricerca dei possibili riferimenti religiosi, troveremmo sicuramente altri elementi più o meno validi.

E allora: quali potrebbero essere i riferimenti di carattere religioso presenti nella saga?

1) Il richiamo al “Cenacolo” di Leonardo Da Vinci nel capitolo 762, con tanto di traditore (Rosinante) distante due posti a destra di Doflamingo (mentre Giuda stava due posti a sinistra di Gesù). Questo è uno di quegli elementi che in realtà ha un altro significato, ma nel quale non si può non cogliere anche un rimando di carattere religioso;
2) Il simbolo della croce/crocefissione legato alla figura di un dio (vedi immagini allegate di Usopp e Doflamingo): questo è già un riferimento molto più esplicito, anche se il binomio Dio-Croce non è certo una prerogativa cristiana, pur essendo comunque l’esempio più famoso.
3) La suora che si vede nel flashback di Law. Anche costei, sebbene Oda l’abbia introdotta nella scena presumibilmente per meglio contestualizzare l’ambient narrativo della Città Bianca, resta di fatto un altro esplicito richiamo ad una figura che è squisitamente cristiana.
4) Bellamy. Mi spiego meglio.

Aguzzando un attimo la vista sul dorso della sua camicia, si potrà notare ben distinta una croce, dipinta sopra il vecchio Jolly Roger. Il significato principale di questo simbolo è probabilmente legato al fatto che la sua ciurma non esiste più, perché persa durante la salita a Skypiea. Tuttavia, se l’intento di Oda fosse stato rendere quello che in gergo sarebbe: “metterci una croce sopra”, intendendo con ciò la cancellazione di qualcosa accaduto in passato, non si spiega come mai abbia voluto usare proprio una croce cristiana (un braccio più lungo rispetto all’altro). Magari si tratta solo di un caso, o di una scelta non voluta, eppure, se vi rileggete la saga, la geometria del simbolo appare sempre chiara e netta. Non assomiglia mai ad una croce greca, crociata o di altra natura. Appare sempre con la stessa geometria.

Allora, sono portato a credere che, visti i presupposti, nel capitolo 800 o giù di lì, si possa assistere alla vera redenzione di Bellamy.
Se non altro, è curioso notare che i fatti che si stanno svolgendo adesso, in questi ultimi capitoli, si piazzano temporalmente tre giorni dopo quella che abbiamo definito “morte apparente” di Bellamy. Farlo “resuscitare” adesso, ossia prima che finisca il giorno (e dunque non per forza nel capitolo 800), non sarebbe un atto di sfregio nei confronti della religione, sia ben chiaro, ma piuttosto un richiamo alla stessa; nient’altro che uno dei tanti.

Ora, ci si può lecitamente chiedere: perché mai Oda dovrebbe tirare in ballo la religione?

Il terreno nel quale mi sto impelagando è molto accidentato, lo so, ma basti questo mio semplice pensiero:
Siamo tutti al corrente di quello che sta succedendo nel mondo, ultimamente. Siamo tutti perfettamente consapevoli di quanto deleterio sia il fanatismo e l’oscurantismo religioso, specialmente di questi tempi. Quello a cui stiamo assistendo è, se vogliamo, l’incarnazione dell’eco di un grande filosofo, di nome Giambattista Vico, secondo il quale “Historia se repetit”. Anche la Chiesa si è macchiata di crimini efferati in epoche che ormai non ci appartengono più, a dimostrazione del fatto che vacillare sul filo della coerenza o estremizzare il concetto di devozione, può avere ripercussioni forti. Ben inteso che il fanatismo non riguarda solo l’ambito religioso, ma per capirci: un messaggio di uguaglianza e un invito al buonsenso può passare anche attraverso un fumetto.

Come dicevo insieme al Re in un altro post, la presenza in ciurma di personaggi che richiamino all’islamismo (vedi Abdullah e Jeet) è veramente emblematica. A dimostrazione del fatto che si può convivere pacificamente, e che si deve farlo, mi aspetto quindi un bel richiamo alla religione cristiana in Bellamy, che non si limiti alla sterile presenza di una croce. Spero che Oda la faccia redimere, a tre giorni dalla sua “morte”, facendolo entrare nella ciurma di Luffy come ottavo rappresentante della sua flotta, o qualcosa del genere… proprio per lanciare un messaggio forte e chiaro al mondo, sebbene ben criptato nel linguaggio del fumetto.

Come suol dirsi, a buon intenditore.

Mi scuso per l’eccessiva lunghezza dell’articolo, ma spero che questo approfondimento sia stato di vostro gradimento… soprattutto spero vivamente di non aver leso la sensibilità di nessuno.

A presto!

Ray

5/5 (1)

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