La Dominazione Culinaria di Sanji

dominazione culinaria di sanji

LA DOMINAZIONE CULINARIA DI SANJI
(Scritto il 17 gennaio 2015)

Salve, eccomi che vengo a bussare con lo #ZoccoloDuro alle porte della vostra coscienza!
Oggi ho deciso di dare il giusto risalto al nostro amato sopracciglio biondo e lo faccio dandovi una mia interpretazione (quindi è una mia opinione più o meno condivisibile basata su avvenimenti del manga alla portata di tutti) sulla cucina appresa da Sanji durante i due anni d’inferno a Momoiro. Vi avviso che purtroppo dovrò usare dei termini un po’ medici nella trattazione, è inevitabile, però cercherò di spiegarveli senza essere noioso.

SEME NO RYORI

La sublime Iva definisce la “cucina” del suo regno con il nome giapponese “Seme no Ryori”. La parola “Ryori” significa cucina, ma la parola “Seme” definisce sia l’attacco che il partner attivo/dominante di una relazione omosessuale. Al di là del gioco di parole, tenete presente che il termine cucina per un cuoco è la stessa cosa di “stile di combattimento” per un guerriero, è una cosa serissima! Sappiamo che questo tipo di cucina ha la caratteristica di rinforzare o addirittura sanare il corpo attraverso l’alimentazione e probabilmente il nome dato a questa cucina rispecchia sia lo scopo del cibo che viene così preparato, ovvero la miglior predisposizione alla battaglia, ma anche la perizia e la premura con le quali avviene la preparazione, equiparabile alle attenzioni di un amante caloroso per il proprio partner. È LA CUCINA DELL’AMORE, BABY!!!

LA CUCINA COME TRATTAMENTO TERAPEUTICO

Facciamo un passo indietro e torniamo al volume 15, quando Nami si ammala e la ciurma è costretta ad interrompere il viaggio per cercare soccorso sulla terra ferma. Dal discorso che ho riportato nell’immagine si evince un primo indizio del sensei Oda sul futuro del nostro cuoco preferito, che insieme al medico di bordo si prenderà cura dei propri compagni, ma attraverso la sua cucina. È importante sottolineare che prima di Momoiro l’idea di Sanji di una buona alimentazione, che dovesse nutrire e tenere in forze i propri compagni, si limitasse alla famosa “dieta bilanciata”, che si basa sulla somministrazione con la dieta di tutti i nutrienti necessari, magistralmente frazionati e assortiti in un pasto equilibrato che “mantenga” i propri compagni al top delle proprie condizioni fisiche e metaboliche. Il punto è proprio questo, Sanji lo spiega molto bene: può assicurarsi che le condizioni dei suoi compagni non decadano o peggiorino, ma non può ripristinarle qualora decadessero per cause patologiche. Insomma, l’apporto terapeutico della cucina di Sanji all’epoca era solo preventivo e profilattico, come può essere appunto una dieta sana e bilanciata come la nostra dieta mediterranea, famosa per l’influsso benefico e protettivo sulla salute dell’individuo, grazie all’apporto di antiossidanti, ma di certo incapace di risolvere una condizione francamente patologica, se non altro non nell’immediato. Il nostro cuoco non era in grado di creare dei cibi miracolosi, dei piatti “rinvigorenti” o addirittura “revitalizzanti” come quelli della “Cucina d’attacco” dei Newkama di Kamabakka, quelli sì che hanno un elevato potere terapeutico, chissà perché, ci entreranno qualcosa gli ormoni per caso? Lo scopriamo subito!

GLI ORMONI E L’ALIMENTAZIONE

Gli ormoni, come saprete, sono molecole sia proteiche che lipidiche che vengono prodotte da apposite ghiandole, le ghiandole endocrine (così dette perché riversano “all’interno” del corpo le proprie secrezioni), ma non solo, visto che ci sono anche altre molecole dette “neuro-ormoni” che sono dei veri e propri ormoni, secreti però dai neuroni. Gli ormoni che produciamo nel nostro corpo sono fondamentali per la nostra vita e hanno molteplici effetti, la cui trattazione esula dallo scopo di questo approfondimento, sappiate però che gli effetti della Cucina d’attacco sono riconducibili all’azione di diversi ormoni, quindi non è un caso che la ricetta usata da Sanji si chiami proprio “zuppa ‘ormonale’ di maiale marino”. È possibile infatti che i Newkama di Kamabakka sfruttino gli effetti degli ormoni nelle loro ricette ed è possibile che Sanji abbia imparato da loro o dalla stessa Iva l’azione e la regolazione degli ormoni.

Prima di tutto, è possibile adoperare gli ormoni in cucina?

Come ho detto poc’anzi, gli ormoni sono prevalentemente peptidici o lipidici, per la precisione steroidei. I peptidi sono molto delicati, anche i farmaci a base di molecole proteiche sono molto delicati e vanno utilizzati con attenzione perché la molecola proteica si altera facilmente, sia con il calore che con la digestione. I lipidi sono un po’ più resistenti, ma anche nel caso dei lipidi, bisogna considerare sia la preparazione che il processo digestivo. Io non dico che sia impossibile inserire gli ormoni nelle pietanze, il problema è non alterarli durante la preparazione (soprattutto la cottura) ma se anche si preservassero intatti, diventa complicato dosarli in virtù dell’effetto che si vuole raggiungere, perché molto dipende dal metabolismo del singolo individuo. Bisogna quindi considerare quella che viene chiamata “farmacocinetica” dell’ormone, ovvero quello che succede all’ormone all’interno del corpo umano, dovendo affrontare la digestione ma anche il metabolismo a livello epatico prima ancora di poter esplicare il proprio effetto, sempre se non resti intrappolato in qualche tessuto. È per questo che solitamente si preferisce NON somministrare gli ormoni per via orale, difatti lo stesso Ivankov li inietta direttamente in vena o intramuscolo, inoltre sono molecole difficili da maneggiare, una cosa è estrarli per dosarli, un’altra cosa è ricavarne una dose, perciò si preferisce sintetizzarli artificialmente, e diciamocelo, sintetizzare ormoni non è competenza di un cuoco, per quanto ormai il termine “cucinare” si usa anche per la sintesi di sostanze tutt’altro che nutritive, cerchiamo di non confondere la cucina di Sanji con la farmacologia di Chopper.

Io non voglio sminuire le abilità di cuoco di Sanji, che potrebbe essere in grado di riuscire a cucinare usando gli ormoni senza denaturarli, ma non sarebbe una delusione se le ricette segrete per cui ha sudato tanto si limitassero alla semplice aggiunta di un ingrediente segreto (l’ormone)? Per quanto si tratti di ricette, ricordiamoci che la cucina dei Newkama di Momoiro è una disciplina complessa e articolata, non ce la possiamo cavare con così poco. A tal proposito, Iva sembra darci un indizio parlando della storia del latte e dicendoci che l’alimentazione rappresenta l’ambiente che determina la forza fisica e la tempra mentale dell’individuo; insomma, al pari dell’allenamento, la cucina provvede a migliorare le condizioni del guerriero. Viene quindi sottolineato il ruolo delle materie prime, gli alimenti così come sono, facendo supporre che il segreto stia nella disciplina che sta dietro alla preparazione di cibi, anche facilmente reperibili, piuttosto che nell’utilizzo di ingredienti segreti. Viene infine dato maggior risalto all’alimentazione, che viene considerata come “stile di vita”, quindi una vera e propria disciplina, un sentiero da percorrere per arrivare in cima.

Ma il cibo come può interagire con gli ormoni? Come è possibile preparare pasti ormonali senza usare ormoni? Stimolandone la produzione!

È risaputo che i carboidrati stimolino la produzione di insulina, che l’arginina e le proteine in genere stimolino la produzione dell’ormone della crescita, e di contro che ormoni come la grelina stimolino l’ingestione di cibi grassi, così come le condizioni di stress. Dunque, dosando e selezionando gli ingredienti, è possibile ottenere, alla fine della digestione, la giusta quantità di nutrienti in grado da stimolare gli ormoni richiesti nelle giuste concentrazioni. Certo, lo scrupoloso calcolo delle concentrazioni degli alimenti va al di là della semplice ricetta culinaria, sembra molto più simile alla preparazione di un farmaco, ma in questo caso non utilizziamo “sostanze aggiuntive”, si utilizzano solo alimenti selezionati, ma naturali! Stimolando la produzione endogena di ormoni, si può ottenere uno squilibrio dell’omeostasi ormonale e metabolica del soggetto, che può beneficiare ad esempio di una maggiore forza, oppure di una riduzione del senso di affaticamento, ma anche di un sollevamento del tono umorale. Ovviamente, come ci insegna Ivankov, gli ormoni sono un’arma a doppio taglio: sono tanto belli e cari ma possono avere degli effetti molto dannosi. Per questo motivo è importante bilanciare gli effetti degli ormoni, rassegnandosi all’idea che si possono bilanciare gli effetti collaterali solo fino ad un certo punto con una portata sola, ma neanche con un intero pasto di dieci portate, innanzitutto perché sarebbe controproducente. È necessario generare uno squilibrio ormonale se si vuole avere un effetto, quindi se il pasto fosse troppo bilanciato a livello di stimolazione ormonale, non si raggiungerebbe l’effetto desiderato. Fortunatamente, un picco ormonale isolato non ha conseguenze così devastanti come un eccesso ormonale cronico. Ma allora cosa succederebbe ai membri della ciurma se mangiassero tutti i giorni questi piatti? È qui che entra in gioco l’alimentazione intesa come “stile di vita” e quindi come assunzione periodica di questo tipo di cibi, con un’alternanza periodica di pasti che si bilanciano tra loro a livello ormonale, modificando il metabolismo dell’individuo così come il suo corpo, che si stabilizza su tutto un altro livello. Per cui, abbiamo una cucina che ha effetti miracolosi nell’immediato, senza neanche troppi effetti collaterali, ma ancor più strabilianti sono gli effetti nel tempo, sia in termini di potenziamento, inteso come maggiore forza di cui disporre, sia di ampliamento delle potenzialità, inteso come margine di miglioramento. È una cosa sconvolgente: la cucina che diventa il mezzo per forgiare dei super-uomini!

L’AMBIZIONE CULINARIA DI SANJI

Oltre alla “Cucina d’attacco”, Sanji è tornato dai due anni di Time-skip con un’altra cosa, l’ambizione. In particolare, sappiamo che Sanji ha sviluppato l’ambizione con la tonalità dell’osservazione ed è proprio in questa tonalità che si è specializzato. Considerando che Sanji non si è mosso da Momoiro per ben due anni, deve aver sviluppato lì l’ambizione. Questo sviluppo è legato in qualche modo alla cucina d’attacco? In che modo si potrebbe ricorrere all’ambizione con la tonalità dell’osservazione in cucina? Queste sono solo alcune delle domande a cui intendo rispondere.

Sappiamo che l’ambizione con la tonalità dell’osservazione consiste nel potenziare i sensi dell’individuo portandoli su un livello differente: la percezione non si limita più a ciò che appare, al fenomeno, e non si fa più affidamento solo sui propri sensi, ma si entra in connessione con la volontà dell’altro e delle cose, per cui la percezione si imposta su un altro livello, sulla connessione e la comunicazione tra la propria volontà e quella del soggetto od oggetto. In questo modo, Zoro non solo vede l’acciaio, ma lo sente e ne percepisce la volontà, il “respiro”, la vita, perciò il taglio diventa una questione mentale, uno scontro di volontà.

Tutto questo cosa c’entra con la cucina di Sanji?

Per come la vedo io, il cibo per un cuoco non è diverso dall’acciaio per uno spadaccino: così come lo spadaccino si avvantaggia della capacità di riuscire a percepire la volontà di ciò che vuole tagliare, così il cuoco si avvantaggerebbe della comunicazione con gli ingredienti dei suoi piatti. Se un cuoco non si affidasse solo ai propri sensi ma riuscisse a comunicare con gli ingredienti, sarebbero essi stessi a dirgli qual è la parte più nutriente, la più gustosa o al contrario la più nociva, o ancora con cosa si abbina meglio. In questo modo l’alimento non è più semplicemente una voce da spuntare su una ricetta, ma diventa un componente essenziale, un attore fondamentale del processo creativo culinario: è il cibo stesso che comunica al cuoco come deve essere cucinato e come esaltare le proprie qualità migliori, perciò il cuoco si fa ambasciatore della volontà del cibo. La cucina d’attacco è un vero e proprio stile di combattimento tra i fornelli, perciò Sanji sarà stato sicuramente stimolato a sviluppare l’ambizione in modo che potesse servirgli in cucina. Ricordiamo infatti che l’ambizione è imprescindibilmente legata ad un metodo per risvegliarlo e la cucina d’attacco rientra perfettamente in questa definizione.

Io ho pensato innanzitutto ad un ambizione che consentisse al nostro cuoco di riuscire a comunicare con il cibo, perché il cibo in One Piece varia in base al luogo in cui ci troviamo, e poiché si tratta di un viaggio alla scoperta di località sconosciute, non si può mai sapere cosa si possa trovare, quindi non ci si può basare su ricette che prevedano ingredienti precisi, visto che risulta difficile reperire determinati ingredienti quando si viaggia e quando non si conosce la destinazione, per cui è necessario che il cuoco possa comunque attingere alle sue ricette basandosi sulle risorse che riesce a procurarsi. È qui che entra in gioco la capacità di poter attingere dal cibo stesso le informazioni nutrizionali e anche l’ispirazione per i propri piatti. Considerate che non tutte le parti degli animali sono commestibili o comunque non tutte hanno un buon sapore e gli stessi valori nutrizionali, quindi sta anche al cuoco riuscire ad individuare la parte dell’animale che valorizza la ricetta. Quindi è importante poter contare sull’ambizione con la tonalità dell’osservazione per la preparazione dei piatti, perché oltre a suggerirci la ricetta migliore, il cibo ci aiuta nell’arduo compito di individuare le parti migliori, per esempio visualizzando il “primo taglio” di un’enorme bestia al primo sguardo, perché comunicando con la pietanza, è essa stessa che mostra al cuoco la parte migliore di sé magari sottoforma di una visione.

Abbiamo considerato dunque il probabile utilizzo dell’ambizione dell’osservazione in cucina, ma la cucina non è solo una questione di sensi ma anche una questione di cuore e di passione. Si dice che i piatti siano più saporiti se il cuoco li prepara infondendoci tutta la sua passione e il suo ardore. Come si può tradurre questo concetto in termini di ambizione? Sappiamo che è possibile infondere la propria ambizione nelle armi, ma infonderla nel cibo è tutta un’altra cosa, che utilità avrebbe? Nonostante ciò, vi invito a considerare l’altro significato di “Seme no Ryori”, che secondo me riflette l’intenzione di trasmettere tutta la passione del cuoco nei propri piatti, magari proprio sottoforma di volontà di “far star meglio” o di “rendere più forti” i propri compagni, nella stessa misura in cui, come ho accennato nell’altro post, un fabbro potrebbe infondere nella lama che forgia tutta la sua dedizione e la volontà che essa diventi una spada leggendaria.

Sempre riguardo la preparazione delle pietanze, vorrei spendere giusto due parole circa lo stile di combattimento vero e proprio di Sanji, in particolare come penso che sia stato influenzato dalla Cucina d’attacco. Il potenziamento della tecnica del Diable Jambe, con il quali Sanji riveste di fiamme le proprie gambe e in certe occasioni anche l’intero corpo, associato ai nuovi colpi, mi danno l’impressione che Sanji abbia adattato ancor di più il proprio stile di combattimento alla cucina. Già prima del time-skip, Sanji aveva nel suo repertorio una serie di tecniche che prendevano il nome di parti dell’animale, come “guanciale” oppure “primo taglio”, e consistevano nel colpire gli avversari in punti che nell’animale assumevano quel nome. Tutto questo mi ricorda che nel mondo di One Piece, fondamentalmente, si mangia ciò che si caccia, quindi è probabile che queste tecniche di combattimento nascondano anche un significato culinario. Sanji inizia a cucinare ancor prima di entrare in cucina, cominciando a preparare le proprie pietanze mentre caccia la pietanza ed è probabile che le nuove tecniche di combattimento siano la conseguenza della necessità di procurarsi gli ingredienti più adatti alle sue ricette già durante la fase di ricerca e allestimento degli ingredienti.

LA CUCINA MIRACOLOSA E LA FARMACOLOGIA

Prima di concludere mi sembra necessario chiarire le differenze tra la medicina e in particolare la farmacologia rispetto alla cucina rinvigorente di Sanji. Le differenze sono due: gli ingredienti e l’effetto. Per quanto possa sembrare eccezionale, la cucina di Sanji sfrutta ingredienti naturali e per quanto sia complicata l’elaborazione dei piatti, si tratta sempre di molecole esistenti in natura, il cui effetto dipende dall’organismo del soggetto e dalla sua capacità di reagire allo stimolo. Il farmaco, invece, è una molecola il più delle volte sintetica o comunque estranea all’organismo, che viene somministrata nel modo più appropriato per raggiungere il suo effetto, che non dipende “solo” dalla fisiologia del soggetto, ma soprattutto dalle capacità della sostanza che è stata creata appositamente per svolgere una funzione. In sintesi, seppure vengono utilizzati gli ormoni, la cucina d’attacco apporta un beneficio generale potenziando le capacità dell’individuo a reagire a una determinata condizione; il farmaco invece ha un effetto mirato a prescindere dalla reattività del soggetto, anche se l’azione del farmaco è agevolata da una migliore condizione di base del soggetto e quindi alimentazione e medicina vanno a braccetto nel migliorare la salute dell’individuo ma non vanno confuse tra loro!

LE 99 RICETTE VITALI SEGRETE DEI NEWKAMA

In conclusione, in cosa consiste questa Cucina d’attacco? Cosa sono queste 99 ricette segrete? Con questo nome vogliamo riferirci ad un vero e proprio stile di combattimento, che non si limita solo alla cucina, ma che comincia già dalla ricerca degli ingredienti e sfrutta anche all’ambizione. Nel mondo di One Piece, dominato da mostri marini, che spesso rappresentano l’unica fonte di sostentamento possibile, il cuoco deve rendersi capace di poter sfidare tali bestie e poterne ricavare delle pietanze eccezionali. Questo compito viene complicato dalla selezione naturale, che ha reso magari queste bestie sgradevoli per i loro predatori naturali, oppure velenosi oppure incredibilmente resistenti, per cui diventa complicato non solo abbatterli, ma anche non danneggiare le parti che bisogna cucinare, ma anche scovare le porzioni commestibili e più nutritive. A questo punto diventa necessario sviluppare l’abilità di individuare le parti dell’animale che possono essere effettivamente cucinate, perciò anche se si tratta spesso di bestie sconosciute bisogna stare attenti a come e dove si colpiscono; diventa quindi necessario sviluppare anche l’abilità di procurarsi queste parti e a volte è necessario anche pretrattare l’ingrediente, magari agendo sull’animale quando è ancora in vita, o magari sottoponendolo a trattamenti preliminari che non possono essere eseguiti in cucina, per cui diventano fondamentali sia l’ambizione che lo stile di combattimento del cuoco. Giunti in cucina, subentra la tecnica di preparazione del cibo, che punta all’esaltazione dell’ingrediente ma anche all’effetto che esso deve avere su chi lo ingerisce, un effetto che abbiamo pensato sia legato agli ormoni, che possono in effetti venire stimolati attraverso l’alimentazione. Infine, il cuoco non si limita a seguire pedissequamente una ricetta, ma infonde nel cibo tutta la sua passione e il suo ardore, in modo che il cibo riesca a trasmettere la volontà e i sentimenti del cuoco, diventando cibo miracoloso.

 

Spero di essere riuscito a trasmettervi il mio interesse per questo argomento, stimolandovi a farvi delle domande sul mondo di One Piece, sull’ambizione e su quello che potrebbe essere il prossimo futuro della storia. Sarò qui per rispondere alle vostre domande, intanto vi do appuntamento al prossimo approfondimento, sperando di trovare l’ispirazione per scrivere qualcosa che non vi deluda.

Alla prossima!! Ciusssss!!!!

Tore

5/5 (3)

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X-Ray Analysis – Capitolo 785 – RISVEGLIO

Capitolo 785

E dopo altre due settimane, rieccoci alla X-Ray Analysis sul Capitolo 785

In funzione degli spoiler molti di noi si aspettavano un capitolo cicciosissimo di roba sul risveglio e sul Gear Fourth (argomenti principali di questa analisi) e invece come al solito Oda ci somministra informazioni frammentarie e criptiche, ma proveremo a ragionarci sopra.

NB: le traduzioni cui farò riferimento sono quelle prese direttamente dagli script, per gentile concessione del Re.

Due parole in croce sulle mini avventure di Jinbe, che finalmente si concludono, senza di fatto arricchire le nostre conoscenze sui misteri ancora irrisolti del manga. L’unica cosa degna di nota fu quel Poneglyph riesumato da dentro le rovine lanciate da Wadatsumi sulla città portuale (ricordate?). Proprio su questo vorrei riportare la vostra attenzione, osservate bene:

Non notate nulla? Nel mentre scrivo i miei colleghi vi hanno già spoilerato tutto, maledetti!
Nella descrizione leggiamo di un kimono nuovo e di alcuni souvenir. Non sarebbe così improbabile se quel pacco così perfettamente cubico alle sue spalle fosse proprio il Poneglyph trovato nelle rovine. Una mossa indubbiamente saggia, che permetterebbe alla ciurma e anche a noi di conoscere un altro pezzo della storia perduta. A questo punto spero vivamente che Jinbe concluda presto i suoi affaracci e si riunisca agli altri.
Ma veniamo ai contenuti del capitolo. Ci sono delle cose che mi hanno incuriosito:
1) La frase di Law, parlando di Luffy: “Sta abusando della sua ambizione”, e il tempo limitato di utilizzo del Gear Fourth.

2) La ricomparsa di Jesus Burgess che a quanto pare è sulle tracce di Luffy.

3) La frase di Mingo: “…è in grado di controllare liberamente la flessibilità della gomma usando l’ambizione dell’armatura! In sostanza ha fuso l’armatura alla gomma”.

4) La spiegazione che Doflamingo dà della capacità di risvegliare il potere di un frutto.
5) L’ennesimo tributo ad Akira Toriyama.
Sarà un’analisi lunga, quindi mettetevi comodi. Cominciamo!
Vorrei iniziare dalla parte finale dell’ultima X-Ray Analysis, che trovate qui, dove dicevo: “secondo me Luffy è riuscito a fondere l’Ambizione con il Gom Gom“, specificando a piè pagina che il termine “fusione” avrebbe avuto bisogno di maggiori chiarimenti, perchè poteva condurre a deduzioni errate.
In sostanza ho immaginato che l’Ambizione dell’armatura abbia due differenti livelli di applicazione:
1) come vero e proprio rivestimento, che si sovrappone a mò di seconda pelle, conferendo durezza e rigidità alla parte sottostante, oltre che un bell’incremento di potenza.
 
2) come un rivestimento localizzato, che ricopre l’unità elementare del corpo del possessore (molecole o cellule), in modo da non compromettere il comportamento delle cellule/molecole stesse e quindi il potere del frutto. 
Mi spiego meglio con uno schemino grafico, con riferimento al caso di Luffy e quindi della gomma:
(dato che, purtroppo, blogger ammazza la qualità delle immagini peggio di facebook, trovate l’immagine in HD a questo link )
Questo era ciò che intendevo per “fusione”, ossia sfruttare l’ambizione dell’armatura ad un livello più localizzato per non inficiare le proprietà del frutto. In questo modo è come se si prendesse solo il meglio di ambo le cose, ossia è come se si fondesse l’Ambizione con il potere della gomma. 
 
Ne è prova l’affermazione di Doflamingo, che riporto anche adesso: è in grado di controllare liberamente la flessibilità della gomma usando l’ambizione dell’armatura!”

Ma allora i Rogia? (domanda da un milione di dollari).

Dato che ormai stiam ballando, balliamo. Se avete compreso fin qui questo semplice ragionamento non sarà difficile comprendere anche il seguente:
supponiamo di avere due soggetti, A (uno qualsiasi) e B (rogia), pronti a suonarsele di santa ragione.
  • Caso 1: il soggetto A attacca B senza Ambizione. B risulta intangibile a prescindere dalla forza che A impiega.
  • Caso 2: il soggetto A attacca B con l’Ambizione, rivestendo il colpo in modo classico. B risulta tangibile e per difendersi deve usare l’Ambizione a sua volta. Se il livello di Ambizione di B è superiore ad A, B non subisce danno. In caso contrario A mette a segno il colpo.
  • Caso 3: il soggetto A attacca B con l’Ambizione classico. B richiama l’Ambizione localizzato per difendersi. Se B ha un livello di Ambizione superiore ad A, B risulterà intangibile. Perchè?

Forse con due numeri vi sarà chiaro

Nel caso 2, il soggetto A attacca con 100 e B difende con 150. B vince, ma risulta tangibile. Nel caso 3 invece, B ha lasciato inalterato il potenziale del frutto, (avendo usato l’Ambizione localizzato), quindi è come se A attaccasse con 0 e B difendesse con 50, cioè in pratica ci si riconduce al caso 1, di A che attacca senza usare Ambizione.
In poche parole, se un rogiato usa l’Ambizione localizzata può risultare tangibile, e dunque può essere colpito, SOLO se si supera il suo livello di Ambizione. L’esempio più calzante credo sia proprio quello di Akainu, a Marineford: quando viene attaccato da Marco e Vista, quasi sicuramente con l’Ambizione (anche se all’epoca non si vedeva niente), Akainu è risultato intangibile. Quando invece lo attacca Baffibianchi, il cui livello di Ambizione doveva essere superiore a quello di Akainu, riesce difatti a ferirlo pesantemente.
Un esempio di Ambizione localizzata usato per attaccare lo abbiamo invece con Luffy e il suo Gear Fourth. Infatti riesce ad allungarsi o a comprimersi nonostante il rivestimento.
Per usare l’Ambizione localizzata, cioè un mini rivestimento su ogni singola cellula/molecola, immagino che si debba fare uno sforzo enorme, e questo potrebbe essere il motivo per cui Law sostiene che Luffy stia esagerando nell’utilizzo dell’ambizione.
Il fatto che il Gear Fourth abbia un tempo limitato, invece, può dipendere da più fattori. In primis da quanto detto, dato che uno sforzo eccessivo non può avere lunga durata. Ma ricordiamoci che ha gonfiato i muscoli con aria compressa. Cioè fa contemporaneamente uno sforzo di trazione e uno di compressione, per evitare che involontariamente raggiunga il suo punto di snervamento. Capite dunque che l’Ambizione diventa fondamentale per sfruttare al massimo il nuovo gear, ma è difficile usarlo a questo livello, infatti anche doflamingo se ne accorge, dicendo:
“…è palese che non sei ancora in grado di padroneggiare le tue abilità. Quanto ancora vuoi reggere in quello stato? È pericoloso, sai? Fuffuffu…”
E detto questo, ecco che anche lui si gioca l’asso nella manica: il Risveglio del frutto del Diavolo.
Su questa capacità sappiamo poco, per cui anche in questo caso è fondamentale affidarsi a traduzioni quanto più fedeli possibile all’originale.
“Ascoltami attentamente. C’è dell’altro oltre i semplici poteri di un Frutto del Diavolo. Esiste uno stadio superiore di utilizzo del potere, chiamato Risveglio.”
In poche parole Mingo sta dicendo a Luffy che, sebbene lui sia riuscito ad usare l’Ambizione ad un livello superiore (anche se esagerato), il suo utilizzo del frutto rimane quello basic, da principiante. Lo step successivo si chiama risveglio e prevede che:
“In rare occasioni, le abilità risvegliate non interessano solo il proprio corpo, ma tutto ciò che lo circonda” 
E difatti vediamo strade, calcinacci e case diventare interamente di fili, al comando di Doflamingo.
Molti, quando hanno letto gli spoiler, hanno pensato alle parole di Crocodile a Impel Down. Secondo lui infatti le particolari abilità dei cinque guardiani demoniaci erano frutto di poteri zoan risvegliati.
Eppure qualcosa non torna. Se il risveglio fosse stato usato come ha fatto doflamingo con i propri fili, allora dentro la prigione dovevano esistere 5 soggetti con poteri zoan di quel tipo che controllavano i cinque guardiani. Ma anche in questo caso non si spiegherebbe come questi potevano obbedire ad un terzo (il capitano della prigione).
Allora è probabile (poi chissà) che i cinque guardiani siano stati risvegliati in modo “non naturale”, cioè attraverso farmaci o procedimenti scientifici particolari di cui Vegapunk potrebbe sapere qualcosa, dato che la prigione è governativa.
Fin tanto che non avremo altri elementi possiamo solo costruire congetture sul nulla. Per cui, se avete delle idee al riguardo, scrivete e ne parliamo.

Una domanda che ho sentito spesso ultimamente è : “ma come funziona il Risveglio?”.

Non ne ho idea. L’unica cosa su cui ho ragionato è la seguente: ri-svegliare un potere, significa letteralmente svegliarlo di nuovo. Allora è lecito pensare che vi sia già stato un precedente per qualsiasi utilizzatore di frutto: il momento del morso.
Uno dei maggiori rompicapi circa i frutti del diavolo è sempre stato capire perchè il potere andasse solo a colui che tira il primo morso. Ora potrebbe avere una spiegazione sensata. Infatti se immaginiamo il potere come un demone dormiente (o comunque come qualcosa che abbia una pseudo volontà e si trovi in stato latente dentro al frutto), questi può essere svegliato solo quando il frutto viene morso. Una volta “sveglio” o comunque attivo, il potere trasmigra istantaneamente in colui che ha dato il primo morso. Ovviamente rimane da capire che succederebbe se due persone dessero un morso contemporaneamente (ammesso che si possa fare).
Alla luce di questo semplice ragionamento, il risveglio può essere interpretato come la capacità del possessore di emulare ciò che avviene al primo morso, ma su tutto ciò che lo circonda (entro un certo raggio d’azione). In altre parole è come se il possessore abbattesse le proprie barriere interne e nutrisse tutto ciò che lo circonda con il proprio potere, come se il suo corpo non fosse più quello ma l’insieme degli oggetti a lui più vicini. Questo vale ovviamente solo per l’attivazione naturale. Per i cinque guardiani credo che il discorso sia ben più complesso.
Per il momento mi fermo qui, perchè penso di aver detto tanto al riguardo. Anzi, troppo.

Spezzo il ritmo con una breve nota su Burgess

Il sacco che tiene sulle spalle, anche se ha dei motivi che ricordano quelli dei frutti del Diavolo, non c’entrano niente con questi. Oda utilizza questo pattern sui sacchi o sulle maschere per indicare azioni furtive, non a caso molti ladri che appaiono sugli sfondi di alcune scan portano sacchi con motivi identici. Perfino re Cobra (come suggerisce il Re) li aveva sul proprio travestimento quando spiava Vivi da piccola.
Questo può voler dire semplicemente che Burgess, approfittando del trambusto, ha saccheggiato un bel po’ di roba. Chissà se ha trovato qualcosa di interessante. Sul vero motivo per cui egli si trova in cima al palazzo, beh, anche in questo caso ci viene in aiuto la traduzione:
“Uiiiahahah!! E così hanno spostato lo scontro altrove, eh? …Che faccio, aspetto o mi butto nella mischia?”
Lo sfondo con le gambe del golem prova ineluttabilmente che si riferisca a Luffy e Doflamingo. Ma a conferma di ciò c’è anche l’affermazione di Koala:
“Quindi Jesus Burgess sta veramente cercando Luffy e gli altri… che intenzioni avrà?”
Me lo chiedo anch’io. Forse deve recapitare un messaggio direttamente da Teach? Vedremo.
Direi che stiamo arrivanto alla fine dell’analisi, e come sempre non posso farmi mancare le solite chicche dragonboliane di Oda.
Cominciamo con l’ennesimo tributo a Toryhama, ed in particolare alla mitica Kamehameha del leggendario Maestro Muten:
Ma c’è dell’altro, e sono sicuro che vi piacerà.
In molti, compresi il re e il sottoscritto, sostenevano che i ghirigori tribali dell’Ambizione di Luffy fossero una prova inequivocabile del fatto che l’Ambizione si fosse fuso al frutto. Ebbene oggi ne abbiamo la conferma, ma è doveroso fare una precisazione. Infatti i ghirigori, che richiamano quelli del maestro Muten, sono in realtà indicativi in senso generico di una qualche tipologia di potere. Anche alle spalle di Jinbe infatti, quando si concentra per usare tecniche marziali, compaiono queste forme. Quindi in definitiva, il pattern che vedete non è esclusivo dei frutti del diavolo, ma sicuramente indica la presenza di una qualche forma di potere o energia.
Bene, siamo arrivati davvero alla fine. Grazie a tutti coloro che sono arrivati in fondo a questa analisi.
Per ogni dubbio c’è la barra dei commenti.
Alla prossima.

Ray

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Meccaniche di interazione Corpo-Frutto e Ambizione-Frutto

frutto del Diavolo

Il problema che mi sono posto oggi è il seguente: a cosa si “lega” il potere di un frutto del Diavolo?

C’è chi dice al cuore, chi all’anima… eppure il manga è pieno di “prove” che contraddicono queste ipotesi. Partiamo dalla prima.

Il cuore

La parte più curiosa di questa ipotesi è legata al “Mes” di Law. Questa capacità del chirurgo permette infatti di estrarre il cuore dal corpo del bersaglio, a prescindere che esso sia tangibile o intangibile. Una volta imprigionato dentro quella sorta di cubo gelatinoso il cuore non risente più dei poteri del frutto, cioè diventa vulnerabile: l’abbiamo visto con Caesar, Monet e Smoker, tutti e tre Rogia.

Si tratta di una capacità speciale di Law, oppure il cuore è veramente il tallone d’Achille di un fruttato?

Prima di rispondere vediamo il seguente esempio. Nella saga di Skypiea, Wiper, grazie all’agalmatolite e al Dial Reject, riesce a fermare il battito di Enel. Chiunque in quello stato non ha coscienza per auto-effettuarsi un massaggio cardiaco, eppure lui ci riesce. Ci riesce col cuore fermo. Ci riesce ad un passo dalla morte.

Questa è forse la prova più forte che Oda ci ha consegnato del fatto che il potere del frutto prescinde dall’attività del cuore. Ma c’è anche un altro caso interessante: il congelamento di Doflamingo da parte di Aokiji, a Punk Hazard. Quando quest’ultimo riesce a distruggere la morsa di ghiaccio, Buffalo esclama:

“Meno male… il suo cuore non si era ancora congelato!”

Cosa voleva dire? Continuiamo intanto la nostra indagine, a breve c’arriviamo.

L’anima

Teorie in merito giravano ancor prima che a Dress Rosa ci venisse mostrato un simpatico schema riassuntivo del “ciclo di rigenerazione” di un frutto. In questo schema, come potete vedere di seguito, si distingue, in una delle quattro fasi, una nuvoletta bianca che abbandona il corpo. La stessa nuvoletta l’abbiamo vista a Thriller Bark durante il flashback di Brook, ed è chiaro che rappresenta l’anima.

Proprio il potere di Brook è la chiave di volta della soluzione. Come lui stesso afferma, avendo ricordi di quando fluttuava verso i cieli, ad un certo punto ha “avvertito” l’attivazione del potere che ha costretto la sua anima a fare ritorno al corpo. Tuttavia, a causa della fitta nebbia vagò per un anno intero in quella forma, prima di ritrovare la nave e il cadavere di se stesso, ormai ridotto ad un cumulo di ossa. Ciò significa che tutti gli organi vitali di quel corpo erano ormai diventati polvere: niente cuore, niente cervello… niente di niente. Eppure il frutto di Brook non si è reincarnato in un altro frutto come mostra lo schema… è rimasto legato da qualche parte, a qualcosa che ha permesso al potere di rimanere attivo e compiersi, ma a cosa? All’anima?

Ragioniamo un secondo

Se il potere del frutto controlla anche l’anima (basti pensare al fatto che Brook la tira fuori a comando ormai) allora non può essere essa stessa sede del potere. In caso contrario, dato che gli oggetti non posseggono anima, non potrebbero “mangiare” un frutto. Invece abbiamo prove tangibili che questo avviene: un oggetto può assimilare il potere di un frutto.

Prendiamo a titolo d’esempio il modo con cui Moria dava vita agli Zombie, perchè è probabilmente il parallelismo più efficace.

Abbiamo un’ombra che “contiene” la personalità del soggetto, quasi come una seconda anima, e un corpo inerte privo di vita. Grazie al potere del frutto Kage Kage, l’ombra viene impiantata dentro al corpo, che funge da vettore materiale per l’espressione a 360° della personalità dell’ombra: movenze, stile di combattimento, abitudini, modo di parlare, etc.. acquisiscono concretezza mediante il corpo.

Anima e corpo si comportano in maniera molto simile nel mondo di One Piece, e chissà che lo Shambles di Law non scambi proprio le anime dei soggetti, con le loro personalità, tecniche, ricordi, etc.. proprio come avvenuto a Punk Hazard fra Tashigi e Smoker. I due non sembravano affatto diversi se non nelle sembianze, proprio come se la loro anima fosse stata scambiata.

Durante la saga di Dress Rosa, poi, scopriamo che quando l’anima comincia a separarsi dal corpo, la vita comincia a venire meno. Lo abbiamo visto con Lao-G, durante lo scontro con Don Chinjao. Grazie a Brook sappiamo che l’anima, una volta fuori dal corpo, va spedita e diretta verso il regno dell’oltretomba. Ma se quando il corpo muore il potere si reincarna in un altro frutto, come mostrato nello schema, come mai ciò non è successo con Brook? Forse la vera morte arriva un po’ dopo.

Nella vita reale, una persona in arresto cardiaco non viene spacciata a prescindere per morta, ma può essere salvata se si agisce tempestivamente, in quanto tessuti e organi hanno una breve autonomia, ma se non vengono irrorati di sangue per un certo lasso di tempo, muoiono. In questo lasso di tempo la persona dunque si troverebbe in una sorta di limbo, sospesa fra la vita e la morte. Se teniamo a mente ciò, ritornando a One Piece, possiamo ipotizzare che il potere non trasmigri nel momento stesso in cui il corpo va in arresto cardiaco, ma che rimanga legato ad esso finchè i tessuti e gli organi sono ancora vivi.

Ecco quindi che l’anima di Brook ha avuto il tempo di farsi un bel pezzo di strada ma, arrivata alle porte dell’oltretomba, viene richiamata dal potere dello Yomi Yomi. Questo frutto è molto particolare, in quanto “sopravvive” alla morte del soggetto. Una sorta di eccezione che conferma la regola.

Questa finestra d’azione dunque, seppur breve, permettere interventi tempestivi di rianimazione… ma anche di manipolazione! Prendiamo Teach, ad esempio. Se così non fosse, non potrebbe mai “acciuffare” il potere prima che si reincarni in un frutto. Basti pensare a come ha fregato il Gura Gura a Baffibianchi. Non è stato un intervento immediato, ma è trascorso qualche secondo da quando Newgate è morto a quando gli han messo su il telo nero.

E ancora, la morte di Rosinante. L’effetto del suo potere non svanisce immediatamente. In termini matematici diremmo che la funzione “potere del frutto” è continua, non presenta salti… e difatti vediamo graficamente come la voce di Law ritorni in un crescendo:

Vediamo abbastanza chiaramente come da quando Rosinante muore a quando il potere lascia il suo corpo, passa un certo lasso di tempo, che è proprio quel tempo durante il quale i tessuti e gli organi muoiono definitivamente. Tale finestra temporale è sufficiente a far compiere a Law diversi metri, nonchè a far ricoprire il corpo di Corazon parzialmente di neve.

Riassumendo, dunque, il potere del frutto rimane attivo finchè il corpo è ancora “vivo”. Ne deduciamo che il potere si lega al corpo, e più nello specifico, alle sue cellule. In via del tutto speculativa, ipotizzo che il potere possa in qualche modo interagire con il DNA del possessore; abbiamo prove concrete del fatto che Vegapunk conosca molto bene l’acido desossiribo nucleico, come si può vedere chiaramente nel suo ufficio a Punk Hazard, e sulla base del quale abbia potuto condurre le sue prime ricerche in fatto di SMILE.

Adesso vi faccio una domanda

Se fosse valida questa ipotesi, potrebbe un corpo essere tenuto in vita artificialmente anche dopo la sua “morte”, ossia anche dopo la trasmigrazione dell’anima, in modo da conservare in esso il potere di un frutto? Io direi di sì… ne è l’esempio lampante Bartholomew Kuma.

Il famoso Tiranno, ex rivoluzionario, flottaro e ora anche Pacifista, ha subito nel corso del tempo degli interventi chirurgici effettuati dal Dott. Vegapunk al fine di asportare tessuti molli per sostituirli con apparati metallici, aumentando così la resistenza al danneggiamento e dunque l’efficacia in battaglia. L’inserimento di apparecchiature artificiali ha consentito l’implementazione di nuove armi, come i laser, che hanno garantito al soggetto il soprannome di “arma umana”.
Kuma è passato da umano, a cyborg, a robot in modo graduale. Tuttavia il passaggio cruciale per lui è stato sicuramente l’ultimo, dato che ha sancito la fine di ogni legame con la sua vita. Eppure ha conservato il potere del Pad Pad. Se così fosse, il progetto “pacifista” potrebbe avere risvolti molto interessanti per tutti quei soldati che posseggono il potere di un frutto. In particolare si potrebbe ovviare alla debolezza nei confronti dell’acqua, in quanto il corpo non è interamente umano, ma in buona parte costituito da ingranaggi, tubature e circuiti. Di conseguenza con un uso sapiente e una buona ingegneria di razzi, il robot potrebbe tranquillamente tirarsi fuori dall’acqua (ammesso che sia predisposto per questo e che l’acqua non mandi in corto i circuiti).

Il potere di un frutto del diavolo, quindi, potrebbe essere pensato come una sorta di parassita, che ha continuamente bisogno di aggrapparsi a qualcosa per “sopravvivere”. In fondo non è del tutto fuori luogo immaginarselo come un secondo organismo. Tralasciando per un attimo gli Zoan, tutte le tipologie sembrano avere una cosa in comune, ossia la capacità di reagire al mondo esterno a prescindere dalla volontà. Chi mangia un frutto è come se avesse una sorta di sistema d’allarme incorporato: non appena la vita del possessore è in pericolo questo si attiva automaticamente per cercare di proteggerlo. Tuttavia il potere fa solo ciò che gli è consentito, infatti è un vero colpo di fortuna quando il soggetto si salva grazie a questo, come nel caso di Enel. Ma di esempi se ne potrebbero fare veramente molti, come il caso di Luffy ad Amazon Lily, dove, nonostante fosse privo di coscienza, il suo corpo ha continuato a mantenere la sua natura gommosa ed elastica, in risposta al tentativo di una amazzone di staccargli “uno strano fungo fra le gambe”.

In altre parole, chi mangia un frutto del diavolo è come se ospitasse una seconda entità (da cui discende forse anche la credenza che si tratti di un demone), che cerca di adoperarsi al meglio per preservare l’organismo ospitante attraverso il quale essa può esprimersi. Si intravede quasi una sorta di istinto primordiale di sopravvivenza, che può tranquillamente essere spacciato come un’attività benevola volta a proteggere il possessore, ma che agisce cinicamente, quasi meccanicamente, al fine di proteggere se stesso. Se muore il corpo, difatti, il potere torna al frutto.

Ora, ogni potere ha delle debolezze innate: la gomma si può tagliare, un animale si può infilzare, una molla si può spezzare, e così via. I Rogia invece, se non fosse per l’haki, non avrebbero punti deboli (a parte l’agalmatolite che è il comune denominatore di tutte le tipologie).

Siamo ormai fin troppo abituati a vedere usare l’haki, in particolare la tonalità Busoshoku, grazie alla quale è possibile colpire la vera natura di un fruttato, cioè il suo vero corpo. Ma come è possibile una cosa del genere? Come mai il corpo, in quella precisa parte colpita, è come se perdesse il proprio potere?

Partendo dal presupposto che è principalmente una questione di volontà, perfettamente quantificabile (quella più forte vince su quella più debole) e modellabile come se fosse qualcosa di materiale (ci si riveste una parte del corpo o un oggetto), non è detto che non possa esserci anche un fondamento scientifico dietro, come accade per molta roba del manga, e non per forza da leggersi come “scienza ufficiale” ma come “scienza di onepiece”, esattamente come ci spiegherà più avanti il caro Vegapunk circa i frutti del diavolo.
La questione si potrebbe spiegare nel seguente modo.

Immaginate che il potere sia energia pura e senziente, cioè sensibile a degli stimoli esterni, esattamente come un’entità. L’abbiamo appena spiegato: il potere reagisce in presenza di un pericolo, a meno che non si utilizzi l’haki. In questo caso infatti è come se il potere non avvertisse alcun pericolo, e il corpo rimane tale.

Come fa il potere ad avvertire un pericolo?

Tutta la materia in natura si trova ad una temperatura superiore allo zero assoluto. Se potessimo ingrandire qualcosa di solido vedremmo che è costituito da atomi tutti belli sistemati secondo precise geometrie spaziali, ma facendo attenzione vedremmo questi atomi “vibrare” intorno alla loro posizione di equilibrio. La vibrazione degli atomi è ciò che determina macroscopicamente la temperatura del corpo. Maggiore è la vibrazione, più il corpo risulta caldo al tatto. Il calore, anche quello che il nostro corpo avverte come “freddo” si può “vedere” attraverso una particolare strumentazione a infrarossi, perchè è in questa zona dello spettro di radiazione che un corpo caldo emette.
Immaginate dunque che il potere di un frutto sia capace di avvertire la radiazione termica di un corpo. Tutti i corpi emettono.

Allora se un corpo venisse letteralmente rivestito di un qualcosa che impedisse alla radiazione di propagarsi, che la assorbisse completamente, non potrebbe essere “visto”.
Nella realtà, un corpo con queste proprietà viene chiamato corpo nero. Ma non è tutto. In astrofisica la materia oscura (o antimateria) è “invisibile” proprio perchè non irradia.

Sarà dunque solo un espediente grafico il fatto di colorare di nero le parti rivestite di Ambizione in tonalità degli Armamenti? 🙂

Non sempre questo avviene, è vero, come nel caso delle armi affilate (basti pensare al bastone di Vergo per avere la controprova), ma forse è solo questione di focalizzare l’obiettivo da “rivestire d’Ambizione”. Cioè, se io ho in dotazione una spada a filo singolo, non vado a rivestire d’Ambizione la parte smussata ma il lato affilato, perchè è con questo e solo attraverso questo che posso tagliare, o meglio, a prescindere dall’Ambizione, lo spadaccino preferirà sicuramente tagliare dal lato affilato, non fosse altro per ovvia convenienza. Allora, in virtù di una economia di risorse (un conto infatti è hakizzare 1 metro quadrato di superficie, un altro è farlo con 1 centimetro quadrato) allo spadaccino “intelligente” converrà rivestire d’Ambizione solo il filo della spada, perchè sarà quello il protagonista. Ne discende che graficamente non vediamo nulla, perchè il “nero” dell’Ambizione si confonde con il profilo del disegno della lama.

Se ho un bastone, invece, devo rivestirlo completamente, perchè posso colpire da qualsiasi angolazione, proprio come fa Vergo.

Bene, direi di aver concluso.

Dalla regia è tutto. A voi a la linea.

Ray

5/5 (2)

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