Joyoboyo, il re che amava imparare

Joyoboyo, Joyboy

Re Joyoboyo e Joyboy, un legame più che casuale?

Era il 2014 quando scrissi questo articolo su Joyoboyo e Joyboy. Dopo 3 anni voglio riproporvelo, perché merita sempre una rilettura col senno di poi.

Oda, come si sa, prende sempre spunto da eventi reali del nostro mondo e li inserisce nella sua storia. E qui c’è un riferimento più che palese a Joyboy, l’uomo del Grande Regno che scrisse la lettera di scuse agli Uomini-Pesce del Regno di Ryugu.


Sri Mapanji Jayabaya o Jayabhaya, (in giavanese si legge Joyoboyo) è stato un re indonesiano dell’isola di Giava tra il 1135-1157 d.C.

Re Joyoboyo è conosciuto per aver riunificato il regno di Kediri a seguito di una scissione causata della morte del suo predecessore Airlangga, e per aver regnato con giustizia e intelligenza, portando prosperità al regno. Come la maggior parte dei re dell’epoca, si associò ad una divinità per legittimare il suo dominio. Alcune fonti dicono che era il bis bis nipote del dio della saggezza, Brahma, altre che era l’incarnazione di Vishnu. Suo padre, Gendrayana, affermava di essere un discendente dei cinque leggendari fratelli Pandava del poema epico indù Mahabharata e legava il proprio lignaggio ad Arjuna, il terzo Fratello Pandava, figlio del dio Indra. Perciò, si credeva che Joyoboyo avesse un potente talento magico che gli permetteva di vedere lontano nel passato e molto in là nel futuro.

Joyoboyo, inoltre, era saggio e desideroso di imparare. Sotto il suo dominio, il regno di Kediri raggiunse il suo picco di prosperità, in particolare nella letteratura. L’era del Regno di Kediri venne definita l’età aurea per la letteratura indù a Giava.

Egli incarnava l’archetipo del Ratu Adil (che in lingua giavanese significa Re Giusto), in quanto portò la giustizia sociale, l’ordine e l’armonia nel mondo; come giavanese, infatti, credeva in una storia ciclica di epoche che si alternano tra prosperità e sofferenza. Di lui si sa che abdicò una volta arrivato alla vecchiaia, e cercò di concludere la propria esistenza vivendo nella meditazione.

Joyoboyo è inoltre famoso nell’era moderna per le profezie ad egli attribuite: c’è da sottolineare che viene indicato come autore della Prelambang Joyoboyo, un libro profetico che ha svolto un ruolo importante per la cultura giapponese.
Riportando alcuni versi parafrasati di una profezia ad egli attribuita, così possiamo leggere:

“I giavanesi verranno governati dai bianchi per 3 secoli e dai nani gialli per la durata della vita di una pianta di mais prima del ritorno del Ratu Adil: il cui nome dovrà contenere almeno una sillaba del giavanese Noto Negoro.”

Facendo un breve excursus storico sull’Indonesia e sulle sue isole, sappiamo che nel VI e VII secolo nacquero a Giava e Sumatra svariati regni che riuscirono poi a controllare le acque dello Stretto di Malacca. Gli stessi regni prosperarono con l’aumentare del commercio marino tra Cina e India e oltre. Uno dei più importanti tra i regni fu appunto quello di Kediri, nell’est dell’isola, ancora oggi evocato, insieme a quello di Majapahit, dagli odierni dirigenti indonesiani per promuovere l’unità e la legittimità dello Stato.

Anni dopo, durante la colonizzazione delle Indie Orientali da parte dei regni Occidentali, l’isola e il regno videro il passaggio degli inglesi, dei francesi ed infine degli olandesi, che nel XIX secolo assunsero il controllo diretto dei territori prima appartenenti alla Compagnia Unita delle Indie Orientali, dando l’avvio a diffuse povertà e carestie.

Quando, durante la II Guerra Mondiale il Giappone occupò la Indie Orientali Olandesi, nelle prime settimane del 1942, molti indonesiani ballarono per le strade accogliendo l’esercito giapponese in quanto credevano che si stesse compiendo la profezia attribuita a Joyoboyo, che disse che un giorno gli uomini bianchi avrebbero stabilire il loro dominio su Giava e avrebbero oppresso le persone per molti anni, fino all’arrivo degli uomini gialli del nord. Questi “nani gialli” sarebbero dovuti rimanere sull’isola per un ciclo colturale e poi se ne sarebbero dovuti andare, liberando Giava dalla dominazione straniera. Per la maggior parte dei giavanesi, il Giappone era un liberatore: la profezia si era avverata. I giapponesi liberarono gli indonesiani nazionalisti dalle prigioni olandesi e li assunsero come funzionari e amministratori: infine, concessero all’Indonesia l’indipendenza il 9 agosto 1945. Un detto di quei giorni dice: “Nonostante siano passate tre colture di mais, la profezia di Joyoboyo si è realizzata.”

La profezia di Joyoboyo continuava dicendo Quando i carri di ferro si muoveranno senza cavalli e le navi navigheranno nel cielo, Ratu Adil verrà a salvare e a riunire l’Indonesia, inaugurando l’alba di una nuova età d’oro.” Secondo il re giavanese, l’inizio della vita di questo nuovo grande leader sarebbe stata difficile, ricca di difficoltà, umiliazione e povertà, ma egli avrebbe avuto il potere di elevarsi sopra ogni cosa grazie alla sua sincerità ed al suo cuore saldo; così il Re Giusto rinascerà nell’oscurità della sofferenza per ripristinare l’ordine, l’armonia e la giustizia nel mondo.


Il riferimento a Joyboy è palese, come molte altre piccolezze che potrebbero riguardare il Regno Antico e quanto successe in quegli anni. La compagnia delle Indie potrebbe essere benissimo un riferimento all’alleanza dei Venti Regni che formarono il Governo Mondiale, come il Giappone potrebbe essere identificato da Wano, che potrebbe avere legami con il Regno Antico (aggiornamento 2017, alla fine era così davvero). Infine, il protagonista (Luffy o Teach, a seconda del tuo schieramento XD) potrebbe essere l’incarnazione di Joyoboyo, il Ratu Adil o Re Giusto, che alla fine porterà una nuova era di prosperità e luce.

Ultima cosa. Come detto all’inizio, i giavanesi credono in una storia ciclica, dove all’era di prosperità segue l’era delle tenebre, la quale si trasforma di nuovo nell’epoca di prosperità a tempo debito e via dicendo. Attualmente molti giavanesi credono di essere al centro di Jaman Edan (l’età della follia o delle tenebre). Pertanto, l’arrivo del Ratu Adil si avvicina e inaugurerà l’alba di una nuova era d’oro.

Prendete la prima pagina del capitolo 100 di One Piece e leggete la frase di Roger. Non si fa tutto più semplice?

Il Re

5/5 (11)

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L’eredità degli Antichi e la missione di Gol D. Roger

Gol D. Roger

L’eredità degli Antichi e la missione di Gol D Roger

Avvertenza: il presente articolo non si pone solo l’obiettivo di analizzare il viaggio di Gol D Roger in sé, ma prova anche a contestualizzarlo nel quadro del progetto e dell’eredità degli antichi, analizzando il modo in cui questi ultimi condizionarono le future generazioni, fino ad arrivare all’eredità lasciata dallo stesso Gol D Roger. Motivo per cui partiremo da molto lontano, e lo faremo ponendoci la stessa domanda che si pose il professor Clover nel capitolo 395: “Perché esistono i Poneglyph?”

Il professor Clover, insieme al suo team di archeologi, dedicò buona parte della sua vita allo studio di questi antichi manufatti. In funzione di ciò che scoprì, concluse che queste pietre indistruttibili furono pensate per consegnare ad imperitura memoria i tratti salienti di un passato che non poteva e non doveva essere dimenticato. Scriverlo soltanto sui libri non sarebbe stato sufficiente né sicuro, in quanto, oltre al tempo, vi era un nemico ben più agguerrito e risoluto: una coalizione di regni, conosciuta poi come Governo Mondiale, decisa a cancellarne ogni traccia.

Ma se l’intento era quello di mettere al corrente le future generazioni della storia passata e dei suoi segreti, perché non incidere le pietre in lingua comune? Perché rendere questo messaggio tanto complesso da decifrare?

Il motivo in realtà è semplice: evidentemente vi erano informazioni che non sarebbe stato saggio rendere accessibili a tutti, almeno non senza una preventiva mediazione. Informazioni che avrebbero potuto spaventare le menti più deboli e ingolosire quelle più perverse.

Prendiamo ad esempio il caso delle Armi Ancestrali, o quello, non ancora confermato, della sperimentazione umana e dei frutti del Diavolo. Cosa pensate sarebbe accaduto se persone di media o scarsa cultura, non avvezzi a girare il mondo, avessero letto di una storia condita da tre armi in grado di distruggere il mondo e di un Regno tanto avanzato tecnologicamente da rendere reale l’assunto “L’uomo che si fa Dio“?

In un mondo che sarebbe prevedibilmente piombato in un medioevo scientifico-culturale, come poi è accaduto, con chi pensate si sarebbero schierati costoro? Con quel regno che metteva il progresso davanti ad ogni altra cosa e predicava l’uguaglianza tra i popoli, oppure con i suoi detrattori? Con buona probabilità, come la storia insegna, i progressisti sarebbero stati additati come pazzi, mostri… demoni. Ecco perché dare in pasto ad un mondo non ancora pronto informazioni del genere avrebbe significato la completa rovina.

Di qui, probabilmente, la scelta di usare una lingua ben diversa da quella comune. Una scelta che implicava una condizione di assoluta rilevanza: fatto salvo il clan Kozuki, che si tramandò la capacità di leggere e scrivere i Poneglyph, al resto dell’umanità non restava che studiarli per poterli decifrare. In altre parole, lo studio, e quindi la conoscenza, diventò automaticamente non solo lo strumento per poterli tradurre, ma anche l’unico modo per poter comprenderne il contenuto! D’altronde abbiamo appena detto che senza un’adeguata preparazione culturale non è possibile sviluppare senso critico, e senza questa capacità è impossibile a sua volta riuscire ad effettuare le scelte più opportune, distinguendo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

A nostro parere, questo deve essere stato il dilemma di fronte al quale si sono trovati Gol D Roger e i pirati Jolly Gol D Roger. Un dilemma insolvibile senza la giusta levatura intellettuale. Al di là di tutto ciò che diremo fra poco al riguardo in modo più approfondito, Gol D Roger non fu in grado di dare un’ interpretazione incontrovertibile a quello che apprese, tant’è vero che lo stesso Rayleigh a Sabaody confessò a Robin che, alla fine del viaggio, pur venendo a conoscenza della stessa storia che loro scoprirono, sarebbero potuti giungere a conclusioni diametralmente opposte.

A tal proposito apriamo una breve parentesi chiarificatrice, perché è bene fugare ogni dubbio:

Le esatte parole di Rayleigh (che il Re ha gentilmente tradotto per noi), a precisa domanda, furono:

“[…] La verità è che abbiamo scoperto TUTTA la storia”.

Motivo per cui è possibile affermare con certezza che a Gol D Roger e compagni non mancasse alcun pezzo, e dunque, che la loro incapacità di tirare le somme in modo univoco non fosse affatto imputabile a questo. Inoltre è presumibile che il Rio Poneglyph sia strutturato in maniera tale da rendere impossibile a chi non lo legga per intero di venire a conoscenza di TUTTA la storia.

Detto questo, quindi, abbiamo capito e assodato uno dei pilastri fondanti di tutto il ragionamento, ossia: senza un’adeguata preparazione culturale non è possibile dare una corretta interpretazione della storia. Un concetto che se vogliamo è banale, dato che vale a tutti i livelli, e non certo solo in One Piece.

Chi è che invece possedeva queste caratteristiche? Naturalmente i ricercatori di Ohara.

Allora vi facciamo la seguente domanda: secondo voi, un ricercatore di Ohara sarebbe stato in grado di compiere l’impresa di Gol D Roger, conquistando l’intera Grand Line?

Anche in questo caso la risposta è banale, ed è no, perché mancava loro ciò che invece competeva a Gol D Roger, ossia le doti e i mezzi pirateschi, che di fatto gli permisero di girare il mondo, di conoscerlo e di conoscerne le genti, facendo fronte ad ogni sorta di pericolo che la navigazione, specialmente dentro la Grand Line, poteva mettergli dinanzi. A tal proposito risulta emblematico ciò che disse Rayleigh a Robin continuando nella sua spiegazione:

“[…] Osserva con attenzione il mondo”.

Attenzione: “osserva”, non “osservate”.

In quel momento, infatti, si stava rivolgendo alla Robin studiosa di Ohara, affinché colmasse la lacuna che il professor Clover e gli altri presentavano, ossia, come già detto: la mancanza di doti piratesche tali da permettergli di girare il mondo, di osservarlo e di conoscerlo. Pur essendo vero e indiscutibile che Nico Olvia ed altri ricercatori presero il mare alla ricerca di altri Poneglyph, siamo ben lungi dalla condizione di cui stiamo parlando, tant’è vero che si fecero catturare dalla Marina ancora prima di aver completato la loro missione.

Di fatto, anche le successive parole di Rayleigh cominciano a quadrare:

“[…] Di noi così come della gente di Ohara si potrebbe dire che siamo stati un po’… avventati”.

Già… perché mai sarebbero stati avventati?

Perché, se non fosse ancora chiaro, erano entrambi completamente sprovvisti di una delle due condizioni essenziali sopra citate, che in definitiva possiamo riassumere come segue:

  1. Conoscenza del mondo e delle sue genti, acquisita con l’esplorazione dei mari e il relazionarsi con le varie razze e popolazioni presenti sulla terra.
  2. Nozioni storiche-culturali tipiche di uno studioso.

D’altronde, non è possibile decidere del futuro senza un’adeguata conoscenza del passato (condizione culturale) e del presente (condizione piratesca).

Alla luce di questo, possiamo cominciare col dare un significato completamente nuovo, ad esempio, alla presenza di un Poneglyph nella sacra terra dell’archeologia, qual era Ohara. Infatti, nell’ipotesi di un Regno sufficientemente avveduto e lungimirante, quale potrebbe esser stato il Grande Regno dell’antichità, è assolutamente convincente che gli antichi posizionando un Poneglyph ad Ohara cercassero una commistione fra levatura intellettuale e capacità piratesche, che doveva realizzarsi spingendo da un lato i ricercatori ad interessarsi e studiare quelle pietre, ma sperando, d’altra parte, che un giorno uno di loro sarebbe riuscito a possedere le doti di un pirata e/o avrebbe incontrato l’uomo della provvidenza. Condizione che, per la prima volta dopo 800 anni, viene a compimento evidentemente nel momento in cui Nico Robin si unisce alla ciurma di Luffy.

D’altronde, se è vero che il Poneglyph affidato agli Shandia doveva essere protetto per via delle informazioni sensibili in esso contenute, non è parimenti logico pensare ad una sorte simile per quello di Ohara. Chi avrebbe dovuto difenderlo in tal caso? I ricercatori? Sono stati a malapena in grado di occultarlo. Quindi è evidente che il motivo per cui venne affidato loro un Poneglyph non fosse tanto quello di proteggerlo ma quello di studiarlo, permettendo così all’umanità di cominciare a camminare nella giusta direzione.

Ma, arrivati a questo punto sorge spontanea un’altra domanda: se il Grande Regno ha tenuto conto di questi due fattori, evidentemente aveva architettato un progetto molto più ampio e su scala più vasta per garantire che quelle memorie storiche sopravvivessero alla storia stessa.

Qual era dunque questo progetto?

A nostro parere, ad una prima fase, consistente nell’esplorazione dei mari e nella conoscenza del mondo e delle sue genti, che si sarebbe chiusa con l’approdo sull’ultima isola (dove si sarebbe venuti a conoscenza dell’esistenza dei Poneglyph, della civiltà che li fece scolpire e di Raftel), doveva seguire una seconda fase di ricerca, studio e traduzione dei Poneglyph sparsi per il mondo.

Per fare ciò il Grande Regno avrebbe dovuto necessariamente agire su più livelli, tenendo conto di molteplici variabili. Anzitutto, come dicevamo all’inizio, bisognava conciliare la necessità di salvaguardare il loro sapere dal tempo e da possibili nemici, con la volontà di far arrivare il messaggio a colui che un giorno sarebbe stato in grado di cambiare le sorti del mondo, e abbiamo capito che in quest’ottica si inquadrano bene le scelte di usare un materiale indistruttibile e una lingua molto difficile da tradurre.

Rimane tuttavia ancora un grado di vulnerabilità: infatti le pietre, se trovate, potevano essere prelevate e fatte sparire. Bisognava dunque curarsi di nasconderle per bene, in particolar modo quelle più importanti (ovvero quelle del Rio Poneglyph). Al contempo, però, era necessario fare in modo che solo coloro in grado di tradurre quei caratteri sarebbero stati in grado di trovarle. Ecco spiegata la funzione dei Poneglyph di locazione, ossia quelli che indicano la posizione di altri Poneglyph, senza i quali evidentemente sarebbe stato molto difficile, per non dire impossibile, trovarli tutti.

Ma se tutti i Poneglyph furono nascosti più o meno accuratamente, dato anche il loro numero estremamente esiguo, come avrebbe fatto l’eventuale predestinato a cercarli se non ne avesse mai visto uno in vita sua? Evidentemente bisognava porre da qualche parte nel mondo qualcosa che, oltre ad essere facilmente rintracciabile, mettesse al corrente dell’esistenza di queste pietre, di Raftel e di tutto ciò che era necessario sapere per completare l’opera, compresa l’esistenza del clan Kozuki.

A tal proposito, direte voi: perché non affidare a Ohara la stessa conoscenza lasciata in eredità al clan Kozuki?

Se abbiamo capito il ragionamento la risposta è banale: così come l’abito non fa il monaco, la sterile capacità di leggere e scrivere una lingua morta non faceva dei Kozuki dei luminari, quindi, sebbene avessero potuto tranquillamene decifrare il contenuto di un Poneglyph, non avrebbero avuto gli strumenti culturali necessari a capire e interpretare il messaggio finale, tant’è vero che quest’ultimo non fu mai tramandato, e morì insieme alla prima generazione di scalpellini.

Ciò che importa tenere a mente è che non è possibile, né pensabile, bypassare la fase di studio e di ricerca che porta alla decifrazione dei Poneglyph, e pretendere poi di capire oltre ogni ragionevole dubbio il loro contenuto. Questa è una tappa forzata e assolutamente necessaria. Ecco perché Gol D Roger, come vedremo fra poco, costituì, con buona probabilità, l’unico vero grande “imprevisto” all’interno di questo complesso meccanismo di trasmissione delle informazioni ideato dall’antico regno.

Lui difatti non ebbe alcuno studioso in ciurma, ma, per quel che riguardava la traduzione, si affidò a Oden Kozuki, il discendente diretto di un clan che era stato inserito nel computo delle informazioni salienti sui Poneglyph con uno scopo completamente diverso rispetto a quello di agevolare l’eventuale predestinato nella decifrazione di queste pietre. In altre parole, Gol D Roger, pur avendo molte carte in regola per rivestire il ruolo di uomo della provvidenza, bypassò la fase più importante, tant’è vero che, alla fine, a prescindere da tutti gli altri fattori di cui parleremo a breve, non fu in grado di arrivare ad una conclusione univoca e incontrovertibile, ovvero pur essendo arrivato fino a Raftel, non fu in grado di farsi carico del peso della storia. La malattia non fece che peggiorare le cose. Anzi, è molto probabile che sia stata la stessa malattia a spingere Gol D Roger per la via più breve, costringendolo ad essere “avventato”. Potremmo dire che nella ciurma di Gol D Roger pur abbondando le doti intellettive scarseggiavano le doti intellettuali.

Ma c’è anche un altro elemento che giocò un ruolo chiave nella disfatta del Re dei Pirati. Un elemento che rappresenta il terzo pilastro fondante dell’intero progetto e di questo articolo: il tempo.

Gol D Roger apparteneva alla generazione sbagliata. Mancò l’appuntamento col destino di appena vent’anni, ed il motivo è molto semplice. Immaginando quali potessero essere le mire degli antichi, è impossibile non tenere conto delle armi ancestrali. In qualche modo, di certo, queste andavano usate, ma non necessariamente come armi di distruzione di massa. Ciò implica che, quando Gol D Roger arrivò a Raftel, le armi sarebbero dovute essere tutte parimenti disponibili, e noi sappiamo per certo che Poseidon all’epoca non era ancora venuta al mondo. Quindi oltre alla malattia, oltre all’incapacità di trarre dovutamente le proprie conclusioni, Gol D Roger aveva di fronte un altro ostacolo insormontabile: la mancanza di un tassello cruciale per adempiere alla volontà degli antichi (e verosimilmente anche alla promessa fatta da Joyboy).

Ecco perché Rayleigh disse a Robin:

“[…]Anche se in questo momento vi rivelassi ogni cosa a proposito della storia, non potreste fare alcunché…!!”

Eppure, nonostante la presenza di numerosi fattori a giocare contro di lui, Gol D Roger fu l’uomo imprevisto di cui il Grande Regno aveva estremamente bisogno, perché fu colui che rese il meccanismo di trasmissione delle informazioni ideato dagli antichi, praticamente perfetto.

Affermare una cosa del genere capite bene che equivale a contemplare degli errori, o comunque degli elementi di vulnerabilità che avrebbero potuto compromettere la buona riuscita del progetto.

I più attenti di voi avranno di certo notato che non abbiamo ancora analizzato il pezzo più importante della catena, quello da cui sarebbe dovuto cominciare tutto, ossia il “contenitore” delle informazioni posto sull’ultima isola, la fonte da cui il prescelto avrebbe dovuto venire a conoscenza di tutti i dati preliminari e necessari per poter cominciare la ricerca dei Poneglyph. Come abbiamo già detto, questo elemento doveva godere di alcune proprietà particolari, in quanto doveva essere al contempo facile da trovare ma insospettabile da parte della Marina o del Governo Mondiale. Doveva inoltre essere in grado di perdurare nel tempo, almeno finché non avesse adempiuto alla sua “missione”; d’altra parte doveva essere estremamente selettivo nei confronti di coloro che gli si sarebbero posti davanti.

Analizziamo le ipotesi che circolano.

  • Gol D Roger potrebbe aver trovato un Poneglyph.

Ci sentiamo di escluderlo, il Governo lo avrebbe certamente spostato, a maggior ragione se doveva rispettare il vincolo di essere facilmente rintracciabile. Inoltre, come avrebbe fatto Gol D Roger ad apprendere le informazioni in esso contenute? Ascoltandone la voce direte voi. Ma se il suo potere gli dava questa capacità, allora perché reclutare Oden? La presenza a bordo di quest’ultimo sarebbe stata superflua. Tra l’altro, usare un Poneglyph per svelare l’esistenza dei Poneglyph stessi non ci sembra una trovata brillante.

  • Gol D Roger potrebbe aver trovato una sorta di “Stele di Rosetta”.

Questa teoria circola insieme a quella che vuole che una stele di questo tipo si trovi a Raftel. Nulla di più sbagliato. A Raftel non può esserci nulla di simile, perché per arrivarci occorre conoscere la lingua antica e tradurre i 4 Road Poneglyph, sicché tale stele sarebbe superflua. Che si trovi sull’ultima isola è parimenti impensabile, perché altrimenti gli antichi avrebbero consegnato a chiunque mettesse piede sull’isola la chiave per giungere a Raftel, alla verità e alle armi ancestrali. Si pensi a Kaido e Big Mom, ma soprattutto al Governo. Avrebbero potuto persino farla sparire. Inoltre, avendo Gol D Roger appreso i fondamenti di traduzione dalla stele, la presenza di Oden sulla sua nave sarebbe divenuta nuovamente superflua.

  • Gol D Roger ha semplicemente ascoltato quelle informazioni da un oggetto sull’isola o dall’isola stessa.

Impossibile. A questo punto Gol D Roger avrebbe potuto ascoltarle anche da altre isole o da altri oggetti sparsi per il mondo. Senza contare che in questo modo il suo potere assumerebbe dimensioni bibliche.

Veniamo allora alla nostra ipotesi.

  • Gol D Roger ha incontrato sull’ultima isola un animale millenario

A nostro avviso sì. Innanzitutto perché la capacità di ascoltare un animale pare non essere così rara, né così comune (Gol D Roger e Oden prima, Luffy e Momonosuke poi). Inoltre questa ipotesi supera le obiezioni mosse alle altre: come avrebbe potuto un animale, a prescindere dal tipo, essere sospettato di detenere tali informazioni? Inutile dire che abbiamo già un precedente, ossia Zunisha, a conferma del fatto che animali tanto longevi esistono e che possono essere ascoltati, o addirittura che con essi si può parlare (nel caso di Momonosuke). Perché allora non immaginare che gli antichi scelsero un altro animale per adempiere a questa missione?

Ma veniamo alla domanda di partenza

Se un animale millenario rispetta tutti questi vincoli, perché avrebbe rischiato di essere un importante fattore di vulnerabilità all’interno del progetto? Per poter rispondere è necessario introdurre il concetto di “missione”, che, leggendo il manga, sembra essere strettamente connesso all’esistenza stessa dei Poneglyph, e non solo.

Ad esempio, dopo aver letto il Poneglyph di Shandora, Robin dice che esso (e di conseguenza gli Shandia) ha finalmente assolto al proprio compito.

Sulla base di quanto detto in precedenza, possiamo affermare che, nel momento in cui Robin si unì alla ciurma di Luffy, anche il Poneglyph di Ohara adempì alla sua missione, cioè quella di propiziare l’incontro tra colui che avrebbe cambiato il mondo e qualcuno un grado di comprendere il messaggio.

Ma, se riflettiamo un attimo, anche il Poneglyph presente sull’isola degli Uomini-Pesce attende che si compia la sua missione (in questo caso riguarda la promessa fatta da Joyboy). Per riflesso, anche l’arca Noah attende che si compia il suo destino, esattamente come le armi ancestrali.

Potremmo allora allargare il ragionamento a Zunisha. Riteniamo verosimile, infatti, che gli antichi condannarono l’elefante millenario a portare i Mink, finché non fosse arrivato il giorno in cui, giunto qualcuno in grado di parlargli (Momonosuke), questi, dandogli un ordine preciso e facendo adempiere a Zunisha la sua missione, avrebbe estinto la sua condanna. Quale? Lo scopriremo tra qualche anno.

E allora perché non immaginare che anche sull’ultima isola ci fosse un animale adibito ad una missione, cioè quella di dare a chi giungesse lì e fosse in grado di ascoltarlo, le informazioni di base per iniziare la ricerca? Una missione che, una volta conclusa, avrebbe sciolto l’animale dal suo vincolo, permettendogli così, dopo 800 lunghi anni, di morire in pace.

Ebbene, l’uomo che per la prima volta, dopo secoli, fu in grado di ricevere quelle informazioni, non fu colui che gli antichi speravano che fosse. Gol D Roger, una volta giunto sull’ultima isola, ebbe modo di ascoltare l’animale e ciò che egli aveva da dire. Gli permise, un po’ ingenuamente, di adempiere alla sua missione, e di lasciare il mondo. Ma Gol D Roger non era l’uomo in grado di portare a compimento la volontà degli antichi, lo abbiamo detto. Anzi, una volta morto l’animale, lui avrebbe rischiato di tramutarsi nella pietra tombale su tutto il progetto, dato che, fatalmente e disgraziatamente, anche lui era in procinto di tirare le cuoia per via della malattia.

Gol D Roger, in altre parole, era l’imprevisto all’interno di un piano quasi perfetto, brillante… oseremmo dire divino. Un piano così ambizioso da pretendere di compiersi in qualsiasi momento, di qualsiasi era. Bastava solo che venissero soddisfatte le quattro condizioni cardine di cui abbiamo parlato: conoscenze storiche, capacità piratesche, coincidenza temporale e capacità di “sentire la voce delle cose”, senza la quale sarebbe stato impossibile ascoltare l’animale.

Una volta arrivato a Raftel, Gol D Roger capì di aver fatto un errore. Capì di non essere l’uomo che gli antichi stavano aspettando, perché era stato avventato, ma anche sfortunato. A quel punto non gli rimaneva che una scelta. Compiere la volontà degli antichi? No, non ne avrebbe avuto la capacità. Gol D Roger, brillante com’era, fece qualcosa di meglio: creò da zero la sua missione, facendosi prosecutore materiale di quella volontà, in modo da permettere ad altri dopo di lui di poterla compiere al suo posto, ma migliorando al contempo l’intero meccanismo ideato dagli antichi. In altre parole, prese quest’unica vulnerabilità e la trasformò nel pilastro solido che non era mai stato, chiedendo a Oden, dopo aver sciolto la ciurma, di incidere in lingua comune il trentunesimo Poneglyph.

Vi siete mai chiesti, infatti, come facesse Tamago a conoscere tutte quelle informazioni sulle antiche pietre se Big Mom non ha mai avuto modo di poterle tradurre? Escludendo a priori la disgustosa idea che qualcuno della ciurma di Gol D Roger abbia tradito, l’unico modo che ha un pirata comune, fosse anche imperatore, di venire a conoscenza di quelle informazioni è mediante una stele scritta in lingua comune e facilmente rintracciabile sull’ultima isola. Questo se non altro conferma le parole di Inuarashi, quando disse:

“[…] Solo una volta arrivati al punto finale indicato dai registri ci si può imbattere nel mistero dei Poneglyph, degli antichi caratteri e della civiltà che li ha creati, così come in quello della reale esistenza dell’ultima invisibile isola, Raftel!”

Ma, direte voi, non viene meno ad una delle condizioni citate all’inizio?

Ed è proprio a questo che servì principalmente salire su quel patibolo a Loguetown. Gol D Roger sapeva bene che un Poneglyph sull’ultima isola, messo magari ben in vista, avrebbe avuto vita breve, specialmente con la Marina libera di scorrazzare per i mari (d’altronde fu proprio per questo che ipotizziamo sia stato scelto un animale da parte dell’antico regno). Decise allora di ponderare bene le sue ultime parole, per fare in modo che la fiammella accesa dagli antichi non solo sopravvivesse a lui stesso ma addirittura bruciasse più che mai in ogni angolo del mondo. Diede inizio alla prima vera Era della Pirateria, spingendo molte più persone lungo quello stesso cammino che era la Grand Line e che inevitabilmente avrebbe portato all’ultima isola, là dove chiunque sarebbe stato in grado di apprendere dell’esistenza dei Poneglyph.

Ma di contro cosa ottenne? Tutti coloro che presero il mare, spinti dall’idea di ottenere ricchezza, fama e potere cominciarono a darsi battaglia lungo tutta la Grand Line. Nel Nuovo Mondo, poi, si vennero a creare dei veri e propri territori di proprietà degli Imperatori. In altre parole, Gol D Roger impose un blocco invalicabile, fatto di navi, uomini e spade, fra il Poneglyph e la Marina, impedendo loro di raggiungere in maniera agevole l’ultima isola.

Ma è anche vero che, in fin dei conti sarebbe bastato anche un solo pirata che avesse sparso la voce, e ogni azione della Marina e del Governo di occultare quella pietra sarebbe stata vana. Proprio come è avvenuto, tant’è che Tamago parla, evidentemente, per sentito dire.

Ma allora vi chiederete: come mai l’Antico Regno ha scelto maggiore segretezza?

Perché non mettere il mondo a conoscenza dei Poneglyph, senza estreme selezioni iniziali, e poi affidare a quei pochi eletti in grado di studiarli e tradurli di concludere il viaggio, giungere a Raftel e compiere la loro volontà?  In fin dei conti è proprio quello che ha fatto Gol D Roger, e abbiamo appena detto che lui migliorò quel meccanismo di trasmissione.

Ebbene, ci tocca ancora una volta parlare del concetto di “missione”.

Lo scopo degli antichi era quello di sparare un unico proiettile, che viaggiasse attraverso il tempo, fino a beccare il bersaglio, al centro, al momento giusto. Una follia, direte voi. Eppure è quasi successo. Il margine di errore è stato di una manciata di anni su ben otto secoli! Ma questa missione era troppo rischiosa, e difatti ha fallito, proprio nel momento stesso in cui Gol D Roger ha messo piede sull’ultima isola. Lui se ne è reso conto solo arrivato a Raftel. Ecco allora l’idea geniale: riprogrammare l’intera missione, facendo in modo di colmare tutte le vulnerabilità del progetto iniziale. Difatti, quando Baffibianchi parla con Teach, a Marineford, non dice: “Non sei tu colui che gli Antichi stavano aspettando” bensì “Non sei tu colui che Gol D Roger stava aspettando”! La missione adesso è la sua, e come uno qualsiasi di quei Poneglyph, vi adempirà, quasi sdebitandosi con gli antichi, nel momento stesso in cui Luffy se ne farà carico, giungendo a Raftel.

Questo, se ci pensate, è proprio il significato di quella famosa “volontà ereditata” citata proprio da Gol D Roger al capitolo 100. A voler essere completi, Gol D Roger ha dato persino un senso alla “ciclicità delle ere”, altro elemento citato in quell’occasione. Difatti, un Poneglyph, pur dovendo adempiere ad una missione, non “muore” come farebbe un animale, nel momento in cui viene liberato dal suo vincolo. Rimane lì, ad imperitura memoria. Questo è proprio lo scopo per cui gli antichi scelsero di affidare al clan Kozuki la capacità, non tanto di leggere, ma di scrivere i Poneglyph.

Vi siete mai chiesti perché mai, dopo secoli, si sarebbe dovuto rendere necessario incidere ancora quelle pietre? Lo dice Raizo, al capitolo 820:

“[…] Ciò che però venne tramandato fu l’arte del leggere e scrivere gli antichi caratteri!”

Il motivo, a nostro parere, è molto semplice. Finché non fosse arrivato qualcuno in grado di cambiare le sorti del mondo, poteva venirsi a creare la necessità di consegnare alla storia altri accadimenti di importanza cruciale, affiché le future generazioni potessero capire, metabolizzare ed evitare di cadere nuovamente in fallo. Di fondo, è solo nel momento in cui si dimentica che si corre il rischio di ripetere gli errori del passato. Ecco perché esistono i Poneglyph. Ecco perché era estremamente necessario che tutti i singoli tasselli di quel messaggio fossero capaci di perdurare nel tempo, sopravvivendo alla storia stessa. Una cosa che è stata possibile solo grazie all’avvento dell’Era della Pirateria, che ora più che mai, è sinonimo di Libertà.

Cosa ha scritto quindi Gol D Roger sul “suo” Poneglyph?

Sicuramente tutte le informazioni di base su queste pietre. Orientativamente è proprio ciò che Tamago dice di sapere al riguardo. Ma, se siete stati attenti fin qui, non vi sarà sfuggito di certo un dettaglio: Gol D Roger ha inserito anche l’informazione sui Kozuki?

Evidentemente no. Lui, con buona probabilità, apprese del clan dall’animale, ma, nel momento in cui avrebbe lanciato l’Era della Pirateria per garantire al Poneglyph di resistere sull’ultima isola, se avesse riportato tal quale ciò che sapeva avrebbe rischiato:

  1. Di mettere a repentaglio la sopravvivenza del clan stesso, dato che chiunque avrebbe puntato su di loro piuttosto che spendere anni della propria vita a cercare di studiare e tradurre i Poneglyph. Basti pensare a Kaido e Big Mom, ad esempio.
  2. Di ripetere lo stesso errore commesso dagli antichi, inserendo una possibilità concreta di bypassare quel delicato processo di arricchimento culturale di cui abbiamo parlato e che abbiamo capito essere vitale per interpretare correttamente gli accadimenti del passato.

Ecco perché, in definitiva, possiamo definire quella di Gol D Roger l’impresa di maggiore caratura mai compiuta lungo tutta la sua carriera da pirata, qualcosa che di fatto lo comprova quale Re dei Pirati.

Detto questo, il nostro percorso finisce qui. Se vi avremo tediato ci spiacerà molto. Se vi avremo interessati ne saremo lieti. Noi intanto ci siano divertiti da matti a pensare, sviluppare e scrivere questa teoria partendo da zero.

Ringraziamo il Re per averci tradotto tutti i dialoghi che avete letto, e un grazie speciale a tutti voi per aver retto fino alla fine un simile malloppo.

Benn & Ray

La Gazzetta di One Piece

Onepiecelab – Teorie ed Approfondimenti

4.96/5 (50)

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X-Ray Analisys – I Poneglyph

Cari amici e lettori, ben ritrovati. Poneglyph

Capitolo dell’anno? Ni.
Sicuramente questo 846 è un capitolo molto ricco di informazioni, grazioso a vedersi e con una scenografia molto ben curata. Possiamo tranquillamente piazzarlo sul podio dei tre capitoli più interessanti del 2016, ma da qui a renderlo il migliore ne passa.

Sperando di fare cosa gradita, vorrei sorvolare sugli accadimenti “secondari” (cui dedicherò post mirati in pagina nei prossimi giorni) e focalizzare la mia attenzione sui Poneglyph, perché ci sono dei ragionamenti che vorrei sviluppare insieme a voi. Ringrazio gli altri colleghi per aver già parlato organicamente di diversi argomenti correlati, non fosse altro perché posso finalmente scrivere qualcosa di relativamente breve.

Cominciamo dalle parole del Barone Tamago sui Poneglyph

“Questi monumenti di pietra incisi si chiamano Poneglyph, sono sparsi per tutto il mondo ed in centinaia d’anni non sono mai stati distrutti. Si dice che ne esistano circa una trentina, bon, e che nove di questi siano quelli che contengono informazioni!* Nel momento in cui verremo condotti sull’ultima isola, Raftel, queste pietre cominceranno a raccontarci la verità che riguarda questo mondo.”

*NB: la parola “informazioni”, come mi suggerisce il Re, di cui vi invito a leggere le traduzioni, è scritto coi furigana di “Rio Poneglyph”. Tenete a mente questa cosa perché ci servirà.

Facciamo un salto indietro di seicento capitoli e prendiamo il 218. Qui Robin ricorda gli ultimi istanti prima che la tomba reale dei Nefertari crollasse, istanti in cui si sfoga con re Cobra.

poneglyph alabastaLa sua frustrazione discende dal fatto che in 20 anni di ricerche tutti gli indizi trovati la portavano ad Arabasta, ma qui non c’era ciò che cercava, ossia il Rio Poneglyph, bensì l’ubicazione di Pluton, cosa alla quale non era minimamente interessata. Da ciò che lei spiega a Cobra si evince chiaramente che non ha ancora capito cosa sia il Rio Poneglyph, tant’è che lo paragona ad una stele singola in cui trovare tutto ciò che riguarda il secolo buio. Un sogno che secondo lei non si realizzerà mai.

Cobra comincia a intuire, e infatti le chiede: “Stai dicendo che esiste un modo per svelare la storia che è stata celata, e che quel Poneglyph (cioè il Rio) sia la chiave per tutto ciò?”
Robin, fra le lacrime, conferma.poneglyph skypiea

Poi però, unendosi a Luffy, riesce a raggiungere Skypiea. Qui spiega che esistono al mondo solo due tipologie di Poneglyph (evidentemente non sapeva ancora dei Road):
– quelli che contengono indicazioni su altri Poneglyph;
– quelli che contengono informazioni.

Grazie al messaggio lasciato da Roger capisce che il Rio non è una singola stele, ma l’unione di tutte quelle che contengono informazioni (esattamente quel che dice Tamago, ecco perchè Oda l’ha scritto in quel modo). Tuttavia, a Robin manca ancora un pezzo per completare la deduzione, ovvero: non tutti quelli che contengono informazioni sono essenziali! Solo nove di questi compongono il Rio. Ergo, esistono altri Poneglyph contenenti informazioni “marginali”.

Ma di cosa stiamo parlando?

Per capirlo andiamo alla traduzione letterale delle parole “Poneglyph” e “Rio Poneglyph”:

i primi significano “Testo della storia”, mentre il secondo significa “Vero testo della storia”. Ora, non è che il Rio racconta la verità, mentre gli altri dicono fesserie. Queste pietre parlano di storia, ed in particolare della storia del mondo, narrando accadimenti o riportando informazioni comunque preziose alla sua ricostruzione, dalle origini fino agli ultimi eventi (che per il Regno Antico rappresentano proprio il secolo buio). Di questo secolo, ossia della verità nascosta dal GM, ne parla il Rio Poneglyph, cioè un sottoinsieme di blocchi informativi che tratta solo quella porzione di storia.

Evidentemente è una porzione di storia cruciale, dato che vi sono dedicati ben nove blocchi su diciassette*.

*NB: 17 è un numero preso al netto dei Road e di quelli che indicano la posizione di quelli che compongono il Rio, ma potrebbe anche essere inferiore.

Primo quesito: i Poneglyph che indicano l’ubicazione delle armi ancestrali sono senz’altro dei Poneglyph informativi, e questo ce lo conferma Robin a Skypiea. Ma siamo assolutamente sicuri che facciano parte del Rio?

Questa è una di quelle domande cui al momento non è possibile rispondere con certezza. Ci si trova dinanzi ad uno dei tanti bivii cui ci pone Oda (da gran bastardo):

  • Se la risposta fosse si, evidentemente le armi ancestrali avrebbero giocato un ruolo importante durante i cento anni bui.
  • Se la risposta fosse no, queste armi apparterrebbero semplicemente alla storia del mondo. Sarebbero un tassello di cui, secondo l’antico regno, bisognava prendere atto, seguendo fedelmente la filosofia di Clover secondo cui tutto ciò che appartiene al passato è giusto che si conosca, a prescindere dalla sua pericolosità potenziale.

Secondo quesito: dato che Clover e gli studiosi di Ohara con ottime probabilità non hanno mai trovato i Poneglyph riguardanti le armi ancestrali, ma erano comunque giunti a metà della loro indagine*, quanti e quali Poneglyph hanno letto? E il Poneglyph di Ohara, era un Rio?

*NB: questo viene detto da Clover nel capitolo 394.

Analizzando le parole di Clover del capitolo successivo, ossia il 395, dove spiega per filo e per segno i risultati delle loro ricerche e le deduzioni connesse, non si evince nulla, e sottolineo nulla, che riguardi il secolo buio. Clover apprende molte informazioni sul Grande Regno, ma nulla sugli accadimenti dei 100 anni di vuoto. Proprio per questo lui, desideroso di capire, cambia strada e va a monte del problema, chiedendosi: “ma perché esistono queste pietre? Perché chi le ha create si è curato di usare un materiale indistruttibile?”

Da qui esegue in cascata una serie di deduzioni logiche che cominciano a spaventare i cinque astri, i quali ordinano la sua esecuzione poco prima che rivelasse un elemento chiave, a suo dire, per comprendere il motivo per cui il GM ha cancellato dal mondo l’antico regno. Ma ancora una volta non si dice nulla sulla verità mancante, ovvero sugli accadimenti del secolo buio, altrimenti Clover avrebbe di sicuro rinfacciato le azioni, o una parte di esse,compiute dal GM nei confronti dell’antico regno. Invece sono solo ipotesi, audaci, come furono definite dai Cinque, ma pur sempre ipotesi. Di sicuro saranno veritiere, ma non discendono da qualcosa che lui ha letto direttamente. Non so se mi spiego.

Arriviamo quindi ad uno dei nodi cruciali: se il Poneglyph di Ohara fosse stato un Rio Poneglyph, come avrebbe fatto Robin a comporre tutti i pezzi?

Qualcuno potrebbe giustamente obiettare che lei sapeva già leggerli quando venne promossa ad archeologa. Spiava persino le riunioni degli altri membri del centro di ricerca, che la notte si riunivano nel seminterrato, nella sala del PG. Partendo dal presupposto che non sappiamo se lo abbia letto tutto o meno (dato che poteva limitarsi a spiare), che non ha mai preso appunti come fece in seguito da adulta, e che sono passati vent’anni da allora, è convincente pensare che abbia solo ricordi vaghi e approssimati di quelle informazioni, sempre ammesso che le abbia lette.

In altre parole, tutto spinge a pensare che il Poneglyph di Ohara, se facesse parte del computo dei Nove, costituirebbe un tassello mancante di enorme rilevanza, senza il quale praticamente rimarrebbe oscura una parte della verità. Senza contare che, dopo il Buster Call, il Governo possa aver prelevato quel Poneglyph e trasferito chissà dove. Quindi, anche per una questione di necessità di trama, si avalla la tesi iniziale.

Tornando al quesito di partenza, come conciliare dunque l’informazione data da Clover al capitolo 394 (dove dice che sono arrivati solo a metà dell’indagine sui PG) col fatto che, in soldoni, non hanno scoperto nulla degli accadimenti del secolo buio, ma solo informazioni storiche “di contorno” sul Grande Regno, tali da metterli in condizione di sviluppare delle prime ipotesi?

Ohara, come diceva Clover stesso, riuniva i migliori archeologi di tutto il mondo. Costoro lavoravano sui Poneglyph da tempo immemore, perché evidentemente sono sempre stati affascinati da questo tassello archeologico. D’altronde era pur sempre il loro mestiere. Quindi è impensabile che, in così tanti anni, non abbiano pescato almeno uno di quei Nove Pg, anche perché per affermare di essere a metà dell’opera devono aver capito quanti ce ne fossero in totale al mondo. Ma ancora una volta ci troviamo di fronte ad un bivio, ossia di fronte a due soluzioni:

  • La prima è che, quando il Governo andò a rompere i maroni a Ohara, il livello di traduzione fosse ancora in divenire, essendo questo un processo molto lento che richiedeva il contributo di molte teste pensanti (mentre Robin era in grado di farlo con una semplicità disarmante). Motivo per cui, pur avendo le pietre, o i calchi di queste, o una trasposizione tal quale su un blocco di appunti, queste informazioni dovevano ancora essere decifrate.
  • Oppure il Rio Poneglyph non contiene informazioni soltanto sul Secolo Vuoto, ma questa ipotesi, oltre a contrastare con quanto detto fin’ora, è poco convincente. Difatti, che senso avrebbe distinguere fra Rio e Poneglyph normali (al netto di quelli che danno indicazioni geografiche) se non può esserci una distinzione sostanziale nel loro contenuto?

In altre parole, quindi, i “demoni di Ohara” sono stati sfortunati, perché son state tranciate loro le gambe prima ancora di aver finito la corsa. Se ragioniamo in termini di trama, è giusto che sia così, altrimenti Robin ( e quindi noi lettori) avrebbe avuto poco da scoprire durante il suo viaggio. Ne consegue che, al netto delle armi ancestrali (abbiamo capito essere un grosso punto interrogativo), tutti i Rio, per noi e per la ciurma, sono ancora da scoprire.

Spezzo una lancia a favore dell’informazione sul nome del Regno, che potrebbe discendere dalla lettura di uno di quei nove PG, in quanto cruciale per capire cosa è accaduto. Ma nessuno ci assicura che questa informazione fosse contenuta nel Poneglyph di Ohara, anzi, sembra proprio che questo Poneglyph debba essere escluso dal computo.

Ora, che siano 9 oppure 6 in realtà non è che cambi molto, ma ci pone dinanzi ad un altro grosso inghippo, con il quale si sarà dovuto confrontare persino Oda: se in vent’anni di narrazione sono saltati fuori poco più che una manciata di Poneglyph, dovremo aspettare altri vent’anni per trovare quelli che restano? Ecco quindi la necessità di inserire nella narrazione la presenza dei Calchi. In proposito mi piacerebbe che, in qualche modo, Robin venga in possesso delle ricerche compiute dai suoi genitori, e che quindi il sacrificio di Olvia, di Saul e di tutti gli altri non sia stato vano.

Ma torniamo a quel che dice il Barone Tamago:

“Nel momento in cui verremo condotti sull’ultima isola, Raftel, queste pietre cominceranno a raccontarci la verità che riguarda questo mondo.”

Ho letto molti dubbi su questa frase, in particolare ci si chiede da cosa nasca la necessità di portare i Poneglyph a Raftel. Io però non vedo scritto nulla di simile. A mio parere ciò che intende Tamago è che, una volta recuperate tutte le info necessarie (possibilmente usando i calchi che sono più pratici e facilmente trasportabili) , e una volta giunti a Raftel, è possibile capirne il contenuto, che altrimenti rimarrebbe criptico.

Ma che significa? E cosa si dovrebbe capire di tale contenuto se nessuno, a parte Robin, è ormai in grado di tradurlo?

Per l’ennesima volta ci troviamo di fronte ad un bivio importante:

  • alcuni miei colleghi ritengono, giustamente, che queste informazioni siano poco affidabili, essendo il frutto di una tradizione orale che, passando di bocca in bocca, può aver acquisito sfumature sempre diverse;
  • tuttavia è anche possibile che tale informazione abbia subito poche mutazioni rispetto all’originale, e che quindi abbia solo un piccolo margine di inaffidabilità.

A cosa ci portano queste considerazioni?

Partiamo dalla seconda. Se ciò che Tamago ha detto è sostanzialmente vero, deve discendere perlomeno da una esperienza diretta, ma l’unica di cui si ha memoria è quella di Roger. A meno di considerare la disgustosa ipotesi che qualcuno della sua ciurma abbia tradito, per rendere vera questa ipotesi bisogna che tale informazione arrivi da via traverse, ad esempio che discenda da antiche dicerie. Allora, ponendoci in questa condizione, arriveremmo ad un’unica soluzione: su Raftel è presente qualcosa o qualcuno in grado di leggere, far parlare o mettere nelle condizioni di tradurre il contenuto dei PG.

Ora, questa soluzione fa acqua da tutte le parti, anzitutto perché Roger aveva Oden con sé, quindi aveva bisogno di tutto fuochè di un traduttore/interprete. Ma d’altro canto, è impensabile che si arrivi a Raftel senza tradurre il contenuto dei Road, per cui una figura del genere è in sostanza doppiamente inutile, giacchè se riesci ad arrivare a Raftel evidentemente puoi cavartela da solo in fatto di traduzione.

Torniamo quindi alla prima ipotesi: Tamago parla per sentito dire, come tale è molto probabile che stia dicendo delle inesattezze. Quindi il problema non è tanto “come fare a portare tutte le pietre su Raftel”, ma “cosa accade realmente una volta arrivati su quest’isola?”.

Le domande giuste sono essenziali per districarci in questo bordello interminabile (passatemi il termine). Difatti, se quanto detto da Tamago è inesatto, sopravvive comunque il dubbio che raggiungere Raftel sia necessario per capire e intendere ciò che c’è scritto nelle nove pietre che compongono il Rio Poneglyph. Perché se bastasse semplicemente tradurli tutti e venire a conoscenza della verità, verrebbe meno la necessità di raggiungere Raftel. Quindi resta imprescindibile il fatto che su questa isola ci sia qualcosa di complementare alle informazioni del Rio Poneglyph.

Sarebbe convincente pensare, ad esempio, che su Raftel ci sia l’ultimo tassello mancante per completare il Rio Poneglyph, ossia l’ultima pietra da leggere per avere tutti gli elementi necessari a trarre le proprie conclusioni. Forse è anche per questo che Roger scrisse a Skypiea: “seguirò queste parole fino agli estremi confini del mondo”. Probabilmente sapeva o intuiva che non avrebbe potuto completare la sua ricerca senza prima raggiungere Raftel.

Vorrei concludere questo approfondimento con una teoria, che in realtà è più un’illazione, ma se siete arrivati fin qui, sorbendovi questo pesante ragionamento, mi sembra quasi doveroso premiarvi in qualche modo.

Torniamo a quanto detto da Tamago e immaginiamo per un istante che nelle sue parole ci sia un fondo di verità, che discende da antiche dicerie, e che implica il riunire materialmente tutte le pietre sull’isola. Non vi pare di ricordare qualcosa di noto?drago shenron

A me ricorda tanto il meccanismo di funzionamento delle Sfere del Drago di Dragonball, per cui se le riunisci tutte queste “parlano”, o meglio, permettono di evocare il Drago e di esprimere un desiderio. In modo analogo, riunendo i Poneglyph del Rio, sarebbe possibile evocare (la sparo) le anime degli antichi e farle parlare (?!)… ma va beh, è solo un’illazione.

Piuttosto vorrei farvi notare un’altra cosa graziosa.

simbolo kozuki one pieceQuesto se ricordate è il simbolo dei Kozuki, ovvero coloro che incisero i Poneglyph. Se osservate il simbolo al centro, noterete che è composto proprio da 9 sfere, disposte (al netto del numero maggiore) esattamente come venivano disposte le sfere del Drago. Possibile che rappresentino il Rio Poneglyph?

Inoltre la Gru, che fa da contorno, in Giappone è simbolo di longevità e si crede che se si realizzano in vita mille gru è possibile esprimere un desiderio. Ancora un richiamo a Dragonball.

Ma mi tocca smorzare subito gli entusiasmi, perché queste assunzioni implicano due cose:

  • Come avrebbero fatto i Kozuki ad innestare le anime degli antichi dentro i Poneglyph?
  • Come trasportare tutte queste pietre su Raftel (non sapendo tra l’altro neanche dove si trova di preciso) ?

Se volete divertirvi a ragionare, lasciatemi le vostre deduzioni nei commenti.

Alla prossima!

Ray

4.83/5 (23)

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X-Ray Analysis – Capitolo 785 – RISVEGLIO

Capitolo 785

E dopo altre due settimane, rieccoci alla X-Ray Analysis sul Capitolo 785

In funzione degli spoiler molti di noi si aspettavano un capitolo cicciosissimo di roba sul risveglio e sul Gear Fourth (argomenti principali di questa analisi) e invece come al solito Oda ci somministra informazioni frammentarie e criptiche, ma proveremo a ragionarci sopra.

NB: le traduzioni cui farò riferimento sono quelle prese direttamente dagli script, per gentile concessione del Re.

Due parole in croce sulle mini avventure di Jinbe, che finalmente si concludono, senza di fatto arricchire le nostre conoscenze sui misteri ancora irrisolti del manga. L’unica cosa degna di nota fu quel Poneglyph riesumato da dentro le rovine lanciate da Wadatsumi sulla città portuale (ricordate?). Proprio su questo vorrei riportare la vostra attenzione, osservate bene:

Non notate nulla? Nel mentre scrivo i miei colleghi vi hanno già spoilerato tutto, maledetti!
Nella descrizione leggiamo di un kimono nuovo e di alcuni souvenir. Non sarebbe così improbabile se quel pacco così perfettamente cubico alle sue spalle fosse proprio il Poneglyph trovato nelle rovine. Una mossa indubbiamente saggia, che permetterebbe alla ciurma e anche a noi di conoscere un altro pezzo della storia perduta. A questo punto spero vivamente che Jinbe concluda presto i suoi affaracci e si riunisca agli altri.
Ma veniamo ai contenuti del capitolo. Ci sono delle cose che mi hanno incuriosito:
1) La frase di Law, parlando di Luffy: “Sta abusando della sua ambizione”, e il tempo limitato di utilizzo del Gear Fourth.

2) La ricomparsa di Jesus Burgess che a quanto pare è sulle tracce di Luffy.

3) La frase di Mingo: “…è in grado di controllare liberamente la flessibilità della gomma usando l’ambizione dell’armatura! In sostanza ha fuso l’armatura alla gomma”.

4) La spiegazione che Doflamingo dà della capacità di risvegliare il potere di un frutto.
5) L’ennesimo tributo ad Akira Toriyama.
Sarà un’analisi lunga, quindi mettetevi comodi. Cominciamo!
Vorrei iniziare dalla parte finale dell’ultima X-Ray Analysis, che trovate qui, dove dicevo: “secondo me Luffy è riuscito a fondere l’Ambizione con il Gom Gom“, specificando a piè pagina che il termine “fusione” avrebbe avuto bisogno di maggiori chiarimenti, perchè poteva condurre a deduzioni errate.
In sostanza ho immaginato che l’Ambizione dell’armatura abbia due differenti livelli di applicazione:
1) come vero e proprio rivestimento, che si sovrappone a mò di seconda pelle, conferendo durezza e rigidità alla parte sottostante, oltre che un bell’incremento di potenza.
 
2) come un rivestimento localizzato, che ricopre l’unità elementare del corpo del possessore (molecole o cellule), in modo da non compromettere il comportamento delle cellule/molecole stesse e quindi il potere del frutto. 
Mi spiego meglio con uno schemino grafico, con riferimento al caso di Luffy e quindi della gomma:
(dato che, purtroppo, blogger ammazza la qualità delle immagini peggio di facebook, trovate l’immagine in HD a questo link )
Questo era ciò che intendevo per “fusione”, ossia sfruttare l’ambizione dell’armatura ad un livello più localizzato per non inficiare le proprietà del frutto. In questo modo è come se si prendesse solo il meglio di ambo le cose, ossia è come se si fondesse l’Ambizione con il potere della gomma. 
 
Ne è prova l’affermazione di Doflamingo, che riporto anche adesso: è in grado di controllare liberamente la flessibilità della gomma usando l’ambizione dell’armatura!”

Ma allora i Rogia? (domanda da un milione di dollari).

Dato che ormai stiam ballando, balliamo. Se avete compreso fin qui questo semplice ragionamento non sarà difficile comprendere anche il seguente:
supponiamo di avere due soggetti, A (uno qualsiasi) e B (rogia), pronti a suonarsele di santa ragione.
  • Caso 1: il soggetto A attacca B senza Ambizione. B risulta intangibile a prescindere dalla forza che A impiega.
  • Caso 2: il soggetto A attacca B con l’Ambizione, rivestendo il colpo in modo classico. B risulta tangibile e per difendersi deve usare l’Ambizione a sua volta. Se il livello di Ambizione di B è superiore ad A, B non subisce danno. In caso contrario A mette a segno il colpo.
  • Caso 3: il soggetto A attacca B con l’Ambizione classico. B richiama l’Ambizione localizzato per difendersi. Se B ha un livello di Ambizione superiore ad A, B risulterà intangibile. Perchè?

Forse con due numeri vi sarà chiaro

Nel caso 2, il soggetto A attacca con 100 e B difende con 150. B vince, ma risulta tangibile. Nel caso 3 invece, B ha lasciato inalterato il potenziale del frutto, (avendo usato l’Ambizione localizzato), quindi è come se A attaccasse con 0 e B difendesse con 50, cioè in pratica ci si riconduce al caso 1, di A che attacca senza usare Ambizione.
In poche parole, se un rogiato usa l’Ambizione localizzata può risultare tangibile, e dunque può essere colpito, SOLO se si supera il suo livello di Ambizione. L’esempio più calzante credo sia proprio quello di Akainu, a Marineford: quando viene attaccato da Marco e Vista, quasi sicuramente con l’Ambizione (anche se all’epoca non si vedeva niente), Akainu è risultato intangibile. Quando invece lo attacca Baffibianchi, il cui livello di Ambizione doveva essere superiore a quello di Akainu, riesce difatti a ferirlo pesantemente.
Un esempio di Ambizione localizzata usato per attaccare lo abbiamo invece con Luffy e il suo Gear Fourth. Infatti riesce ad allungarsi o a comprimersi nonostante il rivestimento.
Per usare l’Ambizione localizzata, cioè un mini rivestimento su ogni singola cellula/molecola, immagino che si debba fare uno sforzo enorme, e questo potrebbe essere il motivo per cui Law sostiene che Luffy stia esagerando nell’utilizzo dell’ambizione.
Il fatto che il Gear Fourth abbia un tempo limitato, invece, può dipendere da più fattori. In primis da quanto detto, dato che uno sforzo eccessivo non può avere lunga durata. Ma ricordiamoci che ha gonfiato i muscoli con aria compressa. Cioè fa contemporaneamente uno sforzo di trazione e uno di compressione, per evitare che involontariamente raggiunga il suo punto di snervamento. Capite dunque che l’Ambizione diventa fondamentale per sfruttare al massimo il nuovo gear, ma è difficile usarlo a questo livello, infatti anche doflamingo se ne accorge, dicendo:
“…è palese che non sei ancora in grado di padroneggiare le tue abilità. Quanto ancora vuoi reggere in quello stato? È pericoloso, sai? Fuffuffu…”
E detto questo, ecco che anche lui si gioca l’asso nella manica: il Risveglio del frutto del Diavolo.
Su questa capacità sappiamo poco, per cui anche in questo caso è fondamentale affidarsi a traduzioni quanto più fedeli possibile all’originale.
“Ascoltami attentamente. C’è dell’altro oltre i semplici poteri di un Frutto del Diavolo. Esiste uno stadio superiore di utilizzo del potere, chiamato Risveglio.”
In poche parole Mingo sta dicendo a Luffy che, sebbene lui sia riuscito ad usare l’Ambizione ad un livello superiore (anche se esagerato), il suo utilizzo del frutto rimane quello basic, da principiante. Lo step successivo si chiama risveglio e prevede che:
“In rare occasioni, le abilità risvegliate non interessano solo il proprio corpo, ma tutto ciò che lo circonda” 
E difatti vediamo strade, calcinacci e case diventare interamente di fili, al comando di Doflamingo.
Molti, quando hanno letto gli spoiler, hanno pensato alle parole di Crocodile a Impel Down. Secondo lui infatti le particolari abilità dei cinque guardiani demoniaci erano frutto di poteri zoan risvegliati.
Eppure qualcosa non torna. Se il risveglio fosse stato usato come ha fatto doflamingo con i propri fili, allora dentro la prigione dovevano esistere 5 soggetti con poteri zoan di quel tipo che controllavano i cinque guardiani. Ma anche in questo caso non si spiegherebbe come questi potevano obbedire ad un terzo (il capitano della prigione).
Allora è probabile (poi chissà) che i cinque guardiani siano stati risvegliati in modo “non naturale”, cioè attraverso farmaci o procedimenti scientifici particolari di cui Vegapunk potrebbe sapere qualcosa, dato che la prigione è governativa.
Fin tanto che non avremo altri elementi possiamo solo costruire congetture sul nulla. Per cui, se avete delle idee al riguardo, scrivete e ne parliamo.

Una domanda che ho sentito spesso ultimamente è : “ma come funziona il Risveglio?”.

Non ne ho idea. L’unica cosa su cui ho ragionato è la seguente: ri-svegliare un potere, significa letteralmente svegliarlo di nuovo. Allora è lecito pensare che vi sia già stato un precedente per qualsiasi utilizzatore di frutto: il momento del morso.
Uno dei maggiori rompicapi circa i frutti del diavolo è sempre stato capire perchè il potere andasse solo a colui che tira il primo morso. Ora potrebbe avere una spiegazione sensata. Infatti se immaginiamo il potere come un demone dormiente (o comunque come qualcosa che abbia una pseudo volontà e si trovi in stato latente dentro al frutto), questi può essere svegliato solo quando il frutto viene morso. Una volta “sveglio” o comunque attivo, il potere trasmigra istantaneamente in colui che ha dato il primo morso. Ovviamente rimane da capire che succederebbe se due persone dessero un morso contemporaneamente (ammesso che si possa fare).
Alla luce di questo semplice ragionamento, il risveglio può essere interpretato come la capacità del possessore di emulare ciò che avviene al primo morso, ma su tutto ciò che lo circonda (entro un certo raggio d’azione). In altre parole è come se il possessore abbattesse le proprie barriere interne e nutrisse tutto ciò che lo circonda con il proprio potere, come se il suo corpo non fosse più quello ma l’insieme degli oggetti a lui più vicini. Questo vale ovviamente solo per l’attivazione naturale. Per i cinque guardiani credo che il discorso sia ben più complesso.
Per il momento mi fermo qui, perchè penso di aver detto tanto al riguardo. Anzi, troppo.

Spezzo il ritmo con una breve nota su Burgess

Il sacco che tiene sulle spalle, anche se ha dei motivi che ricordano quelli dei frutti del Diavolo, non c’entrano niente con questi. Oda utilizza questo pattern sui sacchi o sulle maschere per indicare azioni furtive, non a caso molti ladri che appaiono sugli sfondi di alcune scan portano sacchi con motivi identici. Perfino re Cobra (come suggerisce il Re) li aveva sul proprio travestimento quando spiava Vivi da piccola.
Questo può voler dire semplicemente che Burgess, approfittando del trambusto, ha saccheggiato un bel po’ di roba. Chissà se ha trovato qualcosa di interessante. Sul vero motivo per cui egli si trova in cima al palazzo, beh, anche in questo caso ci viene in aiuto la traduzione:
“Uiiiahahah!! E così hanno spostato lo scontro altrove, eh? …Che faccio, aspetto o mi butto nella mischia?”
Lo sfondo con le gambe del golem prova ineluttabilmente che si riferisca a Luffy e Doflamingo. Ma a conferma di ciò c’è anche l’affermazione di Koala:
“Quindi Jesus Burgess sta veramente cercando Luffy e gli altri… che intenzioni avrà?”
Me lo chiedo anch’io. Forse deve recapitare un messaggio direttamente da Teach? Vedremo.
Direi che stiamo arrivanto alla fine dell’analisi, e come sempre non posso farmi mancare le solite chicche dragonboliane di Oda.
Cominciamo con l’ennesimo tributo a Toryhama, ed in particolare alla mitica Kamehameha del leggendario Maestro Muten:
Ma c’è dell’altro, e sono sicuro che vi piacerà.
In molti, compresi il re e il sottoscritto, sostenevano che i ghirigori tribali dell’Ambizione di Luffy fossero una prova inequivocabile del fatto che l’Ambizione si fosse fuso al frutto. Ebbene oggi ne abbiamo la conferma, ma è doveroso fare una precisazione. Infatti i ghirigori, che richiamano quelli del maestro Muten, sono in realtà indicativi in senso generico di una qualche tipologia di potere. Anche alle spalle di Jinbe infatti, quando si concentra per usare tecniche marziali, compaiono queste forme. Quindi in definitiva, il pattern che vedete non è esclusivo dei frutti del diavolo, ma sicuramente indica la presenza di una qualche forma di potere o energia.
Bene, siamo arrivati davvero alla fine. Grazie a tutti coloro che sono arrivati in fondo a questa analisi.
Per ogni dubbio c’è la barra dei commenti.
Alla prossima.

Ray

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