“La volontà della D” è la traduzione corretta?

La volontà della D, questa sconosciuta

Parliamo in questo breve articolo di qualcosa che ancora ci sfugge dopo 20 anni di narrazione: la volontà della D.

Diamo sempre per scontato che la traduzione corretta sia “la volontà della D”, ma analizziamo invece i termini che compongono i termini originali giapponesi “Dの意志” (D no ishi).

  • “D”: boh, cos’è? Un nome? Un abbreviazione? Un simbolo? Sappiamo che c’è dietro una storia antica, come dice Roger a Baffibianchi. Nient’altro.
  • “No”: preposizione articolata che racchiude singolari e plurali (DEL, DELLO, DELLA, DEI, DEGLI, DELLE).
  • “Ishi”: ha cinque possibili traduzioni, ovvero “volere, volontà intenzione, scopo, determinazione”.

Detto questo, perché dare per scontato che sia “LA VOLONTÀ DELLA D”? Perché rendere soggetto la D in quanto lettera? Non potrebbe essere “Lo scopo dei D“? Oppure “L’intenzione di D?” E va bene pure “La volontà di D” o “dei D“.

Ciò che si evince però è una cosa sola, ovvero che “questa cosa D” (che sia singolare o plurale poco importa) ha (permettetemi il termine)impiantato” in coloro che hanno questa lettera all’interno del proprio nome di famiglia uno scopo, una volontà a cui dover rispondere, proprio come se fosse un istinto primordiale a cui non possono dire di no.

Eppure questo ragionamento cozza, almeno per il momento, con quanto abbiamo visto nei “D” apparsi finora. Cos’hanno in comune le famiglie Monkey, Gol, Portgas, Hugwor, Trafalgar e Marshall? Quale dovrebbe essere lo scopo comune che accomuna sei famiglie (per ora) con persone tanto dissimili nei comportamenti, perfino nella famiglia stessa? Che ancora non ci sia stato mostrato? Oppure anche se si ha la D nel proprio nome di famiglia, non tutti hanno questa volontà ereditata?

la volontà della DRiporto il dialogo tra Kureha e Dorton alla fine della saga di Drum.

  • Kureha: …Conoscete Gol “D.” Roger ?
  • Dorton: D…? Intende Gold Roger? Non penso ci sia qualcuno al mondo che non conosca quel nome.
  • Kureha: …Capisco, ora lo chiamano così… Gold Roger. Sembra che la mia piccola renna si sia messa al seguito di un tipo davvero pericoloso…
  • Dorton:
  • Kureha: Quindi “D no Ishi” è sopravvissuto/a (è ancora vivo/a)

Teniamo in considerazione che Kureha aveva allora 139 anni ed è stata testimone praticamente degli ultimi 150 anni di storia. Come sappia della D è ancora un mistero, ma se prendiamo come base questo dialogo possiamo dire con certezza che lei ha rivisto in Luffy quel qualcosa che dovrebbe essere un fondamentale di questa “D no ishi”.

Luffy cos’ha fatto a Drum ? Ha messo i bastoni tra le ruote all’autorità del luogo, liberando il paese dalla sua presenza? In tal caso anche Teach ha fatto la stessa cosa, facendo fuggire Wapol da Drum. Oppure ha preso con sé un medico disagiato dell’isola? In tal caso, chi può dire attualmente che Doc Q non fosse un medico di Drum? No, dev’essere qualcos’altro. Qualcosa che ancora non abbiamo ben compreso, perché dubito che in 139 anni e nei 22 anni dopo la morte di Roger non abbia mai sentito nominare un D, visto che Garp, ad esempio, è un vice-Ammiraglio della Marina.

Mi hanno chiesto: La missione dei D sarebbe una traduzione accettabile?”

A mio dire sarebbe un’adattamento che potrei ritenere corretto in quanto non cozzerebbe con quanto “ishi” vuole intendere, ovvero una volontà, un intento, uno scopo. I due termini che formano la parola i-shi significano “idea, cuore, gusto, pensiero, desiderio, cura, simpatia” e “intenzione, piano, risoluzione, aspirazione, movente, speranza“, quindi una missione è quasi implicita nel termine, ma è solo un’adattamento, perciò la terrei come opzione di riserva onde evitarci problemi di sorta.

Non ci resta che attendere. Come al solito, no? Nel frattempo vi lascio riflettere su questo scopo, su questo obiettivo, su questa volontà da portare a termine che questo/i D si tramandano da tempi a noi tutt’ora ignoti.

Il Re

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Nome tabù di Trafalgar D Water Law

nome tabù

Cos’è il nome tabù di cui parla Trafalgar D Water Law?

Stavo rileggendo vecchie traduzioni e mi sono imbattuto nel dialogo in cui Law dice a Buffalo e Baby 5 che il suo nome è Richard Phil… no, questa è un’altra storia… dicevo, il suo nome è Trafalgar D Water Law. La cosa strana è che Law afferma testualmente: “D è un nome nascosto, mentre Water è il mio nome tabù.” Al che mi sono chiesto che cosa significasse quel “nome tabù” e sono andato a vedere cosa traduce la Star Comics. Loro scrivono: “D. è un nome da nascondere, Water si usa per chi è defunto.” Visto che le due frasi cozzano parecchio, sono andato ad indagare e sono finito sulla wikipedia giapponese, dove ho scoperto cosa diavolo significa questo termine particolare nipponico conosciuto come “imina”.

Imina significa “nome tabù”, tradotto anche come “nome vero”, ed è legato attualmente alle persone defunte e ai nobili. Il concetto di nome tabù ha origine in Cina, noto come huì (), dove si riteneva irrispettoso riferirsi ad una persona con il suo vero nome quando questa non era uno stretto conoscente: da qui nasce il concetto di nome tabù. Inoltre, gli imperatori cinesi vietarono l’uso dei caratteri dei loro nomi in modo che nessuno potesse utilizzarli tranne che loro stessi, il che diventava un problema quando i caratteri in questione erano particolarmente comuni.

Nel Giappone antico, il nome vero era raramente pronunciato, poiché si credeva che conoscerlo poteva renderti in grado di influenzare il fato del suo possessore. Chiedere ad una giovane donna il suo vero nome equivaleva ad una proposta di matrimonio e se la donna lo svelava era come se avesse accettato la proposta. Esistevano, inoltre, dei nomi d’infanzia che andavano a nascondere il vero nome. Questi venivano poi mutati nei nomi veri quando si raggiungeva l’età adulta, i quali erano comunque spesso tenuti nascosti. Il nome vero completo veniva usato per distinguere ufficialmente la persona durante la cerimonia del Gempukku, un rito di passaggio dopo il quale si è ufficialmente riconosciuti come membri di un clan, guadagnando relativo status.

Nel Giappone moderno, il nome tabù riguarda solo l’imperatore, a cui ci si riferisce solo come Tennō Heika (Sua Maestà l’Imperatore) o Kinjo Heika (Sua Maestà in carica). Il popolo giapponese ha avuto tanto rispetto di questa usanza che gli storici hanno dimenticato moltissimi nomi veri di altrettanti personaggi storici. Inoltre, quando una persona muore, il suo vero nome diviene tabù e non è più pronunciato.

Ahimè, da questo discorso non ho cavato un ragno dal buco, perché non sono riuscito a capire perché Law debba essere il primo e il solo nella storia a possedere un nome tabù, ma almeno mi sono chiarito che cosa sia questo “imina” di cui non avevo capito nulla fino ad ora. Mi sembra una cosa troppo particolare per averla inserita così, come se nulla fosse, guarda caso ad un personaggio che ha la D nel nome, e sono propenso a pensare, per quanto non si possa definire errata a livello di traduzione, che la versione della Star Comics non sia giusta con il contesto. Perché in questo caso “Water” si dovrebbe usare per chi è defunto? Law è vivo e vegeto. Non è più facile che il suo nome tabù sia dovuto al fatto che nel North Blue la sua famiglia fosse considerata importante, magari perché composta da medici di fama e quindi facenti parte di un clan? O tutta questa faccenda è semplicemente una trovata di Oda, che ha voluto sviluppare il personaggio successivamente e si è inventato questa cosa del nome tabù? Quest’ultima ipotesi, sinceramente, mi sembra una trovata poco convincente, soprattutto perché la sua famiglia ha un peso sulla trama molto grande a livello storico.

Come al solito, chi vivrà vedrà.

Il Re

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Il sacrificio di Ace

ace

Portgas (Gol) D. Ace, l’uomo del sacrificio

Come in tutte le grandi opere letterarie, anche in One Piece esistono personaggi “reali”, “veri” e “umani”, non fosse altro perché godono di tutti i pregi e difetti che da tempi immemori governano la natura dell’uomo. Coloro che palesano insofferenze, drammi interiori, traumi infantili, falle psicologiche, turbe mentali, o più semplicemente una limitazione di ordine fisico, una qualsivoglia incapacità o debolezza, sono tutti surrogati di un unico, grande e imperfetto modello d’ispirazione. Non deve stupire, dunque, se molti di questi personaggi apparentemente stupidi, imbecilli o così pieni di difetti e così tendenti all’errore, piacciano. E pure tanto. Molto spesso il lettore vi rivede parte di se, interiorizza molto di più quel personaggio piuttosto che un supereroe figo, senza macchia e senza paura, semplicemente perché questo, per quanto bello e galvanizzante, è al contempo molto distante dal lettore, al punto da fargli sentire a pelle la sua “incredibilità”. D’altra parte è anche vero che i modelli di indiscussa perfezione vengono spesso sposati come “idoli” o “esempi da seguire” , in fondo potrebbe anche essere virtuoso come meccanismo, ma questi sono argomenti che esulano dalla trattazione. Ciò che conta al momento è capire che quando un autore decide di creare un personaggio imperfetto è perché, in genere, vuole aumentare il grado di “realtà” della propria opera, arrivando spesso al cuore di molti lettori mediante una più o meno studiata introspezione dello stesso. Se l’ultima volta abbiamo visto quanto imperfetto -e dunque umano- fosse Bellamy, oggi proviamo a vedere quanto lo è un altro personaggio che ha letteralmente spaccato la community in “fans” e “disgustati”: Portgas D Ace.

Il motivo per cui molto spesso si vengono a creare divergenze di opinione così nette è da ricercare nel fatto che non ci si sofferma quasi mai ad analizzare nel profondo il personaggio, cercando di intuirne i drammi, le turbe, i sogni… si coglie soltanto la “forma”, le azioni ultime, le frasi dette e le dirette conseguenze, che quasi sempre portano il soggetto a fare una fine da “perdente”. Di converso, non sono da meno i “fans del figo”, che sbandierano senza remore il proprio apprezzamento semplicemente perché il personaggio ha un bel design, o un bel potere, o na roba simile.

Ace è proprio uno di quelli che gode di ambo gli aspetti, e come tale, dei rispettivi schieramenti. Ma non è l’unico. Nel seguito mi servirò di un altro personaggio, come è mia usanza fare, per contestualizzare meglio quello preso in analisi, ossia Trafalgar D Water Law.

Questi due personaggi non hanno avuto esistenze paragonabili, pur convergendo sotto diversi aspetti che nel seguito vedremo più nel dettaglio:

1) Ad un certo punto della loro infanzia si sono ritrovati entrambi a vivere un forte disagio sociale che li ha portati a covare un odio profondo nei confronti del resto del mondo.

  • Ace, figlio di quel “demone” che era Roger, crebbe sul Monte Corvo, nei pressi del villaggio di Foosha, ai confini del Regno di Goa, insieme a Luffy e Sabo, continuamente messo alla prova non solo dal punto di vista fisico, ma anche sul piano psicologico, quando più volte gli venne sputato in faccia il crimine che costituiva il suo stesso essere al mondo; oltretutto, i disordini che creava quotidianamente, nel vano tentativo di dare una lezione a quei bruti, non trovavano alcun beneplacito, a esclusione dei suoi due unici fratelli. “Se solo fossi stato più forte li avrei ammazzati tutti”, diceva più volte con rabbia a Dadan, prima di ritirarsi a meditare da solo, come una bestia ferita, con le sole onde del mare in lontananza a cullarlo.
  • Law non fu molto più fortunato. Durante l’infanzia, subì anch’egli una forma equivalente di anatema. In qualità di cittadino di Flevance, conosciuta anche come “la città bianca” per via del colore caratteristico dovuto all’overdose di  piombambra utilizzata nel comparto edile, venne al mondo con una spada di Damocle sopra la testa. Questa sostanza, infatti, era la causa di una malattia ereditaria incurabile che, di generazione in generazione, incubava in tempi sempre minori finchè si arrivava al punto che, come disse Gladius “i bambini della generazione di Law non sarebbero diventati mai adulti”. La città venne poi data alle fiamme e i cittadini vennero trucidati, perché si credeva che la malattia fosse contagiosa. L’unico sopravvissuto fu Law, che si vide depredato in tenera età degli affetti più cari, della famiglia e del proprio luogo natio. Lo sfregio fu così grande da non fargli desiderare altro che “distruggere qualsiasi cosa”.

2) Ad un certo punto della loro vita entrambi incontrarono un uomo (barbabianca/rocinante), che sulle prime volevano morto, ma successivamente regalò loro una nuova esistenza.

  • Ace incontrò Baffibianchi in un momento della sua carriera di pirata molto simile a quello che abbiamo visto per Luffy, Law e le altre supernove. Un momento nel quale si deve scegliere, affrontando il Nuovo Mondo, se servire un Imperatore o sfidarlo apertamente per prenderne il posto. Sappiamo tutti come andò a finire. Da acerrimo nemico, Baffibianchi divenne il “padre adottivo” di Ace, nominandolo ufficialmente capitano della sua seconda flotta. Da quel momento iniziò, anche se per breve tempo, quella che potremmo definire “la primavera di Ace”.
  • Law invece incontrò Rosinante, il fratello di sangue di Doflamingo. Dopo che questi tentò di ucciderlo buttandolo giù da un’altezza considerevole, Law lo pugnalò alle spalle con tutta l’intenzione di vendicarsi. Successivamente, essendo venuto a conoscenza della sua storia, e del fatto che possedeva la D., Rosinante scelse di aiutarlo a trovare una cura per la sua malattia, finendo per sacrificare la propria vita nel tentativo di recuperare l’Ope Ope e fargliene dono. Da quel momento, Law visse la sua “seconda chance”.

3) Entrambi hanno la D. nel nome.

  • Ace l’ha sempre avuta ben visibile sul manifesto di taglia, ed è il motivo principale per cui credo che non abbia mai avuto a che fare con Doflamingo;
  • Law invece l’ha sempre tenuta segreta, tant’è che Doflamingo non ne ha mai saputo niente.

4) Entrambi hanno avuto una ciurma che aveva come jolly roger uno dei quattro semi delle carte francesi.

  • Ace aveva fondato i pirati “Spade” (ossia Picca);
  • Law, i pirati “Heart” (ossia Cuore).

5) Entrambi hanno avuto un legame particolare con “SAD” e “SMILE”.

E qui apro una breve parentesi analitica.

Al di là della contestualizzazione che hanno avuto fra la saga di Punk Hazard e quella di Dress Rosa, qualificandosi come due fra i più importanti pilastri del contrabbando di Doflamingo, questi elementi durante il manga hanno avuto una valenza simbolica ben più forte e radicata. Tutta l’avventura di Luffy può riassumersi banalmente nella risoluzione di quella problematica che dal “sad” porta allo “smile”. L’entrata in ciurma di ogni membro, a ben pensare, è stata strutturata sulla falsa riga di questo concetto. Chi più chi meno, tutti hanno avuto un background “drammatico” e tutti, scegliendo di prendere il mare e seguire Luffy, sono tornati a “sorridere”. Ma di questo paleremo meglio in separata sede. Ciò che conta al momento è capire che suddetto carattere dicotomico non ci viene mostrato per la prima volta con Ace, né tantomeno con la saga di Dress Rosa. Tuttavia, questi rimangono sicuramente fra gli esempi più emblematici di tutto il manga, e non solo perché si materializzano sotto forma di spille, sostanze chimiche o frutti artificiali.

Il dramma vissuto da Ace affonda le radici nelle gesta compiute da suo padre, Gol D Roger, che dopo aver conquistato la Grand Line ed essersi consegnato alla Marina, spinse il mondo verso una nuova era: l’era della pirateria. Eppure, io ne sono convinto, l’intento di Roger era nettamente diverso, ma un po’ come tutti i martiri insegnano, in primis gli archeologi di Ohara, il prezzo di quella conoscenza, che di fatto rende davvero liberi, si paga con la vita. Il Governo Mondiale ha strumentalizzato entrambi gli accadimenti, prendendo solo ciò che gli serviva per “demonizzare” queste figure e dirottare l’opinione pubblica verso il totale disprezzo nei loro confronti.  Sembra quasi di essere dinanzi allo stesso dio biblico che disse “punirò le colpe dei padri nei loro figli” (Ger 32, 18), violando di fatto uno dei principi cardine della giustizia divina stessa, che permette ad ogni uomo di rispondere dei propri peccati dinanzi al tribunale di Dio, senza trasmissione generazionale alcuna.

Ecco allora il “SAD”, ossia l’habitat ideale per la coltura di sentimenti quali odio, rancore e repulsione per la vita stessa. “Se non fosse stato perché avevo un fratellino a cui badare, non avrei mai nemmeno voluto vivere; d’altra parte nessuno mi ha mai voluto.” Queste sono le parole cariche di emozione di Ace, poco prima di morire a Marineford, nelle quali traspare chiaramente tutto il peso di quell’ostracismo indotto, di cui si è dovuto far carico ingiustamente. A ben vedere, si capisce anche perché ha scelto di seguire Baffibianchi, l’acerrimo nemico di suo padre.

Tra l’altro, il suo simbolo è molto esplicativo. Secondo la semiotica delle carte, l’Asso di Picche è rappresentativo di “un insieme di sentimenti forti e negativi, e certamente spaventa per il suo carico di collera, di rabbia, di aggressività, di violenza, di odio. In presenza di questo pesante cattivo auspicio si prevedono nubi nere all’orizzonte ed un trionfo del male.” Si legge inoltre che “La carta pronostica l’insuccesso di qualsiasi progetto intrapreso.”

E difatti i suoi più grandi obiettivi, ossia:

  • proteggere Luffy;
  • uccidere Baffibianchi;
  • fare di Baffibianchi il Re dei Pirati;

hanno trovato solo il più totale fallimento.

Tuttavia, quella spada di Damocle che, come nel caso di Law, pendeva sulla testa di Ace fin dalla sua venuta al mondo, alla fine ha sferrato il colpo. Ace ha pagato per le colpe di suo padre, prima di tutto, perché come diceva anche Chinjao durante il torneo, egli rappresentava “le radici più pericolose”. Ancora una volta, quindi, Oda ricorre alla morte, stavolta non più figurata come per Bellamy, ma reale. Emblematico in tal senso il parere di Sant’Agostino circa il fatto che “i peccati non passano”:

“Quando Dio dice: punirò le colpe dei padri nei figli, non colpisce l’imitazione, ma la generazione […] e a causa di ciò sorge per l’uomo la necessità di morire.”

Ecco allora, fra le altre cose, il motivo per cui Ace “deve” morire. Non si tratta tanto di essere il pretendente N°1 al titolo di Re dei Pirati, quanto di risolvere la sua stessa problematica esistenziale. Essere il “figlio di…” è qualcosa di inaccettabile, intollerabile e come tale irrisolvibile, se non con la morte. Una cosa del genere potremmo dirla anche di Luffy, ma esula dai contenuti di questa trattazione. A riprova del fatto che il suo destino era già stato segnato, in tutti i sensi, specialmente da Oda, vi è una chicca folkloristica che arriva direttamente dall’oriente. L’asso di picche infatti, in molte culture orientali, e in particolar modo nella cultura vietnamita, indica la morte. Durante la guerra del Vietnam, non a caso, questo simbolo venne utilizzato dagli occupanti per incutere timore ai residenti e fiaccarli dal punto di vista psicologico.

Questa sorta di maledizione dovuta ai natali, dunque, è stata il cuore pulsante di ogni sua azione ma anche la causa di tutti i suoi errori. La voglia di voler continuamente dimostrare di essere superiore a quell’uomo che gli aveva rovinato la vita, la voglia di scrollarsi di dosso quell’ombra, lo ha spinto a difendere l’onore del suo padre adottivo per ben due volte: la prima, inseguendo Teach, nonostante tutti gli dicessero di non farlo, la seconda quando cedette alla provocazione di Sakazuki: “A causa delle azioni del tuo vero padre, Roger, Baffibianchi non è mai stato in grado di ottenere lo status di Re… è un eterno fallimento.” Poi sappiamo tutti come finì.

Se volessimo ancora andare oltre, cosa che comunque non farò adesso altrimenti ci esce un altro libro, si potrebbe dire una cosa del tutto equivalente per Doflamingo, che ha sofferto delle scelte del padre semplicemente perchè “gli dei” hanno voluto riconoscerlo come un traditore tal quale.

A fare da contraltare a questo tipo di caratterizzazione, comunque, vi è il cosiddetto rovescio della medaglia. Se il “sad” abbiamo visto essere connaturato intimamente alla struttura del personaggio, lo “smile” non è da meno, non fosse altro perchè Ace è un D., e come vuole la tradizione, in punto di morte ha sorriso (anche se, ad essere precisi, si videro entrambe le espressioni).

Ma il vero significato del sorriso è da ricercare ancora una volta nella volontà di essere liberi, che nel suo caso si traduceva nella volontà di liberarsi da quella maledizione. Ecco allora che prendere il mare, farsi un nome e diventare abbastanza forte da non permettersi di perdere un altro fratello, costituisce per lui un’opportunità di riscatto senza pari. Tuttavia, l’incidente sull’isola di Banaro, dovuto alla sua impulsività e alla sua sconsideratezza, lo porta sul patibolo. E ancora, pur avendo avuto la sua seconda chance, se la brucia (in tutti i sensi) cedendo alla provocazione di Akainu, che decreta una volta per tutte la sua fine.

La sua incapacità di maturare, proprio quando doveva assolutamente farlo, lo rende quasi del tutto identico a Bellamy. Come dicevamo nello scorso articolo, Bellamy ha avuto un primo processo di maturazione quando ha scelto di non ridere più dei sogni altrui, ma alla fine, pur di rimanere coerente con se stesso e quindi pur di essere un pirata, decide di fare la cosa razionalmente sbagliata, la più immatura, che di fatto si è risolta con la sua “morte apparente”. Allo stesso modo Ace rispetta fedelmente il principio di coerenza e muore da pirata. Qualcuno potrebbe anche dire che muore da stupido, ma in questo caso il fine è un altro. Sebbene lui sia arrivato a quel punto per semplice immaturità (cedere ad una provocazione non può essere definito in altro modo), alla fine sceglie di sacrificarsi per proteggere suo fratello. Ed ecco lo Smile.

“Non ho rimpianti per come ho vissuto la mia vita.” Dice alla fine. D’altronde è morto cercando di perseguire uno dei suoi obiettivi.

Per come abbiamo definito l’asso di picche, c’era da aspettarselo che avrebbe fallito, a prescindere da tutto. E qui ritorniamo al ruolo di Law.

Perché mai ho fatto il paragone con questo personaggio?

Perché vorrei dimostrare che Law, molto prima di Sabo, è stato introdotto da Oda, fra le altre cose, anche come successore spirituale di Ace.

Ace e Law hanno molto in comune, l’abbiamo visto, ma è proprio quando il primo fallisce che arriva il secondo a portare virtualmente avanti la sua causa. In altre parole è come se Law, una volta morto Ace, avesse “ereditato” la sua volontà, e cioè quella di salvare Luffy.
Infatti, quando a Marineford ormai ogni speranza sembrava perduta, spunta letteralmente dal nulla e senza alcun valido motivo apparente, questo “benefattore”, un pirata talmente rinomato per la sua crudeltà da essere soprannominato “il chirurgo della morte”, che però all’improvviso, come folgorato sulla via di Damasco, sceglie di salvare un rivale. All’epoca, Law si giustificò imputando il tutto a questioni di mera deontologia professionale; essendo un medico non poteva esimersi dal prestare soccorso ad una persona in punto di morte. Ma era chiaro che ci fosse dell’altro. E infatti, Oda ci mostra una nuova chiave di lettura proprio durante la saga di Dress Rosa.

Svelando il passato di Law, ci ha fatto capire che la maggior parte delle cose che lui sa sulla D. gli sono state rivelate da Rosinante, e proprio in virtù di questo sapere potrebbe ben inquadrarsi quel salvataggio. Difatti, se è vero ciò che si vocifera al riguardo, e cioè che “la D. scatenerà un’altra tempesta”, allora diventava quasi una questione personale non permettere che Luffy morisse, e la nuova era con lui.

Quando poi i due capitani si rincontrano nel post timeskip, vediamo Law vestire quasi i panni di un “Virgilio uanpissiano” e accompagnare Luffy in quell’inferno che è il nuovo mondo, istruendolo a sua volta sui principi cardine della sopravvivenza in quelle acque. Come se non bastasse crea con lui un’alleanza, che sebbene fosse finalizzata all’adempimento della sua personale vendetta nei confronti di Doflamingo, si dimostra essenziale, nonostante la presenza di Sabo, per la sopravvivenza di Luffy. Emblematica in tal senso è la scelta di Law, pur malconcio fino all’inverosimile, di prendersi cura di lui al posto di Gatz. Altrettanto significativa, la scena, al capitolo 790, nel quale ricorda le parole di Rosinante proprio nel momento in cui Luffy abbatte definitivamente “il dio”.

Si tratta dunque di vedere la vicenda come un semplice passaggio di testimone. In fondo, quanti altri, oltre Law, potevano raccoglierlo?
Pur nella loro profonda diversità, questi due personaggi condividono aspetti cruciali delle loro vite, ed in particolare quelli che ne caratterizzano il “sad”. In ultima analisi potremmo dire, infatti, che i drammi di entrambi non furono altro che il retaggio di azioni, più o meno giuste, compiute dai loro avi, o, che è lo stesso, nient’altro che questioni di eredità, figurata o genetica che sia.

Ben inteso che, sotto questo punto di vista, non parliamo di condizioni al contorno contemporaneamente necessarie e sufficienti. Un discorso equivalente potremmo farlo anche per Robin, ad esempio, che ha dovuto subire le conseguenze dell’essere cittadina e archeologa di Ohara. Ciò che diventa discriminante è quel coro di elementi quasi marginali, quali la D., il jolly roger e altri piccoli indizi, che rendono la figura di Law quasi univocamente associabile a quella di Ace, e come tale lo pongono di fatto quale miglior candidato.

E allora, la possibile sopravvivenza figurata di Ace in quella di Law, va innanzitutto contestualizzata alla luce del suo sacrificio. Abbiamo capito che Ace è stato strutturato fin da principio per fare da agnello sacrificale. Ma a quale scopo? Perché spendere tempo e capitoli per descrivere più nel dettaglio le vicende che lo hanno riguardato? Perché lasciare che il lettore vi si affezionasse, in un modo o nell’altro, per poi toglierlo di mezzo?

Arrivati a questo punto, mi sembra chiaro che tutto quel discorsetto sulla minaccia che poteva rappresentare per Luffy nella corsa al titolo di “Re” diventa oltremodo marginale. Senz’altro valido, ma marginale. Il reale motivo, o comunque uno dei possibili altri motivi, potrebbe ricercarsi nella denuncia sociale. Il sacrificio di Ace potrebbe essere l’ennesimo messaggio subliminale lanciato da Oda nei confronti di una società sempre meno timorata di dio, sempre più senza scrupoli, sempre più vittima del pregiudizio e del bigottismo. Una società fatta da individui a tolleranza zero, sempre più propensi a puntare il dito con disprezzo contro le diversità, sempre più propensi alle condanne “a priori” e alla discriminazione, diventando di fatto il terreno di coltura ideale per le più classiche situazioni di disagio sociale, dove sempre più ragazzi, ahimè, finiscono per preferire il suicidio a tutto il resto. Forse, più semplicemente, tutti avrebbero bisogno, come Ace, di “un fratellino a cui badare”, che, fuor di metafora, è possibile declinare in altri mille modi diversi, perché mille, se non più, sono i motivi che rendono la vita degna di essere vissuta… a prescindere.

Lo vediamo perfettamente nell’infanzia di Law: Rosinante, anziché discriminare quel ragazzino, lo prende a cuore e sacrifica addirittura la sua vita pur di non permettere che venisse privato ingiustamente del suo diritto ad un futuro.

Law è un po’ quella seconda chance che tutti meritano di avere… è un monito a non mollare. Mai.

D’altronde se si tiene conto anche del significato intrinseco del seme di cuori, si percepisce ancora meglio la vera dimensione di questo personaggio, e per riflesso, di Rosinante.

Per quanto mi riguarda, penso che Law abbia fatto semplicemente da ponte fra due trame nettamente disgiunte. Non mi stupirebbe se, adesso che è stato rintrodotto Sabo, fosse lui a raccogliere virtualmente il testimone di Law, prendendosi cura di Luffy come ha promesso di fare. Tuttavia, non mi stupirebbe neanche il contrario, ma come suol dirsi… chi vivrà vedrà.

Grazie per l’attenzione. Spero sia stato di vostro gradimento.
Per qualsiasi critica, commentate.

Ray

5/5 (3)

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